Adriano Stabile

Fabio Capello compie 70 anni, un mito del nostro calcio, nato il 18 giugno 1946 a Pieris, in provincia di Gorizia. Ottimo centrocampista di Spal, Roma, Juventus e Milan, è stato successivamente un allenatore straordinario e vincente. Attualmente è felicemente disoccupato. Figlio di Guerrino, maestro elementare e calciatore del Pieris, e di Evelina, sorella di Mario Tortul, mezzala di Sampdoria, Padova, Triestina e anche della nazionale negli anni Cinquanta e Sessanta. Capello ha giocato 332 partite in Serie A, segnando 45 gol e vincendo quattro scudetti (tre con la Juve e uno con il Milan). Conta 32 presenze e 8 reti in nazionale, raccolte tra il 1972 e il 1976.

Lasciato il calcio giocato nel 1980, è diventato allenatore. In panchina ha vinto, tra l’altro, 5 campionati italiani (più altri due revocati a causa di Calciopoli), 2 titoli spagnoli e una Champions League. Ha allenato Milan (giovanili e prima squadra), Real Madrid, Roma, Juventus, nazionale inglese (che ha guidato dal 2008 al 2011) e nazionale russa (2011-15). Nonostante le continue voci di un suo ritorno, è fermo dallo scorso anno. «Preferisco non allenare una nazionale – ha sottolineato Capello nello scorso marzo – l’ho già fatto con l’Inghilterra e la Russia, ora sono in stand by, ma potrei valutare offerte se ci fosse una squadra per allenare giornalmente».

Fabio Capello, storia di 70 anni di vita

Fabio Capello

Mazzola e Capello in nazionale

 

MOMENTI TOP DA CALCIATORE

  1. La firma sulla Coppa Italia 1969: a 23 anni è protagonista nella vittoria della seconda Coppa Italia della storia della Roma. Il 29 giugno 1969, a Foggia, trascina i giallorossi al successo nella sfida decisiva contro i padroni di casa. Allo Zaccheria il clima è incandescente, ma la Roma non si fa intimorire e al 13’ passa in vantaggio con un’azione spettacolare: discesa di Scaratti, palla a Capello che, al limite dell’area, si libera con una finta di Taneggi e Camozzi, per poi girarsi e battere il portiere Trentini di sinistro, all’angolino basso. Capello raddoppia all’inizio della ripresa: conclusione di D’Amato, Trentini respinge il pallone su cui irrompe il centrocampista di Pieris toccando in rete. Poi arriva anche il tris di capitan Peirò e il gol della bandiera foggiano di Saltutti.
  2. Gol e scudetto nel 1972: nel 1970 passa dalla Roma alla Juventus e vive gli anni migliori della sua carriera, tra campionato e nazionale. Il primo dei tre scudetti vinti in bianconero, nel 1971-72, vede Capello al top della condizione: segna 13 gol (9 in campionato, 4 nelle coppe) e arriva finalmente al debutto in nazionale. Decisiva la doppietta del 7 novembre 1971 contro la “sua” Roma, passata inizialmente in vantaggio a Torino, memorabile il gol vittoria nel derby del 5 dicembre, gustosa la doppietta al Verona il 6 febbraio 1972 e prezioso è il gol a Napoli, in un match concluso 1-1 il 19 marzo.
  3. L’impresa di Wembley: il 14 novembre 1973 entra nella storia della nazionale segnando il gol che consente agli azzurri di battere per la prima volta l’Inghilterra in casa sua, nel mitico stadio di Wembley. All’86’, a conclusione di una partita sofferta (con Zoff protagonista di tante belle parate), Capello lancia sulla destra Chinaglia che punta e supera un avversario mettendo in mezzo un pallone insidioso che viene soltanto sfiorato dal portiere Shilton: irrompe Capello e appoggia in rete.

MOMENTI FLOP DA CALCIATORE

  1. L’addio alla Roma: nel 1970 il 24enne Fabio Capello è tra i giovani più interessanti del nostro calcio. I tifosi della Roma gli sono affezionati, ma il presidente giallorosso Alvaro Marchini, il 14 luglio 1970, lo cede alla Juventus insieme agli altri due emergenti Luciano Spinosi e Fausto Landini. Nella Capitale scoppia la rivoluzione contro Marchini, che ha ceduto i suoi gioielli in cambio di 600 milioni più Viganò, Bob Vieri, Zigoni e Del Sol. Quella ferita non si rimarginerà più tanto che Marchini, un anno dopo, sarà costretto a cedere la società ad Anzalone.
  2. La stella da comprimario: nel 1978-79 è nel Milan che vince il suo decimo scudetto, quello della stella, ma trova pochissimo spazio. Capello è frenato da problemi fisici, da un rendimento calante e dalle scelte tecniche dell’allenatore Nils Liedholm. Gioca soltanto 8 partite (di cui 3 da titolare), sedendo per altre 7 volte in panchina come riserva.
  3. L’aggressione a Cerruti: l’11 dicembre 1979, quando è all’ultimo anno di carriera, aggredisce, colpendolo più volte, il giornalista Alberto Cerruti della Gazzetta dello Sport perché lo ha criticato in un articolo. Il Milan gli infligge una multa di cinque milioni di lire e lo sospende per 30 giorni mentre Cerruti sporge querela per lesioni. I due si riconciliano sette mesi dopo quando Cerruti ritira la querela ponendo fine al contenzioso.

 MOMENTI TOP DA ALLENATORE

  1. Quattro scudetti con gli invincibili: Capello, a parte un’esperienza di un mese e mezzo nel 1987, fa il suo esordio da allenatore in Serie A nel 1991. Ha l’onere di sostituire il profeta Arrigo Sacchi, ma il patron Berlusconi, che lo conosce bene, non ha paura di affidargli la panchina del Milan. Capello ripaga la fiducia del presidente, che gli regala una rosa ampia e di alto livello, vincendo quattro scudetti (1992, 1993, 1994 e 1996) in cinque anni. Tra il primo e il secondo campionato realizza l’incredibile primato di 58 partite consecutive senza sconfitte. Il Milan di Capello diventa la squadra degli “invincibili”.
  2. La Champions del 1994: Al terzo anno da allenatore rossonero il suo Milan si aggiudica la Champions League, senza mai perdere nessuna delle 12 partite disputate. Il capolavoro raggiunge il suo apice nella finale di Atene del 18 maggio 1994 quando i rossoneri surclassano il Barcellona di Crujiff, che ha in campo gente come Guardiola, Koeman, Stoitchkov e Romario, battendolo 4-0. Per il Milan vanno a segno Massaro (doppietta), Savicevic e Desailly.
  3. Le due perle nel Real Madrid: Fabio Capello, che in Spagna hanno ribattezzato “Don Fabio”, ha allenato per due sole stagioni il Real Madrid, a distanza di 9 anni, vincendo altrettanti campionati spagnoli. Nel 1996-97, al primo tentativo, riporta le Merengues al successo, superando di 2 punti il Barcellona, dopo che nella stagione precedente il Real era rimasto fuori dalle coppe europee dopo 18 anni. Bomber della squadra sono Suker (24 reti) e Raul (21 reti). Torna nei blancos nel 2006-07 e si ripete vincendo la Liga: stavolta il Real Madrid arriva a pari punti con il Barcellona, ma conquista il titolo grazie agli scontri diretti (2-0 per il Real e 3-3). Capello si affida stavolta ai gol di Van Nistelrooy, capocannoniere del campionato con 25 reti.

    Capello Russia

    Capello ct della Russia

 MOMENTI FLOP DA ALLENATORE

  1. Le finali indigeste: a livello internazionale, soprattutto, le sue squadre hanno fallito alcuni appuntamenti importanti. Il suo Milan perde la finale di Champions League nel 1993 contro il Marsiglia (gol di Boli) e nel 1995 contro l’Ajax (gol di Kluivert). Nel 1993-94 i rossoneri vanno ko anche nell’Intercontinentale, 3-2 con il San Paolo, e nella Supercoppa Europea, persa contro il Parma. Nel 1994-95 mancano nuovamente l’Intercontinentale contro il Velez, che si impone 2-0. Alle finali indigeste in giro per il mondo si aggiunge quella di Coppa Italia persa nel 1998 contro la Lazio.
  2. Ritorno fallimentare al Milan: dopo il primo scudetto spagnolo vinto con il Real Madrid, nel 1997 Capello non resiste alla tentazione di tornare al Milan, che aveva lasciato dodici mesi prima. I rossoneri sono reduci da un deludente undicesimo posto, ma Capello non riesce a risollevare le sorti della squadra, che chiude il campionato 1997-98 decimo in classifica. Tra le batoste più pesanti si ricordano le sconfitte nel derby per 3-0, contro la Juve per 4-1, a Bologna per 3-0 e contro la Roma per 5-0. Non serve neanche la Coppa Italia a riscattare la stagione perché il Milan si ferma all’ultimo atto, nella doppia finale contro la Lazio: dopo aver vinto 1-0 a San Siro con gol di Weah, perde il ritorno a Roma per 3-1.
  3. Capello FerilliUn altro addio alla Roma: nel 2004, 34 anni dopo l’addio del 1970, Capello lascia nuovamente la Roma in un modo traumatico. La sera del 27 maggio è a cena con il direttore sportivo giallorosso Franco Baldini e il nuovo acquisto Philippe Mexes per parlare del futuro, ma qualche ora dopo carica le valige in macchina e corre a Torino, per accordarsi con la Juve grazie a una clausola che gli permette di rescindere il contratto con la Roma. I tifosi giallorossi si sentono traditi alla luce delle sue dichiarazioni di qualche mese prima, il 7 febbraio, quando aveva detto: «Io non andrei alla Juve, sono scelte di vita. Rispetto la società che colloco tra le prime cinque al mondo, ma a me non interessa andare lì». Il 18 aprile 2003 era andato anche oltre: «E’ una squadra che non m’interessa, apprezzo la società, ma il mio è un discorso personale. Dico certe cose forse anche per l’età che ho perché, per quello che ti permette di fare, chiunque vorrebbe andarci, ma io no». Il matrimonio tra Capello e la Roma finisce definitivamente con un altro passaggio alla Juventus. I tifosi non glielo hanno ancora perdonato.