Paolo Valenti

Firenze e Roma, città d’arte visitate ogni settimana da turisti italiani e stranieri che ripartono incantati dalle loro bellezze, anche calcisticamente condividono storie e tradizioni simili: pochi scudetti (tre per la Roma, due per Lazio e Fiorentina), qualche Coppa Italia in più (Roma nove, Lazio e Fiorentina sei) e tifoserie molto calde, appassionate ai limiti dell’incomprensibile. Città che vivono di pallone ogni giorno dell’anno, quasi a rendere la partita settimanale un mero spunto per avere argomenti da dibattere per accompagnare il trascorrere del tempo. Un modo di vivere il calcio che, in mancanza della frequenza di vittorie, porta spesso i tifosi a rigurgiti d’insoddisfazione amplificati dai mezzi di comunicazione.

Il burrascoso rapporto tra presidenti e tifosi

Abbiamo potuto assistere alle recenti proteste dei supporter viola nei confronti dei Della Valle, che hanno spinto pochi giorni fa la società ad emettere un comunicato ufficiale nel quale i proprietari si sono dichiarati disponibili a cedere il comando a chi dovesse essere interessato. Un gesto estremo, probabilmente dettato anche dalla voglia dei Della Valle di sgomberare il campo da equivoci e malintesi. E’ di tutta evidenza, infatti, che, qualora non giungesse nessuna offerta, o ne arrivassero di poco significative, la gente di Firenze dovrebbe giocoforza riconsegnare ai fratelli marchigiani le chiavi, se non dei sogni, quanto meno delle speranze di costruire una squadra di livello.

Della Valle calciopoli

Diego Della Valle durante una conferenza stampa

Vicende analoghe si vivono a Roma. Pochi anni fa, sulla sponda biancoceleste del Tevere, una tifoseria compatta nel voler combattere il presidente Lotito ha dapprima dato vita all’iniziativa “Libera la Lazio” e successivamente ha disertato uno stadio che, ad ogni partita, risultava desolatamente vuoto. Situazione rientrata, almeno per quanto riguarda le presenze allo stadio, ma comunque sempre molto critica nei confronti del patron. Pallotta & C. vivono una condizione più articolata, essendo ancora numerosi i tifosi che danno credito e sostegno alla presidenza americana, a differenza di uno zoccolo duro e ampio che invece qualifica la dirigenza a stelle e strisce con l’appellativo di “American straccions”. Se Atene piange, Sparta non ride.

Protesta dei tifosi della Lazio contro Claudio Lotito.

Le prospettive future dei club

Fiorentina, ampliare il bacino di utenza

Agli occhi di un osservatore neutrale, tutto questo non può non apparire quanto meno singolare. Analizziamo i fatti, considerando una premessa fondamentale: ossia che la Juventus degli ultimi sei anni è una squadra oggi lontana dalle concorrenti, ben oltre i punti che ha stabilito la classifica finale della stagione 2016-17. Partiamo dalla società viola che, con una città di meno di 400.000 abitanti, ha un bacino d’utenza non in grado di sostenere grandissime imprese. La Fiorentina è una squadra a forte vocazione locale: poco numerosi i tifosi fuori dalla Toscana, meno ancora quelli individuabili in un contesto internazionale. Questo si traduce nell’impossibilità di ottenere introiti elevati dalle televisioni e dal merchandising.

Uno stadio di proprietà potrebbe essere un primo passo per migliorare il fatturato della società. I Della Valle, però, si sono già mossi in questo senso, avendo presentato un progetto operativo che, secondo le intenzioni, nel giro di quattro anni dovrebbe portare alla costruzione dello stadio. Quanto al bilancio, l’ultimo esercizio si è chiuso con un passivo di poco inferiore ai tre milioni di euro, in netto miglioramento rispetto a quello precedente. Con queste risorse è difficile pensare di raccogliere risultati migliori dell’ottavo posto del campionato 2016-17 nel quale, delle squadre finite davanti ai viola, solo la grande sorpresa Atalanta, sulla carta, non avrebbe dovuto sopravanzare i viola.

Ecco come dovrebbe essere il nuovo stadio della Fiorentina

Lazio, i conti sono a posto

Situazione ancora più paradossale quella che si vive nella Capitale. In particolare in casa Lazio, dove il presidente Lotito, con tutti i limiti di immagine che si è cucito addosso nel tempo, dal punto di vista della gestione economica e sportiva, in considerazione delle risorse disponibili, negli anni ha fatto miracoli. Considerazioni analoghe a quelle fatte per i viola, infatti, possono essere svolte in via di approssimazione per quello che riguarda il bacino d’utenza mentre per quanto riguarda la costruzione di un nuovo impianto Lotito è più indietro, ma solo per questioni di opportunità: costruire uno stadio a Roma è una questione politicamente molto complessa e il presidente della Lazio si è messo alla finestra per entrare nella scia di quello che riuscirà a fare la Roma, che ha già da anni iniziato a portare avanti il suo progetto, incontrando non poche difficoltà. In utile di circa dieci milioni l’ultima semestrale, in linea con una gestione virtuosa che sta portando negli anni la società ad azzerare il debito nei confronti dell’erario. Sotto l’attuale presidenza Due Coppa Italia e una Supercoppa italiana hanno impreziosito il palmares, oltre a diverse buone prestazioni che hanno messo costantemente i biancocelesti alle spalle delle squadre di vertice.

Roma, senza stadio è dura

La società guidata da Pallotta, invece, dopo i primi due anni di assestamento, da quattro stagioni ad oggi ha raccolto tre piazze d’onore (dietro alla stratosferica Juventus) e un terzo posto, frutto di investimenti che hanno portato in sofferenza il bilancio della società e indebitato la squadra nei confronti di Goldman Sachs. Quanto allo stadio, è evidente che questo sia l’obiettivo principale della proprietà americana, scontratosi con la giungla politico-amministrativa che avviluppa chiunque voglia davvero fare qualcosa di nuovo nella Capitale. Grossi sforzi che però i tifosi della Roma non sembrano apprezzare più di tanto, rinfacciando alla società l’incapacità di vincere un trofeo che vada ad arricchire una bacheca il cui score è fermo alla Coppa Italia vinta nel 2008 al tramonto della presidenza Sensi. L’arrivo di Monchi e Di Francesco e le prime importanti cessioni verificatesi in apertura di calciomercato vengono vissute dai supporter col timore di un ridimensionamento di impegno e ambizioni, paventato almeno fino a quando Pallotta & C. non saranno sicuri di poter costruire il nuovo stadio.

Roma crisi totti spalletti

Il presidente della Roma Pallotta, a sinistra, con il direttore generale Baldissoni

Uno sguardo obiettivo e ragionato di queste situazioni non può non portare ad individuare nella distanza tra le aspettative dei tifosi e le risorse a disposizione delle squadre il corto circuito che porta ai forti malumori delle piazze di Firenze e Roma. Accompagnate, a dire il vero, da una comunicazione ufficiale che, per non mortificare i sogni della piazza, di cui si nutrono fatturati e stimoli dei giocatori, non ha la forza di chiarire potenzialità e obiettivi realistici da perseguire, creando un circolo vizioso che sembra impossibile da spezzare. Bene hanno fatto i Della Valle a uscire allo scoperto con una provocazione dalla quale la società viola potrebbe uscire rinforzata qualora, effettivamente, nessun serio acquirente dovesse bussare alle sue porte. Lazio e Roma, al momento, non possono giocare la stessa carta: Lotito, almeno adesso, non ha interesse a vendere mentre per Pallotta una mossa del genere sarà ipotizzabile solo in caso di fallimento certo dell’iter che porta alla costruzione dello stadio di Tor di Valle. Ma i tifosi romani sono così certi che le loro squadre potrebbero fare meglio in mani altrui?