Redazione

Roma-Napoli da…Palloni d’oro. Edin Dzeko e Dries Mertens, punte di diamante di Roma e Napoli, sono fra i 30 candidati al premio. La nomination giunge al termine di un percorso comune quasi identico. Sino a ottobre dello scorso anno, né il bosniaco né il belga erano amati. Anzi. Da palle al piede, a Palloni d’Oro.

La coscienza di Dzeko: da Edin a capocannoniere

Edin Dzeko a ottobre 2016 è visto con diffidenza. Ha alle spalle un campionato deludente. Il tifoso lo considera un peso che si trascina per il campo, sbagliando gol facili. Critiche anche cattive non piegano un campione dal carattere dolce, ma forte. Il ragazzo si rimette fisicamente, entra nei meccanismi di gioco e inizia a segnare. Uno, due, tre volte di seguito. Le sacche di scettici sono abbattute a suon di gol e prestazioni. Alla resa dei conti: 39 gol in stagione. Dzeko segna come un bomber di razza e si muove da trequartista raffinato. Protegge palla, gioca con e per i compagni, avvia e conclude l’azione. Il tifoso romanista, però, resta diffidente. Basta poco per riattivare il meccanismo perverso. Una partita scippata dal Var e una pioggia torrenziale che impedisce lo svolgimento di Sampdoria-Roma fanno scivolare la squadra di  Eusebio Di Francesco in classifica.  E mentre il “fuoco amico” è pronto ad aggiustare il tiro, il bosniaco riprende esattamente da dove aveva finito. Gol a raffica che spingono la Roma dove merita.  E se il Var non si fosse messo di traverso con l’Inter…

Dries, il dribblomane divenuto bomber

Mertens, sino a pochi mesi fa, era considerato un’ala innamorata del pallone e senza soluzioni di gioco: dribbling a rientrare e tiro in porta. Nel Napoli, un già ricoperto da Insigne. E dall’altra parte, Callejon, un intoccabile. La sliding doors si apre con l’infortunio di Milik e l’incapacità di Gabbiadini di approfittarne. Così, Sarri lo sistema al centro dell’attacco. Un’intuizione che rivoluzionerà la carriera del ragazzo e i destini del Napoli. Adesso Mertens è un campione. Un giocatore completo: sa concludere in porta, muoversi in orizzontale e verticale, giocare di prima, attaccare la profondità, servire l’assist al compagno. O anche di crearsi occasioni dal nulla: Mertens riesce a giocare meglio degli altri perchè, da falso nueve, pensa prima e più velocemente. Risultato: valanghe di gol. E adesso c’è chi lo paragona a Diego Armando Maradona. Senza scomodare paragoni impossibili, è sufficiente leggere i numeri. Dries può essere l’erede di Diego nel successo. Del resto, è nato il 6 maggio del 1987. Quattro giorni prima dello scudetto…