Redazione

Milan, la classifica è nuovamente irrorata dalla linea verde. Donnarumma e Kessie spingono i rossoneri verso l’alta classifica. Il centrocampista crea e difende. Il portierone conserva. Montella sorride: grazie ai suoi due pilastri, la squadra regge il 3-5-2 e limita i rischi.

Donnarumma, il figliol prodigo

Un’estate difficile, ma un amore mai svanito. Anche nei giorni più complicato quando la rottura fra Raiola e la società rossonera ha rischiato di allontanarlo definitivamente dal Milan. Nessuno però ha dimenticato quel bacio alla maglia. E ci si è aggrappato come una speranza. Poi tutto è andato a posto. E al ragazzo è stato perdonato (quasi) tutto. Gigio ci ha messo anche del suo ritrovando il rendimento ad altissimi livelli che ne ha caratterizzato il suo percorso in rossonero. Adesso è veramente difficile ipotizzare un addio. Certo il rischio è che, in seguito a un malaugurato errore, qualcuno gli possa rinfacciare il lauto stipendio aleggia sempre nell’aria. Tanti onori, ma sopratutto oneri. Il ragazzo ha spalle abbastanza larghe da sostenerne il peso. E riportare il Milan in Europa.

Kessie, il polmone rossonero

Non pensateci nemmeno. Un Milan senza Franck Kessié non è neanche preso in considerazione. L’ivoriano è l’unico interditore presente ed è anche e soprattutto la base su cui si regge l’impianto di gioco dei rossoneri. Kessie corre per due e pressa per tre, copre i buchi lasciati dai compagni. Nel 3-5-2 (o 3-4-1-2) si esalta al fianco di Biglia e con due esterni a supporto del centrocampo che gli permettono di svolgere ciò che deve. Rincorrere avversari, sradicare palloni e ribaltare l’azione. La presenza dell’argentino e di Abate e Rodriguez lo agevolano sul piano dinamico: Kessie non ha più

bisogno di girare come una trottola al centro del rettangolo di gioco. L’ivoriano ha ricevuto un’investitura importante, quella di Rino Gattuso e l’ha onorata al meglio. Ha messo al sicuro il risultato con la Spal e lasciato intravedere segnali di miglioramento, anche nella conduzione del gioco. Il problema è un altro: di Kessiè ce n’è uno. E Montella potrà anche scegliere per qualsiasi altro ruolo, ma non per il suo. Un intoccabile