Paolo Valenti

Lo sport più praticato in questi giorni è stato il tiro a segno contro Gianluigi Donnarumma: facile, comprensibile e, in qualche modo, a vittoria garantita. Sì perché oggi condannare la scelta sua e dell’entourage di non accettare la cospicua proposta di rinnovo contrattuale avanzata dal Milan è un atto che si basa su criteri razionali facilmente comprensibili dal grande pubblico. Che, oltre a comprenderli, li condivide appieno, che si tratti degli ultrà più accaniti o dei meri consumatori di gossip che occasionalmente si interessano ad una vicenda accattivante per la giovane età del protagonista e per l’enorme quantità di denaro che gli gira intorno. Critiche scagliate addosso al portiere rossonero (ancora per quanto?) partendo da angolazioni che non sono quelle dalle quali lui ha fatto le sue considerazioni.

I tifosi non digeriscono quel bacio alla maglia

I tifosi gli rinfacciano la mancanza di riconoscenza verso una società che l’ha accolto giovanissimo, dandogli l’opportunità, ancora minorenne, di calcare il palcoscenico del grande calcio, quello della serie A e della Nazionale. Tifosi che oggi considerano un affronto quel bacio alla maglia dato non più tardi di poche settimane fa che, agli occhi degli appassionati, era sembrato una dichiarazione d’amore. Magari non eterno, ma che difficilmente avrebbe potuto interrompersi in poco tempo. Donnarumma, formatosi nelle giovanili del Milan, con un contratto lungo e oneroso che la dirigenza gli stava per proporre, nell’immaginario collettivo era diventato la pietra angolare dalla quale ripartire nella ricostruzione di un Milan di successo che, oltre ai soldi cinesi, avesse anche l’emblema di un senso di appartenenza che nel calcio moderno distingue l’immagine dei pochi che possono vantarlo.

Donnarumma durante Sassuolo-Milan

Mentre i moralisti, pronti a sentenziare di sola invidia sul portafoglio altrui, lo accusano di una venalità eccessiva: com’è possibile, a quell’età, non accettare un contratto capace di sistemare pletore di ascendenti, discendenti e parenti acquisiti per più generazioni? Forse la risposta risiede proprio nell’angolo dal quale Donnarumma e chi lo rappresenta hanno preso le loro decisioni: quello del professionista. Sia chiaro: per ora si tratta di mere supposizioni, suscettibili di cadere nel vuoto del ridicolo qualora smentite da fatti che non tarderanno a manifestarsi. Ma perché un ragazzo di diciotto anni con una lunghissima carriera davanti dovrebbe rinunciare a un contratto come quello messo sul tavolo dal Milan, garantito dal punto di vista economico e della durata?

Proviamo per un attimo a non pensare ai soldi, che potrebbero aver avuto un peso fondamentale solo se le squadre interessate a Gigio avessero fatto proposte di gran lunga migliori rispetto a quella di Fassone & C.. Proposta molto competitiva e probabilmente sufficiente a convincere il portiere, se abbinata a prospettive di crescita professionale al top. Dietro al gran rifiuto, forse è più logico intravedere l’impossibilità, per il Milan, di garantire a Donnarumma le stesse prospettive di affermazione di cui probabilmente sono dotate le altre offerte arrivate a Mino Raiola. Le voci di mercato parlano con insistenza delle avances del Real Madrid: prendiamole per buone. Si parla del club al momento più forte al mondo, con una squadra altamente competitiva che ha la possibilità di investire tantissime risorse per continuare ad essere al top del calcio mondiale per diversi anni ancora. Senza considerare una tradizione di successi così radicata nel proprio DNA da rendere concepibile, nel lungo periodo, solo qualche flessione di rendimento, non certo l’abbandono definitivo dei vertici assoluti. E, quand’anche non si trattasse del Real Madrid, è davvero difficile pensare che non si parli di un club internazionale almeno competitivo a quei livelli.

Donnarumma nella stagione 2009/2010

È vero, Donnarumma avrebbe anche potuto fare considerazioni diverse: sono giovane, consolido la mia posizione nel Milan e in Nazionale, vinco qualcosa con la mia squadra e poi tra cinque anni, quando ne avrò appena ventitrè, vedremo cosa succede. Oppure puntare a diventare una bandiera del Milan: come Rivera, come Baresi, come Maldini. Esempi unici in un mondo in cui tutto cambia, tutto brucia alla velocità di un click. Ma certi treni nella vita passano una volta sola. E Gianluigi (nomen omen verrebbe da dire pensando a Buffon) è giovane. Forse ha fretta di affermarsi definitivamente in poco tempo, consapevole di mezzi tecnici e di una personalità terribilmente fuori dal comune che glielo possono consentire. Come quattro anni fa gli consentirono di approdare in quella Milano che, a suo tempo traguardo incredibile, oggi si ritrova ad essere punto di partenza di una nuova avventura ancora più grande, che si specchia in un’offerta terribilmente fuori dal comune.