Francesco Cavallini

Azzeccare tutti gli acquisti non è umanamente possibile. Anche il direttore sportivo più affermato prende delle cantonate. Persino le società più ricche, quelle che possono permettersi sempre il meglio del meglio, a volte mettono sotto contratto calciatori mediocri, che arrivano con grandi prospettive ma poi passano inosservati e finiscono nel dimenticatoio. Il Real Madrid non può fare eccezione. A fare da contraltare ai vari Figo, Cristiano Ronaldo, Zidane e Sergio Ramos, ci sono stati acquisti strani, particolari, fallimentari. E ci siamo divertiti a stilare una improbabile flop 11 degli ultimi vent’anni, schierata con un classico 4-4-1-1. Qualche nome che vi suonerà conosciuto. Qualcun altro un po’ meno. E ce ne saranno un paio che vi faranno certamente dire ma questo come ci è arrivato al Real

Portiere: Jerzy Dudek

Difficile trovare un acquisto sbagliato in porta per il Real Madrid, dato che negli ultimi vent’anni tra i pali dei Blancos sono passati Bodo Illgner, Saint Iker Casillas e recentemente l’ottimo Keylor Navas. E allora scegliamo nostro malgrado l’ex portierone del Liverpool, che arriva in Castiglia ormai a fine carriera e che in quattro anni gioca solo dodici partite, subendo tra l’altro diciotto reti, ma che perlomeno si toglie la soddisfazione di appendere gli scarpini al chiodo dopo una standing ovation del Bernabeu. Mica male!

Jerzy Dudek con la maglia del Real assieme a Raul e a Cristiano Ronaldo (ph. presa dal profilo Instagram di Dudek)

Terzino destro: Carlos Diogo

Chi? Appunto. Viene portato a Madrid nel 2005 su indicazione di Arrigo Sacchi, all’epoca direttore tecnico delle merengues. Nonostante le ottime recensioni dell’ex CT della Nazionale, che ritiene Diogo un calciatore poliedrico, buono sia per la difesa che per il centrocampo, l’uruguaiano non trova spazio neanche nel pullman della squadra . Scende in campo solo tredici volte in una stagione (quasi mai dal primo minuto) e viene immediatamente liquidato dopo dodici mesi con un prestito al Real Saragozza, poi trasformato in cessione definitiva.

Centrale: Jonathan Woodgate

Il gioiello della corona, la grande speranza difensiva della nazionale di Sua Maestà approda al Real nell’anno 2004, dopo buone stagioni con il Leeds ed il Newcastle. Il fatto che la sua prima presenza ufficiale sia datata settembre 2005 lascia pochi dubbi sulla predisposizione del ragazzo ad infortuni di ogni tipo. Appena quattordici apparizioni in tre stagioni per l’inglese, quasi tutte accumulate nel corso di un paio di mesi giocati ad altissimo livello, che permettono ai giornalisti spagnoli di definirlo l’erede di Hierro. Neanche a dirlo, un anno dopo Woodgate vince l’ambitissimo premio di bidone del ventunesimo secolo e saluta Madrid per tornare definitivamente in Inghilterra.

Centrale: Christoph Metzelder

Se uno dei centrali è rapido e bravo nei recuperi, l’altro deve essere robusto e arcigno marcatore. E quindi benvenuto nella nostra squadra a Christoph Metzelder, una vita passata a difendere i colori del Borussia Dortmund prima di trasferirsi a Madrid a parametro zero nel 2007, prendendo proprio il posto di Woodgate nella rosa. E l’inglese gli lascia anche il lettino dell’infermeria, dato che tra un infortunio e l’altro il tedesco scende in campo con la maglia del Real solo trentuno volte in tre stagioni, dieci delle quali grazie a Pepe, che nel 2008 in un match contro il Getafe ha l’ottima idea di picchiare due o tre avversari e si becca una maxi-squalifica.

Christoph Metzelder al Bernabeu in occasione di Real Madrid – Bayern Monaco (ph. presa dal profilo Instagram di Metzelder)

Terzino sinistro: Royston Drenthe

Se a neanche trent’anni ti ritiri per dedicarti al rap, significa che la tua carriera calcistica non è esattamente andata come ti aspettavi. Essere acquistato per 14 milioni dal Real Madrid ed etichettato come il terzino sinistro dei prossimi dieci anni di certo non deve aver aiutato, soprattutto perchè in concomitanza con l’olandese arriva un certo Marcelo, che all’inizio fa panchina ma che nelle stagioni successive non lascia giocare a Drenthe neanche le partitelle del mercoledì alla Ciudad Deportiva. Quarantasei presenze e due reti con i blancos, prima di iniziare una parabola discendente terminata negli Emirati Arabi e nei migliori negozi di dischi.

Ala destra: Julien Faubert

Non un vero e proprio acquisto, dato che arriva in prestito con diritto di riscatto dal West Ham. Comunque l’esterno francese rientra di diritto in questa flop 11, non tanto per le due misere presenze con le merengues, ma per altrettanti magnifici episodi. Riceve una multa per aver saltato l’allenamento pensando erroneamente di avere un giorno di riposo e soprattutto è protagonista di una foto che lo immortala sulla panchina del Madrigal mentre schiaccia un sereno pisolino mentre i suoi compagni perdono per 3-2 all’ultimo minuto contro il Villarreal e regalano il titolo al Barcellona.

Centrocampista: Thomas Gravesen

Prima dell’esplosione di Casemiro, per anni al Santiago Bernabeu è rimasta in vigore una regola non scritta, che recitava più o meno vietato l’accesso ai mediani. Ne fa le spese anche Gravesen, acquistato nel 2005 dall’Everton per garantire quantità e forza fisica al centrocampo delle merengues. E il danese il suo lavoro lo fa bene. Forse anche troppo, dato che viene aspramente criticato dai suoi stessi tifosi per il suo gioco duro e per la scarsa qualità tecnica. L’addio di Luxemburgo e di Sacchi, che avevano caldeggiato il suo acquisto, fanno capire a Gravesen che il suo tempo a Madrid è scaduto e lui decide di certificarlo nell’estate 2006, entrando in maniera scriteriata su Robinho in allenamento e completando il tutto litigando con Capello, che lo fa cedere senza neanche passare dal via.

Thomas Gravesen con la maglia del Real Madrid

Centrocampista: Pablo Garcia

Chi? L’amico di quelli di prima. Nel senso che arriva a Madrid assieme al connazionale Carlos Diogo e che si contende il poco ambito posto da mediano titolare con Gravesen. L’uruguaiano si presenta al Santiago Bernabeu con un’ottima reputazione e con il record appena conquistato di gialli in una stagione di Liga (per la cronaca, 17). Alla lunga vince il ballottaggio con il danese, ma l’arrivo di Capello è letale anche per Pablo Garcia, che viene mandato in prestito per le due stagioni rimanenti del suo contratto triennale. Ventidue presenze, nessuna rete e altri cinque milioni di euro buttati al vento dalla Casa Blanca.

Ala sinistra: Elvir Baljić

Cinquanta miliardi di lire, undici presenze (otto delle quali dalla panchina) e una sola rete. Il flop dei flop del Real Madrid degli ultimi anni si chiama certamente Elvir Baljić e arriva da Sarajevo, Bosnia. Una stagione fenomenale con il Fenerbahçe convince le merengues ad ingaggiarlo nel 1999, complice John Toshack che prima di allenare i Blancos ha avuto modo di ammirarlo in Turchia mentre guidava il Besiktas. La stagione inizia benissimo per il bosniaco, che si rompe il legamento crociato senza mai neanche vedere il campo. Quando torna disponibile, sulla panchina non trova più Toshack ma Del Bosque, che non lo vede neanche con il binocolo e che lo porta in panchina a Parigi per la finale di Champions League solo per giustificare la somma spesa per lui dal presidente Sanz.

Trequartista: Hamit Altıntop

L’unica volta in cui i tifosi sono stati legittimati a pensare che al posto di un calciatore sia stato erroneamente acquistato il fratello, in questo caso il buon Halil. Dei due quello forte sarebbe Hamit, che arriva al Real a parametro zero nell’estate 2011 dopo quattro anni passati al Bayern. Debutti importanti per lui. Nella Liga, in Coppa del Re ed in Champions League. Ma praticamente solo quelli, dato che dopo appena dodici presenze ed una rete viene ceduto al Galatasaray, nonostante il ricco contratto quadriennale firmato neanche un anno prima.

Punta: Perica Ognjenović

Chi? Beh, vi basti sapere che per inserirlo in rosa il Real ha dovuto liberare un posto da extracomunitario e che il prescelto è stato Samuel Eto’o, spedito in prestito all’Espanyol. Il risultato di questa scelta particolarmente azzeccata è l’arrivo a Madrid del ventiduenne serbo per due milioni e mezzo di euro, dopo una estenuante trattativa durata più della permanenza del ragazzo tra le merengues. Circa trenta presenze, una sola rete e due prestiti in tre anni, prima di iniziare una gloriosa carriera che porta Ognjenović anche in Cina (quando ancora non andava di moda) e Malesia, per poi tornare in Serbia per appendere i costosissimi scarpini al chiodo.

Baljic a Madrid con Geremi, Eto’o e Anelka (ph. presa dalla pagina Twitter 90’s Football)