Redazione

Passa il tempo, cambiano le facce. Anche su FIFA, dove la foto di Alessandro Florenzi è stata da poco aggiornata. Quella di prima era del ragazzo all’esordio da titolare in A, dopo un anno di prestito a Crotone, a farsi le ossa. Quella che c’è ora appartiene a un uomo, che nei cinque anni che separano due partite a San Siro, entrambe tappe fondamentali della sua carriera, ha conosciuto gioie e dolori, vittorie e sconfitte, la nazionale e l’infermeria. Per dirla alla Manzoni, figlio di Milano, la polvere e l’altare. E l’altare di Florenzi corrisponde spesso con la Scala del Calcio, dove si consacrano le stelle e dove si sfaldano le meteore. Due reti, due attimi, due momenti indelebili.

Inter-Roma, il primo gol non si scorda mai

La prima risale al 2012, agli inizi di settembre. Di fronte non c’è il Milan, ma l’Inter. E Florenzi non gioca nè terzino, nè tantomeno esterno d’attacco. I tempi di Garcia, con le sue sperimentazioni, sono ancora di là da venire. In panchina c’è Zeman, che in quel ragazzo ancora un po’ gracile ma dai polmoni inesauribili vede ciò che gli altri non riescono a scorgere. Una mezzala. Il Boemo è deciso a sfruttare i tempi di inserimento del suo giovane calciatore, perfetti fino all’inverosimile. La stagione della Roma sarà un fallimento epocale, ma qualcosa vale la pena di salvarla. Inizia la storia d’amore tra Florenzi e il gol, proprio sotto gli sguardi del pubblico del Meazza. Cross pennellato di Totti (strano, eh?), taglio del numero ventiquattro, inzuccata e palla in rete. Semplice ed efficace.

Un anno senza poter essere Florenzi

Flash forward, appunto, di cinque anni. La faccia guascona è sempre la stessa, adornata da un paio di baffi che non nascondono l’espressione da eterno bambino. Ma Florenzi è cresciuto. Maturato, attraverso esperienze che ti segnano. Ora è marito. Padre. Vicecapitano. Ne ha fatta di strada da quando indossava la stessa fascia nella Roma Primavera. E non è stato sempre semplice. Come non è semplice rialzarsi per la seconda volta quando un ginocchio operato qualche mese prima cede di nuovo. Pensare di poter ricominciare tutto. L’operazione, la fisioterapia, il lento recupero. Una mazzata per il corpo, ma anche per lo spirito, se non la si prende dal verso giusto. Quasi un anno lontano dai campi. Quanto può bastare per abbattere chiunque. Ma non Florenzi.

Milan-Roma, il tanto agognato ritorno alla rete

Niente tristezza, niente rabbia per un destino che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote. Florenzi non guarda al passato, ma al presente e al futuro. Il futuro punta dritto in Russia e alla fascia di capitano quando De Rossi lascerà la Roma. Il presente è bagnato di lacrime. Stavolta di gioia. Mani sul volto, ma niente sguardi preoccupati. Stavolta la festa è tutta per lui, che ha appena ribadito in rete una respinta su tiro di Nainggolan. Il primo importantissimo gol dopo l’infortunio. I compagni corrono, si accalcano su Ale, come lo chiamano tutti. Il ginocchio tiene, non abbiate paura. È il momento degli abbracci, della commozione quasi da nascondere. Un momento intimo, privato, condiviso con un mondo, quello del calcio, che ha imparato ad amare Florenzi, al di là dei colori e dei campanilismi. E che oggi gioisce assieme a lui. Da Milano a Milano. Passa il tempo, cambiano le facce. Ma quel sorriso sincero resta sempre lo stesso.