Francesco Cavallini

Casillas. Sergio Ramos, Puyol, Pique, Lahm. Gerrard, Xavi, Iniesta. Ronaldo, Messi, Henry. Una formazione che solo a leggerla mette paura. Normale, dato che si tratta della Top 11 del ventunesimo secolo scelta dalla FIFA. Questa squadra, secondo il massimo organismo calcistico mondiale, rappresenta il meglio di ciò che il football ha saputo offrire nel corso degli ultimi diciassette anni. Sei spagnoli, un tedesco, un inglese, un portoghese, un argentino ed un francese. Italiani? Neanche a parlarne. Allargando il discorso ai campionati, forse va ancora peggio. L’unico di questi undici che abbia mai messo piede in Serie A è Henry, tra l’altro nella peggior parentesi della sua carriera. La FIFA vuole per caso dirci qualcosa?

FIFA Top XI: niente Italia e niente Serie A

Di base, come tutte le classifiche, questa top 11 è certamente opinabile. E all’annuncio sui social network, si è chiaramente generato il caos. Per fortuna del nostro calcio, più di qualcuno si è ricordato di Buffon, di Cannavaro o di Pirlo. Perchè, tra parentesi, l’Italia nel 2006 ha vinto la Coppa del Mondo. Ma lo strapotere della Liga (con 8 protagonisti, 9 se contiamo anche l’esperienza a Barcellona di Henry) e la totale scomparsa dai radar della Serie A segnalano un riallineamento, agli occhi della FIFA e degli addetti ai lavori, del valore tecnico dei campionati europei. Se poi a questa lista aggiungiamo aggiungiamo altri dati, come gli introiti televisivi o le presenze negli stadi, il quadro totale per la nostra massima serie diventa abbastanza desolante. Da campionato dei sogni (almeno fino alla metà degli anni Novanta), la Serie A si è trasformata in una…lega cadetta.

top 11 fifa

Nella top 11 del Novecento ci sono un paio di volti noti…

Volendo proporre un confronto con la top 11 dei cento anni precedenti, balza all’occhio qualche minima differenza. Perchè se è vero che nella squadra ideale del ventesimo secolo solo due dei prescelti (Maradona e Platini) hanno giocato in Serie A, va anche considerato che molti dei protagonisti (che per la cronaca sono Yashin, Carlos Alberto, Beckenbauer, Moore, Nilton Santos, Cruijff, Di Stefano, Platini, Garrincha, Maradona, Pelè) hanno vissuto la propria carriera in un periodo in cui gli stranieri nel nostro campionato erano vietati. Non è quindi così improbabile pensare che almeno qualcuno di loro avrebbe potuto trovare posto nelle nostre big. Difficile immaginare Cruijff e Beckenbauer sfidarsi in un derby della Mole? Beh, in fondo, poteva accadere.

…ma comunque niente italiani

Anche qui, in ogni caso, grandi assenti gli italiani. Nè Rivera nè Baggio (o Maldini e Meazza) hanno trovato posto nella squadra dei sogni. Il che, sommato agli esclusi dalla top 11 più recente, fa riflettere. Possibile che nei 117 anni presi in considerazione nessun azzurro abbia fatto abbastanza per meritare questo onore? Eppure quattro titoli mondiali e uno europeo sono nella bacheca della Federcalcio e nelle competizioni continentali, stranieri o non stranieri, le nostre squadre hanno sempre fatto incetta di trofei. O almeno, fino al 2007. Dopo di che, il buio. Proprio nel momento migliore del calcio spagnolo. E allora forse dobbiamo davvero farci un esame di coscienza. Buffon, Cannavaro o Pirlo potevano (o dovevano) esserci. Ma il pensare che il nostro calcio sia migliore degli altri solo per la tradizione che si porta dietro, è forse uno dei motivi maggiori della sua attuale decadenza.