Redazione

Solita Juventus: ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo. Doma una Fiorentina arrembante, passa in vantaggio, gestisce l’avversario giocando con il pallone e il cronometro, consolida l’impermeabilità della difesa e porta a casa tre punti preziossimi.

Bernardeschi: non c’è due senza ex

La dura legge dell’ex. Chi gioca nella Juventus tende a punire la squadra di provenienza. È successo a Napoli, con Higuain. In casa con la Roma, a segno Benatia. Infine a Firenze, con Bernardeschi. Tre gol, nove punti. E tutta la pressione del mondo, adesso, è sul Napoli. Al netto delle coincidenze, la Juventus non sbaglia mai le partite che contano. E adesso può preparare con serenità la sfida con il Tottenham. Rincuora, in vista del doppio confronto con gli inglesi, la ritrovata condizione fisica di una squadra che ha recuperato brillantezza e incisività. Il Pipita, quattro gol in due partite, è tornato la punta acuminata di una squadra cinica. Non bellissima, ma fisica. Ed estremamente utilitaristica nella gestione delle forze lungo l’arco dei 90’.

Il bello di esser brutti

La Juventus riesce anche a gestire l’assenza di Matuidi. La mancanza del centrocampista sembrava pesantissima, invece è stata assorbita senza troppi traumi. L’impianto di gioco è perfettamente funzionale, così come la lettura del match. Una Juventus dinamica e geometrica, con punte di ferocia. Quanto basta per gestire un avversario sempre scomodo, soprattutto quando si affronta al Franchi. Bernardeschi  sfrutta l’indecisione di Sportiello e oltre alla rete gioca una partita da calciatore ritrovato. Classe al servizio del collettivo e efficacia. Crescita esponenziale, come il resto della squadra.  Trovato il vantaggio, Allegri pensa bene di coprirsi, a dispetto delle apparenze. Prima di rinunciare a Marchisio, per Douglas, inserisce Barzagli e blocca la difesa.

Dammi solo un minuto…

La Viola ha ben poco da rimproverarsi: non ha senso recriminare sull’episodio del rigore prima assegnato e poi negato a Veretout. Alex Sandro perde il pallone ma subisce fallo. E comunque il suo tocco non è qualificabile al 100% come giocata. Il problema non è, questa volta, di immagini né di valutazione, quanto di tempistica. Scorrono ben tre minuti fra la segnalazione di Guida e la decisione finale. Il fallo di mano di Chiellini è netto, ma l’evoluzione dell’azione è viziata da un fallo più che da fuorigioco. In ogni caso, questa volta il VAR non influenza il risultato. E di questi tempi, non è poco.