Francesco Cavallini

Il mercato di gennaio è terminato, ma come sempre ha lasciato strascichi importanti, soprattutto nelle tifoserie. Che spesso non comprendono per quale motivo la propria squadra sia impossibilitata ad acquistare calciatori o addirittura costretta a cedere qualcuno per esigenze di bilancio. Il Fair Play Finanziario sta diventando un po’ un incubo, che però paradossalmente coinvolge un po’ tutti. Non esiste squadra, neanche il Paris Saint-Germain degli sceicchi, che sia immune dal controllo dei conti da parte della UEFA. Certo, quando si guadagna tanto si può spendere altrettanto, per cui club dagli introiti colossali come Barcellona, Manchester United e Real Madrid saranno sempre abbastanza “al sicuro”, ma se non si riesce a tenere i conti in ordine senza necessità di inserimento di capitali da parte dei proprietari, beh, la scure arriva.

Roma, Milan e Inter: vendere per il piano di rientro

In Italia, tra le grandi, fa discutere la posizione di Roma, Inter e Milan, le tre società che più di recente hanno cambiato proprietà e che hanno sottoscritto (o dovranno farlo) con la UEFA un piano di rientro dei debiti pregressi. La Roma doveva raggiungere il pareggio di bilancio in questa stagione e ha fallito, seppur di poco l’obiettivo, l’Inter è nel mezzo del cammin e il Milan deve ancora cominciare. Ovvio quindi che siano queste tre squadre quelle più interessate dai movimenti in uscita, dato che nessuna delle tre riesce a generare abbastanza entrate da raggiungere l’obiettivo prefisso. L’unico metodo, a quel punto, è il trading dei calciatori, la ricerca della famosa “plusvalenza” in grado di sistemare i conti. Ma, ed è qui il punto, non sono certo solo Roma, Inter e Milan le uniche big della Serie A che hanno necessità di vendere. Conti alla mano, lo fanno tutti.

Il Napoli ha tentato l’all-in

Prendiamo la classifica ed analizziamo, ad esempio, la situazione della capolista Napoli. Il mercato conservativo di De Laurentiis, che nell’ultimo bilancio ha solamente contabilizzato in entrata i riscatti obbligatori di Maksimovic e Rog, oltre a Ounas, è stato reso necessario dalla volontà del presidente e dell’allenatore di lanciare un assalto decisivo allo scudetto. Per non cedere nessuno dei big, il Napoli ha dovuto contenere le spese, rimanendo comunque in linea con il bilancio grazie all’incasso di ormai due stagioni fa della clausola di Higuain. Il che dimostra che anche gli azzurri, per creare la squadra in grado di lottare per il campionato, hanno dovuto cedere (seppur poco volontariamente) il loro miglior calciatore. Colpa di una capacità di generare introiti ancora non affinata, che da questo punto di vista mette i primi in classifica dietro la rivale più importante.

La Juventus è la regina del trading

Già, nonostante ricavi molto maggiori dovuti anche allo stadio di proprietà, persino la Juventus vende. Vende bene, forse benissimo, ma vende. Ogni anno, tra big e operazioni di contorno, la galassia bianconera genera un minimo di sessanta milioni di euro dalle cessioni e, di tanto in tanto, cede anche qualche big a cifre iperboliche. È stato il caso di Vidal, di Pogba e forse accadrà anche con Dybala. Senza dimenticare il vortice di calciatori acquistati, valorizzati e poi ceduti. I vari Coman, Lemina, Zaza, Pereyra, ma anche i giovani che gravitano nell’orbita bianconera e vengono ceduti in Italia e all’estero (Lirola, Mattiello, Cassata, etc), hanno portato cifre importanti nel bilancio della Juventus attraverso un trading che ha contribuito a mantenere costanti i risultati, ma soprattutto florido il bilancio. Persino nell’anno delle spese pazze (i 96 milioni di Higuain ed i 32 per Pjanic), la bilancia del mercato bianconero ha rischiato il pareggio, terminando con un passivo di appena dodici milioni di euro. La girandola di nomi transitati nel centrocampo e nell’attacco bianconero nelle ultime tre stagioni (ai titolari di oggi e a quelli citati già prima vanno aggiunti Llorente, Morata, Hernanes e Rincon) altro non è che la dimostrazione di questa politica intrapresa a Vinovo sin dai tempi della cessione di Zidane.

La Lazio ha iniziato da molto

La Lazio poi fa storia a sè, dato che l’autofinanziamento, attraverso acquisti oculati e dall’ottimo potenziale da parte di Tare, è la formula scelta da Lotito già da parecchie stagioni. Basterebbe pensare a Hernanes, Biglia o Candreva. La capacità della società biancoceleste di comprare a poco prezzo e rivendere con ottime plusvalenze permette alla Lazio di non doversi preoccupare del bilancio. Un metodo che sta dando i suoi frutti, ma che lascia a volte scoperta la squadra dal punto di vista tecnico. Basandosi in gran parte sulle intuizioni di mercato e non su acquisti di calciatori già affermati, il mercato dei capitolini è sempre l’ago della bilancia della bontà delle stagioni del club di Lotito. Quando Tare non fa centro, in campo si rende di meno. Ma i conti, in ogni caso, continuano a tornare grazie alle cessioni importanti.

Anche agli sceicchi servono le plusvalenze

Infine, come già detto, persino il Paris Saint-Germain degli sceicchi non è immune dal Fair Play Finanziario. Le spese pazze di questa stagione sono state intanto scorporate in due bilanci (Neymar in quello attuale, Mbappè in quello successivo) e poi gli introiti della società, nonostante l’impennata del merchandising, non sono ancora sufficienti a coprire le uscite. Dal Qatar continuano le iniezioni di denaro, ma considerando che solo una minima parte del finanziamento soci conta per le questioni di FPF, toccherà anche ai parigini vendere entro il 30 giugno. La rosa dei cedibili è lunga, ma chi vuole Pastore o Di Maria non potrà appigliarsi alle risorse pressochè illimitate del PSG per ricavare uno sconticino. Anche i ricchi devono vendere. E sì, il Fair Play Finanziario e le plusvalenze contano persino per loro.