Manuel Fondato

di Manuel Fondato

Totti è stato il primo numero 10 che ha incarnato il prototipo del calciatore moderno. La grande tradizione dei registi italiani, da Antognoni a Rivera fino a Baggio, annoverava tipini dal piede fatato ma dalla non irresistibile fisicità e potenza. D’altronde quello era ancora un calcio giocato a ritmi più compassati, dove il 10 creava e lanciava, il 9 segnava e il 4 correva anche per loro. Platini giustificava le sigarette che fumava anche nell’immediata prossimità della partita dicendo che “tanto deve correre Bonini” e aveva ragione. Quando esordì in serie A, nell’ormai lontano 1993, Francesco Totti fece subito intravedere la qualità della sua tecnica ma pareva anche fosse penalizzato da una tendenza ad ingrassare.

La stagione di Carlos Bianchi (1996-1997)

Nel funesto (per la Roma) campionato ‘96/’97 Carlitos Bianchi voleva spedire l’allora pupone alla Sampdoria per prendere Jari Litmanen, stella di quella che allora era una delle squadre migliori d’Europa: l’Ajax di Louis Van Gaal. Il pallone iniziava a correre di più e anche il ritmo ne guadagnava. Le germinazione del Milan di Sacchi aveva ormai attecchito, con l’esasperazione della tattica del fuorigioco e del pressing che doveva essere in grado di distruggere il gioco avversario e di innescare le rapidissime ripartenze, eredi legittime del vecchio contropiede.

POI ARRIVÒ ZEMAN (1997-1999)
Per fortuna Totti rimane a Roma a scapito del tecnico argentino e anche Litmanen restò ad Amsterdam. Sulla panchina giallorossa siede Zdenek Zeman che rappresentò il crocevia dell’allora pupone verso la grandezza. Responsabilizzato dalla fascia da capitano, asciugato e potenziato nel fisico, viene schierato a sinistra nel tridente del boemo, un po’ come Rivaldo nel Barcellona, al quale era approdato lo stesso Van Gaal, che schierava come terminale offensivo da destra: Figo, Kluivert e appunto il brasiliano. Il Capitano perde un po’ in velocità ma acquisisce una potenza fisica notevole, smentendo anche tutti coloro che vaticinavano un suo imminente sovrappeso. Niente sigarette alla Platini per lui, al massimo crostate e qualche cucchiaio di nutella. La cura di Zeman lo conduce presto in nazionale, dove si esibisce in un altro cucchiaio celeberrimo nell’esecuzione del rigore ai danni di Van der Sar nella semifinale di Euro 2000.

Francesco Totti nel 1997, al primo anno con la maglia numero 10

LO SCUDETTO E DON FABIO (1999-2004)
Dopo il biennio zemaniano concluso con 25 reti in serie A, Fabio Capello, lo posiziona alle spalle di Montella e Delvecchio la prima stagione, di Batistuta e SuperMarco l’anno dello scudetto, con l’Aeroplanino relegato spesso in panchina per ragioni di equilibrio. Totti si conferma un fuoriclasse completo, segna, terminando sempre la stagione in doppia cifra, e fa segnare. Con l’appannamento del bomber di Reconquista e le alterne fortune di Montella e Delvecchio, Capello inizia sempre di più a schierare il suo numero 10 come centravanti. E’ nella stagione 2003/2004, quella dell’addio al calcio di Roberto Baggio, che Totti costituisce assieme al folletto di Bari vecchia Antonio Cassano una coppia di altissimo livello realizzativo. La fantasia va al potere, i due si intendono a meraviglia e portano la Roma alla soglia di un altro scudetto, sfumato poi sulla via rossonera di Milano.

IL PRIMO SPALLETTI (2005-2009)
La porta piace a Francesco, soprattutto gonfiata dalle sue bordate. Spalletti lo conferma prima punta e Totti lo ripaga vincendo la Scarpa d’oro l’anno dopo il suo terribile infortunio cagionato da Vanigli dell’Empoli. In Europa intanto si sta affacciando il primo Barca di Guardiola, che fa del possesso di palla orizzontale una filosofia di gioco vincente e spettacolare pur in assenza di un vero centravanti, sostituito dal falso nueve.

Luis Enrique e Totti

RANIERI-LUIS ENRIQUE-ZEMAN (2009-2013)
Con Ranieri di nuovo uno scudetto svanito sul filo di lana. Nonostante i 34 anni la produttività di Totti rimane intatta: 14 gol nel 2009/2010, ben 15 l’anno successivo. L’avvento della proprietà americana e il ritorno di Baldini decidono di importare il modello catalano a Trigoria ingaggiando Luis Enrique, tra gli allievi migliori di Pep. Il Capitano gioca e segna meno del solito, anche a causa di qualche incomprensione con l’hombre vertical. Per la prima volta dal 2002 non riesce ad andare in doppia cifra e termina la stagione con 8 gol. Torna il boemo dopo l’auto esilio inflittosi da Luisito ma resta troppo poco, dopo aver comunque rimesso Totti stabilmente a sinistra del suo tridente, come ai vecchi tempi. Le reti finali sono 12.

totti evoluzione tattica

L’ESPERIENZA CON RUDI GARCIA (2013-2016)
Totti va per i quaranta e già si sono aperte domande su quanto durerà ancora. Garcia non sembra preoccuparsene e lo conferma anche lui nella linea d’attacco, al centro del tridente composto da Gervinho e Florenzi nella Roma delle 10 vittorie iniziali. Nei due anni del francese i gol sono 8 a stagione ma il rapporto tra i due non è mai in discussione. Intanto in Europa quelli che segnano più di tutti non sono veri e propri centravanti: Leo Messi e Cristiano Ronaldo. Il primo, minuto e non altissimo ha dalla sua una tecnica ineguagliabile, il secondo soprattutto una devastante potenza fisica. Il Totti dell’apice di carriera era una felice sintesi dei due. Il resto è storia di questi giorni.

Totti Spalletti

Totti e Spalletti dopo Roma-Torino della scorsa stagione. Tra i due qualche scintilla di troppo.