Luigi Pellicone

Di Francesco come Zeman? Andiamoci piano. La goleada subita a Vigo è un evento più unico che raro. L’ex tecnico del Sassuolo, escluso un 7-1 subìto contro l’Inter (e altre sei occasioni) non è mai andato oltre le tre reti subìte a partita in serie A. Non difende, dunque, in modo cosi “spericolato”. La “vuelta” spagnola va presa per ciò che è. Vi sono difficoltà difensive, ma la Roma non è in mano ad un integralista.

Di Francesco sa cambiare idea e modulo

Eusebio Di Francesco sa cambiare idea e modulo. La storia risale al 2013, quando, reduce dal rovescio contro l’Inter, l’allenatore deve affrontare il Napoli. E passa dal 4-3-3 al 3-5-2. Salvo poi riabbracciare il “suo” modulo quando ha sentito “sua” la squadra. Una soluzione che ha condotto gli emiliani alla salvezza. Da allora, il suo 4-3-3 non ha più molto di zemaniano. Specialmente in fase difensiva. Non a caso, il Sassuolo ha chiuso con la quarta miglior difesa del campionato. L’idea di gioco è riveduta e corretta: resta legata ai movimenti degli esterni e delle catene di fascia, cosi come persiste costante ricerca della verticalizzazione. Però li dietro no. Per niente.

E la fase difensiva è profondamente diversa.

Di Francesco attacca (più o meno) come Zeman, ma predilige un lavoro molto più attento in fase difensiva. La Roma cerca il recupero di palla alto, piuttosto che arroccarsi e ripartire, ma sa comunque ripiegare con tutti gli uomini a disposizione. E se è necessario si abbassa. L’idea di base è creare densità intorno al pallone. Ovvero portare più giocatori sia possibile, laddove si sviluppa l’azione di gioco. Un’idea che lo accomuna molto più a Sarri. A Vigo, il sistema si è inceppato, complice un centrocampo poco attento in fase di costruzione e copertura. Più di qualcuno però dimentica che la mediana titolare della Roma ha ordine, qualità e dinamismo da vendere. Non a caso, il rientro dei tre tenori a centrocampo ha restituito equilibrio e serenità alla difesa.

L’ansia e la pressione della Capitale? Di Francesco né è consapevole

A proposito di serenità. La calma della provincia emiliana è ciò che serve per sperimentare. A Roma, per tanti motivi, è opportuno rischiare il meno possibile. Non a caso, il tecnico ha sperimentato “al limite” ben lontano da casa. Ottima scelta di base. La sorte, però, ci ha messo lo zampino. Di Francesco non è stato particolarmente fortunato. La debacle spagnola è arrivata quasi in contemporanea con la vittoria della Lazio in Supercoppa. Ecco perché la cassa di risonanza è stata amplificata a dismisura. Il tecnico giallorosso, in questa ottica, ha poco da imparare. Conosce le dinamiche della città, vissuta prima come giocatore e poi come dirigente. E ha imparato la lezione. A Bergamo, si vedrà una Roma ben diversa