Adriano Stabile

Eusebio Di Francesco saprà andare oltre il suo modulo tattico preferito, il 4-3-3? E adesso dove saranno collocati l’incursore “spallettiano” Nainggolan, il centromediano De Rossi o il “volante” Paredes? La Roma non utilizzerà più la difesa a tre? Rüdiger può fare il terzino nel 4-3-3? Questi sono solo alcuni degli interrogativi tattici che da giorni occupano la mente di tanti tifosi romanisti e degli addetti ai lavori vicini ai colori giallorossi.

I moduli tattici di Di Francesco

Eusebio Di Francesco è a un passo dalla panchina della Roma e non mancano preoccupazioni, oltre che sul suo “pedigree” di allenatore, sulla sua capacità di adattarsi alle caratteristiche dei calciatori a disposizione. «Per me un riferimento fondamentale è stato Zeman – ha raccontato l’allenatore uscente del Sassuolo un anno e mezzo fa al Corriere dello Sport – non solo per la preparazione atletica, davvero devastante, ma per l’intelligenza tecnico-tattica del suo gioco. Un grande, davvero». Il filo che lega Di Francesco al tecnico boemo è allo stesso tempo garanzia di qualità e fonte di apprensione tra gli appassionati romanisti, che conoscono benissimo pregi e difetti di Zeman.

Negli ultimi due anni quasi sempre fedele al 4-3-3

Di Francesco però, al contrario del suo mentore, non è un integralista del 4-3-3. Da un paio d’anni, per la verità, il suo modulo tattico è cambiato davvero poche volte, ma la spiegazione a questa sua scelta sta nella risposta positiva arrivata dal campo (soprattutto nel 2015-16, quando il Sassuolo ha chiuso al sesto posto qualificandosi per l’Europa League) e nelle abitudini consolidate di un gruppo di giocatori ben amalgamato.

Eppure non manca qualche eccezione: proprio contro la Roma, nell’ottobre scorso (successo giallorosso per 3-1), il Sassuolo optò per un centrocampo con due mediani, Pellegrini e Mazzitelli, e tre uomini più avanzati (Politano, Defrel e Adjapong) dando vita a un 4-2-3-1 che si è rivisto anche in tre gare di fila a gennaio, contro Palermo (vittoria per 4-1), Pescara (successo per 3-1) e Juventus (ko per 2-0), stavolta con Aquilani e Mazzitelli sulla linea mediana.

Le tante partite giocate con la difesa a tre

Il 48enne allenatore abruzzese conosce bene anche la difesa a tre, che ha impiegato in sole due occasioni negli ultimi due anni, ma molto più spesso in precedenza. Le eccezioni più recenti in tal senso si sono avute nei match persi tra ottobre e novembre con la Lazio e l’Atalanta in campionato oltre che nella sfida di Europa League pareggiata 3-3 con il Rapid Vienna.

Di Francesco Roma

Di Francesco in carriera ha allenato Lanciano, Pescara, Lecce e Sassuolo

Con il 3-4-3 ha fermato una Juve lanciatissima

Il 18 ottobre 2014, in un momento di grande difficoltà per il Sassuolo, ultimo in classifica, Di Francesco riuscì a fermare sull’1-1 la Juventus (prima con 6 vittorie in 6 giornate) al Mapei Stadium, optando per un 3-4-3 con tridente offensivo formato da Berardi, Zaza e Sansone e retroguardia con Terranova, Cannavaro (sostituito per infortunio dopo 10 minuti da Antei) e Acerbi. Nel corso di quel 2014-15 il futuro tecnico dei giallorossi sperimentò la difesa a tre anche contro la Lazio (modulo 3-4-3 e sconfitta per 3-0 in casa), il Torino (3-4-3, pareggio 1-1 al Mapei Stadium), il Verona (3-4-3 e ko 3-2 in trasferta) e la Roma (3-5-2 e sconfitta 3-0 in casa).

Di Francesco nella difficoltà ha scelto il 3-5-2 e il 3-4-3

Andando ancora indietro nel tempo scopriamo come Di Francesco, in un momento di grande difficoltà, sia stato capace di cambiare credo tattico. È accaduto durante la stagione del debutto per il Sassuolo in Serie A, nel 2013-14, quando l’allenatore abruzzese fu anche esonerato e sostituito da Malesani, salvo poi essere richiamato sulla panchina emiliana dopo appena cinque giornate.

Passate le prime quattro giornate di campionato senza punti in classifica e con l’onta di un 7-0 patito a San Siro contro l’Inter, Di Francesco abbandonò il 4-3-3 con cui aveva conquistato la promozione in Serie A per adottare per tre mesi e mezzo un più coperto 3-5-2, qualche volta mutato in 3-4-3. Non bastò per evitargli l’esonero tanto che, dopo l’interregno di Malesani, tornò a schierare il suo modulo preferito salvando il Sassuolo dalla retrocessione.

Agli esordi Di Francesco preferiva altri moduli

Nella sfortunata stagione d’esordio in Serie A (campionato 2011-12), sulla panchina del Lecce, Di Francesco fece tutto, tranne che il 4-3-3: in 13 gare, prima di essere esonerato, sperimentò il 4-3-2-1, il 4-3-1-2, il 4-2-3-1, il 4-4-1-1 e il 5-4-1. Anche a Pescara, dove si è messo in luce con una promozione dalla Lega Pro e un buon campionato nella serie cadetta tra il 2010 e il 2011, ricordano più spesso il 4-4-2 (o 4-4-1-1) e il 4-3-1-2 piuttosto che il 4-3-3 puro ereditato da Zeman.
Eusebio Di Francesco, insomma, ha nel modulo 4-3-3 la sua “coperta di Linus”, ma a Roma stiano sereni: varcate le porte di Trigoria, se necessario, il tecnico abruzzese avrà l’intelligenza di mutare tipo di gioco.