Maurizio Compagnoni

L’avvio scintillante con gol a raffica sembra un ricordo sbiadito. A Bologna Paulo Dybala rischia un’altra panchina. E non sarebbe turnover. C’è un problema Dybala, non un caso. Definirlo tale sarebbe esagerato. Ma il problema c’è e sarebbe un errore nasconderlo. Che sta accadendo all’argentino? Probabilmente un insieme di cose. Le dichiarazioni di Nedved hanno sollevato dubbi sulla gestione extracalcistica di Dybala. E per quanto poi l’ex Pallone d’Oro si sia sforzato di ridimensionare l’effetto delle sue parole, è evidente che c’è qualcosa che non va. Nedved è uomo di poche parole, difficilmente si sbilancia. Se lo ha fatto, è logico credere che ci sia un motivo valido.

È noto che Dybala da qualche tempo ha problemi legali (rilevanti) legati a contratti di sponsorizzazione. E questo sicuramente non aiuta. Poi c’è l’aspetto calcistico. Proprio approfittando dell’ospitalità del Posticipo, qualche tempo fa avevo scritto “salvate il soldato Dybala”. Salvatelo  dai paragoni scomodi e dalle attese esagerate. Che la Joya abbia un talento fuori dal comune, ovviamente, non è in discussione. Ma provare a metterlo sul piano di Messi è una bestemmia calcistica. All’età di Dybala Messi era già di un altro pianeta, vinceva tutto: dalla Champions al Pallone d’Oro. Da junior Messi trascinava l’Argentina al titolo mondiale under 20 in Olanda nel 2005. A quell’età Dybala giocava nella B argentina, prima di essere scoperto dal Palermo.  Paragonarlo a Messi significa mettergli una pressione enorme addosso. Basta che il suo talento non brilli per un paio di partite e giù processi. Dybala deve essere lasciato libero di esprime il suo talento senza pretendere che ogni volta vinca le partite da solo. Può capitare, come in primavera contro il Barcellona. Ma può accadere anche che nella gara successiva non incida e non per questo va messo sotto processo.

Poi è evidente che il suo rendimento abituale non può esser quello dell’ultimo periodo. E qui torno alle parole di Nedved. Dybala deve farsi guidare dall’ambizione, perché solo un calciatore ambizioso (a parte il talento, è ovvio) può aspirare a diventare un fuoriclasse. Dybala lo è a sprazzi, ma deve diventarlo stabilmente. Non deve accontentarsi di accendersi a intermittenza. Nello sport – non solo nel calcio – chi si accontenta non sfrutta interamente il suo talento. Dybala deve chiedere più a se stesso e comportarsi di conseguenza. Come gli ha suggerito Pavel Nedved, che il Pallone d’Oro lo ha vinto pur avendo meno talento. D’accordo, all’epoca non c’erano Messi e Ronaldo. Ma del resto Dybala al momento non entra neanche nei primi 10 della classifica. È arrivato il momento che si ponga qualche domanda. E magari che gli addetti ai lavori lo liberino dai paragoni troppo ingombranti.