Redazione

Si può essere primi in campionato, già qualificati agli ottavi di Champions League e rischiare comunque la panchina? Sì, se ci si chiama Unai Emery e si allena il Paris Saint-Germain. E se il tecnico basco pensava che i risultati finora ottimi sarebbero bastati per reggere alla pressione di una piazza e di una dirigenza che, visti i milioni di euro investiti, vuole vincere al più presto possibile, beh, aveva capito male. Quest’anno a Parigi c’è una variabile in più da tenere in conto quando si fanno determinati calcoli. Una variabile volatile e completamente imprevedibile. La variabile N. N di Neymar.

Le bizze di Neymar

Arrivato in pompa magna in estate, Neymar nell’immaginario collettivo della tifoseria doveva essere il carismatico capo di una rivoluzione sportiva, in grado di portare nella Ville Lumiere la tanto agognata Champions League, che a Parigi ci è arrivata solo quando è stata messa in palio al Parco dei Principi. Ma come spesso accade, non tutte le rivoluzioni riescono col buco, ed il capopopolo Neymar sta riuscendo nell’ardua impresa di inimicarsi chiunque all’interno dello spogliatoio. Facile fare le bizze quando si è il calciatore più costoso della storia e, soprattutto, quando la dirigenza è apertamente dalla tua parte. Solo che così ci rimettono gli altri.

Un’antipatia finora nascosta

A partire da Cavani, con cui il feeling non è mai esploso, fino ad arrivare ad Emery, con cui c’era già stato qualche screzio nelle scorse settimane. Ora però la crisi è conclamata, al punto che persino l’Equipe apre la prima pagina con le immagini del grande freddo. Neymar, a quanto trapela dallo spogliatoio parigino, sarebbe insoddisfatto del tecnico. A parte il rovesciamento dei ruoli, che per quanto è assurdo risulta quasi essere comico, la questione è che l’antipatia del brasiliano nei confronti dell’allenatore spagnolo pare ormai essere conclamata e non più nascosta dietro dichiarazioni di facciata.

Emery porta i risultati, ma potrebbero non bastare

Un’altra grana per Emery, che quando ha accettato la panchina della squadra di Al-Khelaifi era di certo a conoscenza della poca stabilità del suo nuovo posto di lavoro. Del resto se ad Ancelotti e Blanc non è bastato mettere in bacheca quattro titoli negli ultimi cinque anni per essere confermati, il basco avrebbe già dovuto temere il licenziamento dopo la remuntada del Barça in Champions e il campionato terminato in seconda posizione. Così non è stato, anzi, gli sceicchi gli hanno anche messo a disposizione due acquisti come Neymar e Mbappè. A quel punto Emery ha cominciato a far strada sia in campionato che in Europa, convinto che raggiungere almeno le semifinali continentali (traguardo ampiamente alla portata del PSG) gli avrebbe permesso di salvare il posto.

Ma pare proprio che, alla fine, non sarà così e che la dirigenza dei parigini sia già alla ricerca dell’allenatore per la prossima stagione. E a questo punto al tecnico non resta che giocarsi tutte le sue chances per lasciare da vincente. Per ricordare a tutti, e in primis a O’Ney e al presidente, che per portare a casa l’argenteria ci sarà anche voluto l’arrivo di Neymar, ma che a guidare la squadra c’era Unai Emery. Che sa già che il suo destino è segnato, ma non si arrende allo strapotere del Re Sole di Parigi venuto dal Brasile.