Fernando Orsi

Dalle stalle alle stelle: in tre giorni di competizioni europee siamo passati dalla depressione più totale all’esaltazione sfrenata per la Papu Dance (che qualcuno di voi avrà imitato di fronte alla televisione, siate sinceri). Perché se la Champions ci ha lasciati a bocca asciutta e con un carico di sconforto nel cuore che manco la gelida discesa negli abissi di Di Caprio in Titanic, l’Europa League ha invece provveduto all’iniezione di una sana consapevolezza: le squadre italiane, a conti fatti, non sono poi così distanti dagli standard europei, come certe lingue lunghe vogliono farci credere.

Milan, Lazio e Atalanta hanno dato prova di un buon gioco, di una condizione fisica solida e di concretezza sotto porta. L’Atalanta e il suo allenatore, poi, meritano una menzione speciale. Personalmente non mi spiego come mai il Gasp non sieda ancora sulla panchina di una grande: il suo gioco fatto di sovrapposizioni, inserimenti puntuali e prodezze balistiche come quella di Gomez è senza dubbio da primo della classe.

E adesso il Milan, che se la ride mentre passeggia sulle ceneri dell’Austria Vienna, merito anche di un micidiale Andre Silva. Chapeu a Mister Montella, dunque, che cambiando il modulo ha ridisegnato il Milan a immagine e somiglianza delle aspettative di chi, nei rossoneri, ci crede per davvero (e da inizio stagione).

Un appunto anche sulla Lazio di Inzaghi, che è riuscita a ribaltare un doppio svantaggio grazie all’uomo della provvidenza, sua maestà re Ciro: una dimostrazione in più di quel senso di appartenenza tanto caro al popolo biancoceleste.

C’è poi da risolvere un’ultima questione, che per come la vedo io è un vero e proprio nodo di Gordio: che le squadre nostrane si comportino meglio in Europa League è un dato di fatto. Il valore tecnico è sicuramente inferiore a quello della Champions ed il nostro campionato (oggi come oggi) si adatta benissimo a quel genere di competizione. Ma da parte di tutti, addetti ai lavori e non, sembra mancare un certo rispetto nei confronti di questa competizione, trattata con superficialità e approssimazione; il che non fa certo buon gioco ai partecipanti dal momento che la vittoria garantisce l’accesso diretto in Champions. Confido nelle prove di giovedì per sperare nel massimo risultato. Ne va della rinascita e della dignità del calcio italiano (sarebbe pure ora), troppe volte bistrattato e colorato, nell’immaginario europeo, solo di bianco e nero.