Massimo Piscedda

Chi trova un difensore trova un tesoro. Da anni questo ruolo è notevolmente cambiato, anzi si è distaccato molto da quello che è il suo significato originale. Tanti impostano e pochi difendono, e i più bravi sono quelli che somigliano alla vecchia generazione. Cito un nome su tutti: Giorgio Chiellini.

Lo juventino sa far tutto: difende perfettamente la propria porta con concentrazione e con l’idea giusta per arginare l’avversario, senza tattiche particolare e teorie, le quali vanno molto di moda. La diagonale per esempio è solo un movimento verso il compagno e non ti garantisce la completa difesa dall’avversario. Il difensore che ragiona si mette tra porta ed attaccante e guarda la palla, ed automaticamente esce la diagonale, ma con il vantaggio che il difensore ha anche la percezione di dove si trovi l’avversario.

La palla non entra da sola in porta, qualcuno la deve sempre spingere. E quindi quel qualcuno deve essere solo esclusivamente una preoccupazione del difendente. Le scuole di pensiero di come si debba difendere sono molteplici e tutte valide, fino a quando prendi goal. Quando succede questo, escono fuori discorsi e considerazioni che lasciano il tempo che trovano. L’importante, senza ombra di dubbio, è che chi sa difendere meglio prende meno goal. E il discorso sulla linea che deve scappare in superiorità numerica quando chi porta palla è uno solo o al massimo in due, rimane a mio avviso una tattica suicida che esalta solo la qualità dell’avversario (come dimostra la rete di Higuain in Napoli-Juventus).

Ogni allenatore ha le sue idee ed è giusto che sia così, ma non si deve cambiare quello che non va cambiato. Il difensore è un mestiere e da questo non si può prescindere. Poi la maniera come farli giocare dipende solo ed esclusivamente dalle loro capacità fisiche e tecniche. Per dare un’idea di ciò che dico, Scirea e Baresi oggi sarebbero ancora più forti, mentre Romagnoli e Bonucci avrebbero fatto fatica a giocare quaranta anni fa ai livelli in cui riescono ad emergere ora.