Redazione

Stupisce, è il caso di dirlo, chi si stupisce. Quando si incontrano due tendenze ben radicate e che provengono dalla stessa tradizione, quella blaugrana, i risultati sono sì soprendenti, ma in qualche maniera non del tutto inaspettati. E nel momento in cui nell’anno di grazia 2017 nasce qualcosa di nuovo, che rivoluziona (o potrà rivoluzionare) il calcio per come lo conosciamo, impossibile non puntare il dito verso Manchester e convocare il signor Josep Guardiola i Sala, per gli amici Pep.

Guardiola guarda al futuro ripensando al passato

Pep che, ormai è risaputo, ha una leggerissima propensione ad inventare nuovi ruoli ai suoi calciatori. E così i mediani diventano centrali, i trequartisti si riciclano da terzini, i quali a loro volta vagano per qualsiasi posizione di campo, tranne che in quella in cui sono cresciuti. L’ultima alchimia di Guardiola in ordine di tempo è l’arretramento di Kevin De Bruyne in mediana, che l’ha trasformato un po’ nell’Iniesta del Manchester City. Ma c’è un’altra soluzione tattica meno evidente, che però è potenzialmente rivoluzionaria. Una soluzione che affonda le radici, più o meno, nel 1993, quando il giovane Pep era in campo alle dipendenze di sua maestà Johan Cruijff. Esattamente quel Cruijff che durante le partitelle del suo Dream Team, spesso e volentieri non schierava il portiere ma aggiungeva un calciatore di movimento, trasformando il 4-3-3 in una specie di 1-4-3-3, con l’ultimo difensore che fungeva praticamente da libero, garantendo maggiori possibilità alla squadra in fase di impostazione del gioco.

Ederson, da portiere volante a difensore che sa parare

Una soluzione simile è già stata utilizzata da Guardiola stesso, i cui portieri devono notoriamente essere quasi più bravi con i piedi che con le mani. Valdes, Neuer e Bravo ne sono ottimi esempi. Poi però dal Benfica è arrivato Ederson Moraes e tutto è di nuovo cambiato. Perchè in questo momento Ederson non è solo un ottimo estremo difensore. La partita contro il Napoli ha dimostrato che la sua capacità di leggere il gioco e di gestire la sfera è di un livello superiore. In pratica, è come se il brasiliano fosse un centrale molto molto bravo a usare le mani. Ed ecco che la grande visione del Profeta del Gol, quella di giocare con undici calciatori di movimento, rischia di prendere forma con le maglie celesti del Manchester City.

Nasce un futuristico 3-5-3

Ma Pep guarda ancora più avanti e non si accontenta certo di un libero dietro una difesa a quattro. E la rassicurante presenza di Ederson, vero e proprio portiere volante, permette al tecnico catalano di tentare l’alchimia definitiva. Quella che, almeno finchè si giocherà in undici e non in dodici, garantisce di coprire il campo nella miglior maniera possibile. Un 3-5-3, che all’occorrenza diventa 5-3-3, in cui ai terzini è lasciata una certa libertà nell’interpretazione del ruolo, giostrandosi in maniera fluida tra linea difensiva e mediana a seconda delle situazioni di gioco. Uno schema che sgrava anche l’attacco da compiti di copertura troppo pesanti, perchè di fatto aggiunge un uomo in campo rispetto ai dieci solitamente presenti, mantenendo un equilibrio di squadra anche schierando tutti costruttori di gioco dal centrocampo in su, escluso l’imprescindibile Fernandinho.

Fantacalcio? Si vedrà. Ma se un giorno il portiere, per come lo conosciamo oggi, non esisterà praticamente più, sapremo che tutto è iniziato nel 2017. Quando Ederson, il centrale che sa parare, ha permesso di dare il via a una rivoluzione inimmaginabile.