Patrizio Cacciari

Una serata per cuori forti. Una Champions conquistata all’ultimo respiro, dopo una partita che sembrava stregata. Poi il saluto, l’addio, di un popolo intero al giocatore più grande della storia della Roma. Capitano e bandiera, 25 anni con una sola maglia, Francesco Totti.

Il peso specifico di Totti

Impossibile raccontare in poche righe cosa sia stato Totti per la Roma, una storia personale con un peso specifico così ingombrante nei 90 anni del club giallorosso da aver creato tensioni e divisioni. Ma la sintesi, dopo settimane di litigi, musi lunghi e incomprensibili incomprensioni, l’ha stabilita prima del fischio d’inizio di Roma-Genoa la Curva Sud, per l’occasione vestita a festa come non si vedeva da tempo: Totti è la Roma. Semplice, chiaro, incontestabile. La partita doveva essere la classica passeggiata di fine stagione: da una parte la Roma, a cui servivano i tre punti per l’accesso diretto alla Champions, dall’altra un Genoa senza niente da chiedere al campionato. Non è andata così, con i giallorossi sotto dopo pochi minuti e sulle gambe, bloccati dalla tensione. Poi il pareggio di Dzeko e un primo tempo dove lo stesso bosniaco si divora la palla del raddoppio. Nella ripresa la musica non cambia, così Spalletti (fischiatissimo), dopo aver perso per infortunio Palmieri, si toglie subito il pensiero e al 9′ della ripresa manda dentro il Capitano. Il tempo scorre e il vantaggio romanista arriva a un quarto d’ora dalla fine con De Rossi, ma nemmeno il tempo di esultare e il Genoa pareggia. Sembrava la classica storia romanista, con la festa rovinata sul più bello. Invece all’ultimo minuto ci pensa Perotti (ex) a scacciare l’incubo che avrebbe rovinato una festa magnifica. Tre punti e accesso diretto alla Champions. La Roma può sorridere.

LA FESTA DI TOTTI A FINE PARTITA
Dopo il fischio finale inizia lo show. Una scenografia da brividi che ha coinvolto tutto lo stadio accoglie Totti. Giro di campo d’onore insieme alla famiglia, le lacrime e il passo che si faceva lento metro dopo metro. Fino all’abbraccio finale davanti alla Sud. La dedica “Mi mancherete” scritta su un pallone calciato in curva, poi in mezzo al campo l’omaggio del club con una targa celebrativa consegnata da De Rossi. Infine il discorso, commovente e straziante, che potete leggere sotto nella sua versione integrale.

addio totti roma

La scenografia della Curva Sud dedicata a Totti prima della partita.

IL TESTO DELLA LETTERA SCRITTA DA TOTTI

“Ho scritto, abbiamo scritto una lettera per voi, non so se riuscirò a leggerla, ci provo. Se non finisco la finirà mia figlia Chanel che non vede l’ora di leggerla. Grazie Roma, grazie mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici, a mia moglie e ai miei tre figli. Ho voluto iniziare dai saluti perché non so se riuscirò a leggere queste poche righe. E’ impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con canzoni o poesie. Sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone, e lo è ancora ma a un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e il tempo ha deciso. Maledetto tempo… E’ lo stesso tempo che il 17 giugno 2001 avremmo voluto passasse in fretta. Non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare tre volte. Oggi questo tempo mi ha bussato sulle spalle e mi ha detto ‘domani sarai grande’, levati gli scarpini perché da oggi sei un uomo e non potrai sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini, state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia e non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma la realtà. Voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, e a quelli che oggi sono diventati padri e gridano ancora ‘Totti gol’. Mi piace pensare che la mia carriera sia per voi una favola da raccontare. Mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho chiarito i miei pensieri ma spegnere la luce non è facile, adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta. Concedetemi un po’ di paura, stavolta sono io ad aver bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Solo con il vostro affetto riuscirò a buttarmi in una nuova avventura. Voglio ringraziare tutte le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni, i tifosi, la Curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore, siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore, vi amo!”

Finisce con una stretta di mano al tecnico, la fascia messa al braccio di un ragazzino classe 2006 delle giovanili della Roma per un ideale passaggio di consegne e con l’affetto dei compagni che lo portano in trionfo. Totti saluta la Roma e il calcio italiano. Una straordinaria storia d’amore, irripetibile. Grazie Capitano, amarti è stato facile, dimenticarti sarà impossibile.