Francesco Cavallini

Tutto nasce con l’intervento di James Pallotta a Sirius XM, radio statunitense. Una serie di bordate più o meno esplicite, riportate e tradotte in tutte le maniere possibili ed immaginabili. Il presidente della Roma ne ha per tutti. Per il Milan ed il suo mercato, per il grande ex Sabatini, anche per un insospettabile Rudi Garcia. Poi una dichiarazione d’amore al suo attuale Direttore Sportivo Monchi e tante speranze per la stagione che verrà. Insomma, un Mr President a 360°, nulla di diverso da ciò a cui il numero uno giallorosso ci ha abituato. Una comunicazione aggressiva, sopra le righe, che rappresenta il leitmotiv dei cinque anni di presidenza Pallotta. Ma le parole del proprietario della Roma hanno, come prevedibile, scatenato una serie di reazioni più o meno a catena, soprattutto da parte di chi si è sentito toccato in prima persona.

Ha per esempio risposto il Milan, per bocca di Fassone, che con un video ha parlato di dichiarazioni imprecise e sfidato il presidente della Roma a confrontare i bilanci delle due società. L’attacco, definito inusuale dall’AD del Diavolo, ha portato poi Pallotta a porre le sue scuse ai rossoneri, sottolineando la speranza che il nuovo Milan possa collaborare effettivamente a al miglioramento della situazione del nostro football. Le sue frasi hanno però scoperchiato il Vaso di Pandora dello scetticismo nei confronti della nuova proprietà cinese, che finora ha ben impressionato, grazie soprattutto alla campagna acquisti. Le operazioni di Li e soci, ad esempio, non convincono granchè neanche Rino Foschi, direttore sportivo del Cesena, che si è detto dubbioso della bontà delle scelte della dirigenza e soprattutto della loro funzionalità al calcio italiano.

In effetti, escluse le iperboli a cui Pallotta fa spesso ricorso (a volte non misurando le parole), la questione del dibattere non è tanto la provenienza dei fondi del Milan, quanto l’effetto dell’arrivo improvviso e inaspettato di quei capitali, che rischia di causare uno sconquasso economico al sistema calcio tricolore, che già si sta pian piano riprendendo da una crisi tecnica abbastanza evidente. Il timore è che le manovre rossonere, garantite dall’ormai famoso fondo Elliott, possano lasciare in eredità un aumento dei prezzi e degli stipendi dei calciatori, che in questo momento rischia di essere non sostenibile. Alla fine parleranno i bilanci, ma le preoccupazioni di Pallotta sono condivise da parte dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori. Probabilmente, se esposte in maniera meno aggressiva, avrebbero causato un vero dibattito, più che un lungo batti e ribatti.

Che naturalmente è continuato, perchè anche qualcun altro non ha voluto esimersi dal rispondere al numero uno giallorosso. Sempre sensibile alla luce dei riflettori (un po’ come il suo ex presidente), Sabatini non ha perso l’occasione di dire la sua. Pallotta ha criticato i metodi dell’attuale coordinatore sportivo del gruppo Suning, confermando il deteriorarsi del loro rapporto dopo i primi due anni di convivenza. E il fumante, nel suo stile, non si è fatto attendere con l’arzigogolata risposta. Che rivendica i successi sportivi (i record di punti) ed economici (le plusvalenze di oltre 12o milioni) della sua gestione, oltre a pizzicare Mr President riguardo la troppa considerazione di sé. 

In attesa di altri interventi al riguardo, c’è di certo necessità, al di là delle opinioni, di ringraziare Pallotta. Con le sue dichiarazioni, ha ridato vita a un venerdì di fine luglio che, tra mercato fermo e poche notizie, aveva di certo bisogno di questa scarica di adrenalina.