Elisa Ferro Luzzi

Quello che rimarrà di Chievo-Lazio, tre punti conquistati a parte, è senza dubbio l’esultanza del tecnico Simone Inzaghi per il gol all’89’ di Milinkovic Savic che ha risolto la classica partita brutta e destinata al pareggio o alla sconfitta quando la Lazio va in trasferta a Verona. Come se fosse ancora un giocatore, l’allenatore biancoceleste è andato ad abbracciare l’autore della rete dell’1-2 e la squadra intera esultando in maniera incontenibile. “Era una partita importante dopo il pareggio interno con la Spal – ha detto al termine della partita -. Volevamo la vittoria. Al gol finale sono stato felicissimo, l’avevamo sfiorato anche con Immobile. Segnare all’ultimo è bello. Vincere a Verona, lo sappiamo sulla nostra pelle, non è mai facile. Nemmeno da giocatore ho avuto una tradizione felice”.

Quella di Inzaghi entrerà nella storia del calcio italiano come una delle esultanze più “pazze” degli allenatori, italiani e non. Ma c’è chi ha fatto di meglio.

La top 7 degli allenatori in festa

Anno 2006. Delio Rossi, all’epoca allenatore della Lazio, al termine di un derby vinto dai biancocelesti con un tondo 3-0 decide di festeggiare con un tuffo nella fontana del Gianicolo. “Era un fatto privato, mi dispiace che qualcuno se lo sia venduto e sia diventato un fatto mediatico. Era un voto. L’acqua era fredda” ha dichiarato poi il tecnico. Tale gesto è passato alla storia del club capitolino, anche se non ha avuto luogo nel rettangolo di gioco.

L’esultanza di Delio Rossi dopo un derby vinto con la Roma

Come dimenticare l’esultanza di Paolo Di Canio per la prima vittoria in Premier League sulla panchina del Sunderland: 3-0 nel sentitissimo derby con il Newcastle in un clima caldissimo in cui l’ex attaccante di West Ham e Lazio decide di tornare per un attimo giocatore esultando con una lunga scivolata sulle ginocchia e le braccia alzate in segno di vittoria. Il tutto in giacca e cravatta.

Tra una conferenza stampa show e l’altra, Alberto Malesani ha regalato anche qualche esultanza degna di nota. Come quella giunta al termine di un derby Hellas Verona-Chievo carico di tensioni. Ai tempi Malesani allenava l’Hellas che, sotto di due gol, riesce a ribaltare il risultato e a vincere 3-2. Al triplice fischio il tecnico scatta immediatamente sotto la curva dell’Hellas togliendosi giacca e maglione ed inginocchiandosi in canottiera davanti ai tifosi. “Me ne frego, potevo fare anche di peggio” le sue dichiarazioni al termine del match.

Diego Armando Maradona è riuscito a lasciare il segno anche come allenatore. Soprattutto per i suoi famosi “tuffi” sotto il diluvio in un Argentina-Perù di 8 anni fa. Penultima partita delle qualificazioni ai Mondiali, alla Selecciòn serve un punto per passare ma al 92′ è sotto 1-2. Martin Palermo sigla il 2-2 rimediando al vantaggio peruviano e provocando la gioia incontenibile di Maradona che si lancia ripetutamente a pancia sotto in un campo simile ad una piscina causa pioggia incessante

In questa classifica non può mancare Antonio Conte. Le sue esultanze, a noi già note da tempo, hanno catturato l’attenzione del calcio mondiale durante Euro 2016. Passato poi sulla panchina del Chelsea, Conte ha dato spettacolo anche in Premier League andando ad abbracciare più volte come un vero tifoso i supporter inglesi e guadagnandosi quindi per sempre il loro affetto e la loro stima. Per questo e anche per aver vinto la Premier, ovviamente.

Aprile del 2010. L’Inter ha appena conquistato il pass per la finale di Champions facendo fuori il Barcellona di Guardiola. Josè Mourinho si lancia in una folle corsa verso il settore ospiti del Camp Nou, ignorando il tentativo di placcaggio di Victor Valdes e dei vari accompagnatori del club blaugrana. Quello è un Mourinho in trance agonistica che non smetterà di festeggiare neanche quando il Barcellona, poco sportivamente, accenderà l’impianto di irrigazione per tentare di rovinare la festa nerazzurra.

Carlo Mazzone e la sua folle corsa sotto la curva dell’Atalanta. Ovvero una pagina indelebile della storia del calcio italiano. Nel famoso derby tra Brescia e Atalanta il tecnico romano, più volte insultato dai tifosi nerazzurri, trattiene la rabbia fino all’insperato 3-3 firmato Roberto Baggio. “Se famo er terzo vengo là sotto” aveva detto il tecnico ai tifosi avversari quando la squadra era ancora sotto. Detto, fatto: quando il terzo gol arriva, Carletto non si contiene più e si lancia nella storica corsa verso il settore riservato agli ospiti infierendo in dialetto romanesco