Elisa Ferro Luzzi

Nel giorno della contestazione a Maurito Icardi, a San Siro è andata in scena anche una storia di sport di quelle che vale la pena raccontare, di quelle che invitano a non mollare mai neanche quando tutto sembra perduto, di quelle da cui alle volte nascono anche delle belle amicizie. E’ la storia di Federico Melchiorri, che con il suo gol e mezzo ha regalato un’inaspettata vittoria e tre punti al suo Cagliari in una giornata da incorniciare per i sardi e da incubo per l’Inter. Ma la vittoria più importante l’attaccante marchigiano l’ha conquistata contro una terribile malattia congenita conosciuta come cavernoma alla testa (attorcigliamento dei vasi sanguigni del cranio).

Melchiorri, prima la Serie A e poi l’Eccellenza

Melchiorri fa il suo esordio in Serie A dieci anni fa con la maglia del Siena, il 20 dicembre 2006, sostituendo Cristian Molinaro nella sfida casalinga contro l’Empoli. Ma è l’unica partita che gioca: nel 2007 viene ceduto in compartecipazione dal Giulianova alla Sambenedettese; poi, nel 2010, la malattia lo costringe a fermarsi. Dopo un lungo stop di 7 mesi torna ad allenarsi ma è costretto a ripartire dall’Eccellenza, nel Tolentino, e nel frattempo si iscrive anche alla facoltà di Economia e Commercio. Nel 2011 sale in D con la Maceratese dove segna 22 gol in 30 partite e così, due anni più tardi, viene chiamato in B dal Padova dove di reti però ne segna solo 6. Ma questo non gli impedisce di essere notato dal Pescara che gli fa firmare un triennale e che lui ripaga con 14 gol che contribuiscono all’accesso ai playoff per la Serie A del club abruzzese. A giugno del 2015 passa a titolo definitivo al Cagliari neo retrocesso in Serie B con cui firma un contratto triennale: va a segno per 10 volte, ma il 1º aprile 2016 la sfortuna si abbatte ancora una volta su di lui e durante un allenamento si rompe il legamento crociato. Operazione e sei mesi di stop. Ma Federico non si arrende nemmeno in questa occasione e alla fine di settembre di quest’anno è di nuovo in campo nella partita contro la Samp. E cosa fa? Segna il suo primo gol in A e permette al Cagliari di vincere in extremis. Ieri il successo sull’Inter.

Il caso Castan

I più attenti ricorderanno che il cavernoma ha colpito un altro calciatore che milita nel nostro campionato. Si tratta di Leandro Castan, difensore del Torino che ai tempi della Roma fu costretto ad operarsi a causa della stessa malattia di Melchiorri. “Otterrò la mia più grande vittoria quando nessuno mi chiederà più come sto” ha dichiarato di recente il centrale brasiliano, una delle sorprese dei granata di Mihajlovic. Ha già collezionano cinque presenze, in totale 480 minuti: è il terzo giocatore più utilizzato dal tecnico serbo e, soprattutto, ha quasi raggiunto il numero di minuti giocati che in carriera ha totalizzato in due stagioni. Il suo cartellino è ancora di proprietà della Roma ma Cairo intende riscattarlo appena possibile. Ai tempi del cavernoma, Castan ha ricevuto la solidarietà di tante persone, in primis di Melchiorri che lo ha sostenuto nel momento dell’operazione. “Sentii Melchiorri prima dell’intervento – ha dichiarato il brasiliano in occasione della sfida della Roma con il Cagliari -, mi spiegò di aver avuto lo stesso mio problema. Mi disse che dovevo affrontare una sfida durissima ma che potevo farcela. Tiferò sempre per lui”.

Leandro Castan ai tempi della Roma

Leandro Castan ai tempi della Roma

Che cos’è il cavernoma

Ai tempi dell’operazione di Castan il professor Maurizio Fornari, neurochirurgo all’Istituto Humanitas di Milano, ha spiegato ai microfoni della Gazzetta dello Sport in cosa consiste questa malattia: “È una malformazione vascolare congenita, una piccola matassa di vasi che in questo caso hanno una bassa pressione arteriosa al loro interno e che possono dare origine a micro-emorragie o disturbi di tipo circolatorio. Emorragia diffusa? Proprio in virtù di quella bassa pressione arteriosa, c’è una scarsa probabilità che accada. Ma mentre con una persona normale si potrebbe avere un comportamento di attesa, nel caso di sportivi i continui sforzi fisici e l’aumento del battito cardiaco rappresentano comunque un rischio per la salute”.