Mattia Deidda

La Fiorentina vince contro il Torino e si lascia completamente alle spalle il difficile inizio di campionato. Una squadra smembrata: via Kalinic, Borja Valero Vecino e Bernardeschi, ovvero i migliori giocatori presenti in rosa. Questa estate la Fiorentina avevo perso la propria identità. Dopo dieci giornate, Pioli gliel’ha restituita. Tutto parte dai tre attaccanti e da un’idea nata nell’ultima partita: accantonare il 4-2-3-1 per favorire il 4-3-3. In un centrocampo a due, Badelj si sente stretto. Meglio arretrare Benassi sulla linea dei centrocampisti, garantendo anche più copertura per gli equilibri della squadra. In avanti non servono più presentazioni: Simeone, Chiesa e Thereau rappresentano l’attacco titolare.

Thereau, il faro della Fiorentina

Titolare inamovibile nel tridente, il francese è uscito dalla sfida contro il Torino infortunato,. L’uomo più esperto del reparto offensivo. Chiesa e Simeone guardano Thereau come un punto di riferimento. Tanta gavetta, prima di approdare in una squadra con ambizioni europee. Arrivato a trentaquattro anni, la Fiorentina rappresenta l’ultima possibilità per ritornare a giocare in Europa, dove l’ultima presenza risale a dieci anni fa, con l’Anderlecht. Da otto anni in Italia (ChievoVerona e Udinese), Thereau è il principale artefice della rinascita Viola. Arrivato a Firenze alla terza giornata di campionato, il francese aveva trovato una squadra con 0 punti in classifica. Con quattro gol e due assist, l’ex Udinese ha mostrato la via da seguire ai compagni.

Chiesa, il ragazzo della Fiesole

Uscito dalla Primavera della Fiorentina, i tifosi lo vedono come un figlio o un fratello minore. La speranza, è che non si ripeta la vicenda Bernardeschi. Classe 1997, ha già regalato ottimi spunti di riflessione. Con due gol in otto presenze, l’italiano sta vivendo la prima stagione da titolare in Serie A. Il più tecnico del tridente, è l’unico in grado di creare superiorità numerica puntando l’avversario. Predestinato. Non perché figlio d’arte, ma perché ha già dimostrato di avere tutte le carte in regole per poter mantenere la categoria ad alto livello. Un indizio lo regala l’esordio in campionato, l’anno scorso: Sousa decide di farlo giocare titolare a Torino contro la Juventus a diciotto anni. Un motivo deve esserci.

Simeone, il momento di diventare grande

Altro figlio d’arte, altro calciatore che deve ringraziare il padre per i geni trasmessi. Ventidue anni, giovane, ma non troppo: per dimostrare di poter sedere allo stesso tavolo di Icardi, Simeone non può sbagliare la stagione. Dopo aver impressionato nel Genoa (dodici gol in trentacinque partite all’esordio in Serie A), la Fiorentina ha deciso di cominciare un nuovo ciclo da lui. Un inizio di campionato difficile, come facilmente pronosticabile. A ventidue anni nessuno poteva chiedergli di prendere in mano la squadra. L’arrivo di Thereau, però, ha cambiato tutto. Da quando il francese è a Firenze, Simeone ha segnato quattro gol e regalato due assist in otto partite.

La Fiorentina riparte da qui. Chiesa-Simeone-Thereau. Due figli d’arte a scoprire il mestiere da un operaio che si è fatto grande da solo. Con l’aggiunta di Benassi, centrocampista con il vizio del gol, Pioli è riuscito a mettere in campo uno schieramento in grado di puntare all’Europa, nonostante quest’anno le prime cinque posizioni sembrino già prenotate.