Adriano Stabile

Parlare di Erasmo Iacovone suscita sempre emozioni anche a distanza di 38 anni dalla sua precoce scomparsa. Bomber del Taranto, nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1978, mentre tornava a casa dopo una cena al ristorante, venne travolto e ucciso a un incrocio stradale da un’Alfa Romeo rubata da un pregiudicato che sfrecciava a 200 all’ora, inseguito dalla polizia a San Giorgio Ionico. Iacovone moriva così a 25 anni: la moglie Paola, incinta di una bambina, si ritrovò improvvisamente nella tragedia mentre a Taranto una città e una squadra, in piena lotta per una storica promozione in Serie A, si ritrovavano orfani della loro stella.

Erasmo Iacovone, a Mantova diventa un big

Da quella drammatica notte di 38 anni fa Taranto non ha smesso di ricordare Erasmo Iacovone, dedicandogli lo stadio, una statua e una via. Ma quell’attaccante tanto bravo nei colpi di testa non è legato soltanto alla formazione pugliese, ma anche al Mantova, che per oltre due anni lo ebbe in squadra in Serie C, prima di cederlo, non senza rimpianti, nel mercato autunnale del 1976, a fronte di una super offerta di 400 milioni di lire messi sul piatto dal Taranto. A 40 anni esatti da quella cessione la città virgiliana commemora Iacovone domani, mercoledì 26 ottobre, alle 20.45 nella Sala Coni di via Dario Tassoni 12 dove il Mantua Club Dal Platan ha organizzato l’evento “La favola di Iaco” (ingresso libero). Saranno presenti la vedova Paola Raisi e alcuni compagni di squadra di Iacovone nel Mantova e nel Taranto.

LO CERCAVA ANCHE LA FIORENTINA
«Iacovone viene immortalato da sempre come attaccante del Taranto e lì gli hanno dedicato lo stadio. Ma è a Mantova che si rivelò come attaccante fra i più prolifici. A quarant’anni dai suoi trascorsi in riva al Mincio si è pensato bene di ricordarlo. Come uomo e come calciatore», ci spiega in esclusiva Massimiliano Morelli, giornalista sportivo che a Erasmo Iacovone ha dedicato anni fa un libro, “Iacovone, la vita di Erasmo in un lampo”, edito da Bradipo Libri. «Due anni a Mantova e le luci della ribalta che si accendono su di lui, fino a farlo sbarcare in serie B, con la maglia del Taranto – continua Morelli – ma l’aveva adocchiato anche la Serie A. Alcuni dirigenti della Fiorentina dell’epoca raccontavano che in Toscana avrebbero fatto follie per portarlo in riva all’Arno».

Il giornalista Morelli, autore della sua biografia, ricorda: «Non era alto ma aveva uno stacco di testa imperioso. Era veloce e scaltro, rapido come pochi. Taranto ne ha fatto un eroe, anche chi è nato dopo quella tragedia grida oggi il suo nome»

IACOVONE ERA QUELLO CHE NON VOLEVI MAI AFFRONTARE DA AVVERSARIO
Morelli ha deciso di approfondire e raccontare la breve esistenza di Erasmo Iacovone sul filo dell’emozione: «È una di quelle storie che segnano l’adolescenza di un ragazzo di quindici anni che a metà degli anni Settanta trascorreva le sue giornate fra studio, oratorio e ritagli di giornali da incollare sul diario. È un ricordo indelebile di quegli anni, così come quelli legati a Leonardo David, Renato Curi e Angelo Jacopucci, morti giovani che erano ancora atleti. Seguivo con attenzione il campionato di Serie B, in cui militava la mia squadra del cuore, ed Erasmo era uno di quegli attaccanti che preferivi non giocassero mai contro i tuoi. Lessi la notizia del suo incidente mortale nell’edizione serale del “Paese sera”, altri tempi, senza internet ma con i quotidiani “freschi di stampa” in edicola, dopo le 17».

Erasmo Iacovone Mantova

Iacovone, a destra, e Groppi dell’Udinese nel 1975 (foto Claudio Mazzocchi)

LA SUA FAVOLA INIZIO’ TRA TIVOLI E ROMA
Nato a Capracotta, in Molise, Iacovone iniziò la sua carriera nella Capitale, nell’Omi Roma, club che ha lanciato tanti giovani di talento negli anni Settanta: «Il papà di Erasmo era un portalettere che cercò di migliorare il tenore di vita della sua famiglia trasferendola dal Molise a Tivoli – ci racconta Morelli – lì Erasmo è cresciuto e ha cominciato a giocare a pallone, prima con l’Albula, poi con l’Omi Roma, dove segnò poco, in realtà, ma dove si “costruì” come giocatore». L’attaccante di Capracotta era particolarmente abile nel gioco aereo: «Non era alto ma aveva uno stacco di testa imperioso – spiega l’autore della sua biografia – più di un suo vecchio amico, di quelli che lo frequentarono fra Tivoli e Guidonia, quando parlano di lui ti mettono la mano sul petto per indicarti fino a dove riusciva a saltare, roba quasi da non crederci . Era veloce e scaltro, rapido come pochi».Erasmo Iacovone Mantova

A TARANTO ANCORA OGGI URLANO IL SUO NOME
A Taranto il ricordo di Erasmo Iacovone è tuttora vivissimo: «Taranto ne ha fatto un eroe  – ci racconta Morelli – dagli spalti anche chi è nato vent’anni dopo quella tragedia urla il suo nome, che sembra un grido di battaglia. Vi racconto un aneddoto: qualche anno fa ero a Taranto per lavoro, entrai in un bar per fare colazione. Una persona si alzò dal tavolino e andò a parlare col barista, un minuto di conciliabolo fra i due, poi il titolare mi disse “scusi se la disturbo, ma lei è quello che ha scritto il libro su Erasmo Iacovone?”. Risposi quasi con soggezione “sì, sono io”… mi rispose “prenda quello che vuole, lei non deve pagare!”. Avevo fatto nulla, semplicemente raccontato una storia, ma pareva avessi scoperto la nuova teoria della relatività. Ecco, quell’istantanea per me basta e avanza per capire l’affetto che ancora oggi il popolo tarantino nutre per quel povero ragazzo».

Domani, nella commemorazione di Mantova, ci sarà anche la signora Paola, vedova di Iaco: «È una donna straordinariamente unica, capace di vivere la sua esistenza con il continuo e martellante ricordo di Erasmo – conclude il giornalista e scrittore Massimiliano Morelli – sono trascorsi quasi quarant’anni dalla morte del marito e credo non ci sia stato giorno in cui qualcuno non gli abbia ricordato Erasmo. È soprattutto grazie a lei e alla sua testimonianza che ho scritto il libro. Nessuno restituirà la vita a Erasmo Iacovone. E soprattutto nessuno potrà mai dargli la gioia di diventare papà: due mesi dopo la sua morte venne al mondo sua figlia. Non c’è giustizia o risarcimento che esista, quando vengono cancellati di netto gli affetti».
Domani affetto e amore torneranno a galla: “La favola di Iaco” non può essere dimenticata.