Adriano Stabile

“I continuatori”, così un telecronista di 67 anni fa definì i giovanissimi calciatori del Torino, chiamati a sostituire gli imbattibili compagni di squadra morti da poco più di una settimana nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949. Erano trascorsi 11 giorni dall’incidente aereo che aveva posto fine alla leggenda del Grande Torino e la squadra dei ragazzi granata, tutti giovani di 18 e 19 anni, si ritrovò catapultata a disputare le ultime quattro giornate di campionato. Lo scudetto era stato già assegnato d’ufficio dalla Federcalcio il 6 maggio, nel giorno dei funerali delle 31 vittime, ma quelle quattro partite andavano comunque disputate, contro Genoa, Palermo, Sampdoria e Fiorentina che si impegnarono a schierare anch’esse formazioni di soli ragazzi.

I ragazzi che sostituirono il Grande Torino

A distanza di 67 anni, la storia dei “continuatori” viene riportata alla luce da un commovente documentario, uscito a ottobre 2016, intitolato “L’ultimo viaggio del Conte Rosso”, firmato da Fabiana Antonioli, regista e videomaker, già autrice di quattro documentari di cui due a tinte granata (l’altro è “Finché morte non ci separi” del 2007). Il Conte Rosso era il nomignolo del pullman su cui viaggiava il Torino all’epoca. La pellicola, autoprodotta dalla cooperativa indipendente Filmika e disponibile in dvd (che può essere acquistato contattando la produzione all’email filmika@filmika.it) propone le testimonianze di quattro componenti della formazione dei giovani del Torino, chiamati a indossare le maglie dei loro idoli e amici, per quattro gare, tutte vinte. «Vincere quelle partite fu comunque importante – ci spiega Fabiana Antonioli – è vero che lo scudetto era già stato assegnato ai granata, ma quelle vittorie mettevano a tacere ogni possibile contestazione sul verdetto del campo».

Film Grande Torino

La squadra dei giovani del Torino

IL RACCONTO COMMOSSO DI QUATTRO GIOCATORI DI QUELLA SQUADRA
Gli ex calciatori granata Guido Vandone, Tony Giammarinaro, Lando Macchi e Umberto Motto ancora oggi si commuovono nel raccontare quelle settimane: «Vandone soprattutto è molto segnato da quella tragedia – racconta la regista – mi ha ripetuto più volte che non erano loro a essere scesi in campo, ma gli altri, i compagni scomparsi. Macchi invece si è commosso raccontandoci che sarebbe dovuto partire anche lui come riserva per Lisbona (sull’aereo che poi sarebbe caduto, n.d.r.). Lo ha scoperto dopo. Non prese quel volo perché non fecero in tempo a timbrargli il passaporto».

Giammarinaro

Antonio Giammarinaro da allenatore ha guidato anche Pescara e Avellino

Vandone, il portiere, ereditò i guanti del defunto Valerio Bacigalupo dal fratello Manlio in occasione della prima partita dei ragazzi (il 15 maggio 1949 contro il Genoa), Antonio “Tony” Giammarinaro, mezzala col vizio del gol e poi apprezzato allenatore, oggi vive a Pescara dopo una vita passata sui campi e in panchina, Macchi, centrocampista, rintracciato in Toscana, vive a Ponsacco, la sua città natale, mentre Motto, difensore e capitano di quella squadra di giovani, si ritirò poco dopo per fare il dirigente granata per 25 anni. «Abbiamo rintracciato a Torino anche Franco Audisio che ha partecipato al nostro incontro, ma oggi non è in grado di parlare» ci rivela Antonioli. Tutti “ragazzi” di 86 anni, tranne Giammarinaro, di un anno più giovane, ritrovati dalla regista grazie all’aiuto di vecchi e accaniti tifosi del Toro, che le hanno dato le dritte giuste. Ne “L’ultimo viaggio del Conte Rosso” appare anche la testimonianza di Giampaolo Ormezzano, giornalista e scrittore sublime, grande conoscitore di storie toriniste e torinesi.

Film Grande Torino

I giovani granata chiamati a raccolta

PARTITELLE ACCESISSIME, TRA DITA ROTTE E PUGNI
«Per me realizzare un documentario è un modo per approfondire una mia passione – le parole di Fabiana Antonioli – e la mia passione per il Toro nasce da mio padre, che mi portava a vedere le partite allo stadio, anche se non sono una grande appassionata di calcio. Ho respirato la rivalità con la Juventus, che ha una valenza sociale. Torino è stata condizionata per decenni dalla Fiat e tifare contro la Juve significava andare contro il sistema. Sono figlia di un uomo che non comprava automobili Fiat per scelta». L’ispirazione per girare il documentario è venuta quando vide, nel 2012, un servizio di una tv inglese sui quei giovani “eredi” del Grande Torino. Dal lavoro di ricerca e dalle testimonianze alla base del film sono emersi particolari interessanti sulla storia di quella squadra. Come le partitelle di allenamento: una volta a settimana il Grande Torino e i ragazzi granata (equivalenti all’attuale Primavera) si sfidavano in partite d’allenamento accesissime. «Erano talmente concitate che a un certo punto vennero fermate da Egri Erbstein (il direttore tecnico del Toro, n.d.r.) perché i giocatori rischiavano di farsi male. Vandone nel documentario ci mostra un dito rotto da un calcio di Castigliano durante una di queste sfide. In un’altra occasione, mi è stato raccontato, Valentino Mazzola si infuriò con Ferraris sferrandogli un pugno dopo un’entrata troppo dura».

Grande Torino film

La squadra dei ragazzi del Torino schierata il 15 maggio 1949

UN INCIDENTE AEREO ANCHE PER I RAGAZZI DEL TORINO
Non mancano misteri e segnali inquietanti: «Anche i giovani del Torino erano stati coinvolti in un incidente aereo, precedente a quello di Superga, di cui però non si è detto quasi nulla. Rientravano da un torneo giovanile a Londra e l’aereo su cui volavano ebbe un incidente. Non ci furono conseguenze gravi, se la cavarono con qualche contusione, ma non c’è bisogno di essere esperti in coincidenze astrali per avere i brividi». Spulciando l’archivio della Stampa si trova traccia di questo contrattempo in un articolo di Vittorio Pozzo del 20 aprile 1948, in cui si racconta che l’aereo finì contro un muro. In realtà la trasferta era della nazionale italiana juniores, ricca comunque di giovani del Torino, al rientro dalla trasferta a Londra per il primo campionato europeo Under 18 per nazioni organizzato dalla Fifa, chiuso al quarto posto dagli azzurrini.

Film Grande Torino

Il biglietto aereo di Loik, la destinazione è Milano (Archivio Franco Corti)

I MISTERI IRRISOLTI DELLA TRAGEDIA DI SUPERGA
Anche attorno alla tragedia di Superga c’è un alone di mistero, che nessuno ha mai dissipato veramente: «Non sono un avvocato, non faccio la giornalista – conclude Antonioli – ma non si sa bene perché l’aereo stesse per atterrare a Torino dal momento che c’era un nubifragio in corso da parecchi giorni e che dai biglietti dei calciatori risulta che l’aeroporto di partenza e di arrivo fosse Milano». Probabilmente non lo sapremo mai. Oppure la verità è conosciuta, ma svelarla dopo decenni non ha più senso.

Resta il ricordo di una squadra stupenda e della fugace avventura dei “continuatori”, i ragazzi chiamati a sostituire, con le lacrime agli occhi, i propri idoli. Una storia senza tempo di calcio emozionante, raccontata meravigliosamente da “L’ultimo viaggio del Conte Rosso”.

Conte Rosso