Matteo Muoio

Tra domani e mercoledì inizieranno a tornare i nazionali, non è prevista nessun’altra sosta fino alla fine del campionato. Nove partite, un mini-torneo decisivo per i verdetti finali. Se per scudetto e retrocessioni gli esiti sembrano chiari da tempo, l’unica lotta che sembra poter entusiasmare e riservare sorprese è quella per l’Europa League. Certo, Roma e Napoli si giocano la seconda piazza ma, fondamentalmente, tra secondo o terzo posto cambierebbe poco la stagione e la valutazione sulle due squadre, che sperano in una finale di Coppa Italia molto difficile da raggiungere per dare un senso diverso all’annata. Entrambe, in tempi recenti, sono passate dai preliminari di Champions ed hanno pagato lo scotto, difficilmente rifarebbero gli stessi errori in sede di mercato. Quindi l’attenzione va su Lazio, Inter, Atalanta e Milan, in corsa per quella coppa europea che nel nostro campionato sembriamo prendere poco sul serio. Squadre e società con mezzi, ambizioni e situazioni assai differenti; sono 4 in 4 punti, in Europa andranno in 3, considerando lo slot reso disponibile dalle possibili finaliste di Coppa Italia. Per l’Inter sarebbe il minimo sindacale considerando i 115 milioni spesi in estate, eppure ad inizio novembre sembrava un risultato impensabile dopo i 3 mesi terribili con De Boer. Per fortuna è arrivato Pioli. Inzaghi e la Lazio – soprattutto mantenendo l’attuale quarto posto – si prenderebbero una bella rivincita su scettici e detrattori, mentre per Atalanta e Milan la qualificazione avrebbe il sapore di un’impresa: la banda di Gasperini è la più bella realtà del campionato, Montella sta ottenendo il massimo da una squadra allestita alla bene e meglio e tormentata da mesi dalle vicende societarie. Andiamo a vedere, nel dettaglio, come stanno le pretendenti.

Mauro Icardi, 24 anni. 20 gol e 9 assist in stagione

 

Inter da Champions, Lazio con gli uomini contati

La Lazio di Inzaghi è quarta con 57 punti, quasi nessuno ci avrebbe scommesso ai nastri di partenza. Il tecnico piacentino da mesi incassa complimenti su complimenti; giustissimo, è giovane, serio e preparatissimo. Delle 4, la Lazio è probabilmente la squadra che si è espressa meglio negli ultimi 2 mesi per qualità, intensità e organizzazione di gioco. Il pareggio pre-sosta di Cagliari ha però svelato un’amara verità: a centrocampo e davanti non ci sono ricambi all’altezza. In mezzo, le uniche alternativa ai tre titolari – Biglia, Milinkovic, Parolo – sono il giovanissimo Murgia più il factotum Lulic, che con Inzaghi sta giocando veramente ovunque; è comunque una soluzione di ripiego, in quella zona non riesce a dare la qualità necessaria per sviluppare il gioco biancoceleste. Immobile ha saltato una sola partita da inizio stagione e le prestazioni di Djordjevic fanno capire perché Inzaghi non gli faccia mai tirare il fiato. In panchina non figura neppure un’alternativa adeguata per Anderson e Keita. Lombardi è giovane, ci mette l’anima, ma tecnicamente non si avvicina nemmeno un po’ ai titolari. Luis Alberto non è neppure un esterno, gioca a dei ritmi non accettabili per il nostro campionato e non ha mai fatto vedere qualcosa di interessante quando chiamato in causa. La Lazio sta facendo una stagione straordinaria, è quarta e con un piede in finale di Coppa Italia a discapito dei cugini giallorossi. Dovesse crollare sul più bello per i soliti errori in sede di mercato sarebbe veramente un peccato. Il calendario non è dei peggiori, ma ci sono Napoli, Inter e Roma da affrontare, tutte fortunatamente in casa. Non ha problemi del genere l’Inter di Pioli, che gode di abbondanza in ogni zona del campo. La rosa era stata allestita per puntare almeno al terzo posto, i nerazzurri hanno pagato il caos Mancini-De Boer. Con Pioli viaggiano alla media di 2,10 punti a partita, ne hanno vinte 12, pareggiate 2 e perse 3, contro Juve, Roma e Napoli. Per l’Europa League non sembrano esserci dubbi, il sogno rimane ancora il terzo posto ma il pareggio di Torino ha complicato i piani. Quasi impossibile recuperare 8 punti al Napoli, per questo diventa fondamentale almeno il sorpasso alla Lazio, distante 2 punti. Certo cambia poco, ma la campagna acquisti biancoceleste è costata più o meno quanto il solo Gabigol.

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Ciro Immobile, capocannoniere della Lazio con 17 gol

ATALANTA E MILAN IN CERCA DELL’IMPRESA
Dell’Atalanta di Gasperini si è scritto tantissimo nel corso della stagione. Bella, giovane, parecchio italiana. Gli orobici, a pari punti con l’Inter, stanno scrivendo una delle storie più belle del nostro campionato. Ora viene il bello, e il difficile. Da diverse settimane i bergamaschi si sono staccati da dosso l’etichetta di sorpresa grazie ad una struttura di gioco chiara e risultati clamorosi come la vittoria al San Paolo di Napoli. Il disastro di San Siro suonava come una ridimensionata, Gomez e compagni hanno risposto demolendo il Pescara. I dubbi sono sulla condizione atletica e nervosa – calendario tosto con Juve e Roma da affrontare –  ma, delle 4, l’Atalanta rimane comunque quella che ha meno da perdere. Anche un settimo posto, per quanto deludente, non sarebbe un dramma a Bergamo. Sull’altra sponda del Naviglio sì. Il Milan è reduce da un settimo posto e, al momento, la banda di Montella occupa la stessa posizione a due punti da Inter e Atalanta. Quella che gli compete, considerando la rosa e la variabile bergamasca. Ad ottobre i rossoneri erano secondi, alla lunga i valori del campionato sono venuti fuori. Montella sta facendo il massimo, è riuscito a riportare un trofeo a Milanello, ha rivitalizzato De Sciglio e fatto sbocciare Locatelli; a gennaio non è stato aiutato col mercato, in più, da mesi, deve isolare i suoi ragazzi dal caos closing. Certo, qualora questo dovesse finalmente definirsi, Europa League o meno cambierebbe poco per i cinesi. Ma per la piazza sarebbe veramente dura digerire il quarto anno consecutivo fuori dalle coppe.

Alejandro Gomez, 11 gol in stagione. E’ all’Atalanta dal 2014