Francesco Cavallini

Alessandro Florenzi corre. Verso il mondiale di Russia, ma anche verso il rinnovo del contratto. Il confermare una promessa. Il sigillo di un amore. Fino al 2022. Un numero pesante, che bisogna scandire per bene. E quando il calendario lo segnerà, saranno passati vent’anni dal momento in cui Alessandro Florenzi ha indossato per la prima volta la maglia della Roma. Era il 2002 e, poco più che bambino, il classe 1991 varcava i cancelli di Trigoria per inseguire un sogno. Che lo ha portato attraverso tutta la trafila delle giovanili fino alla fascia da capitano e allo Scudetto conquistato con la Primavera.

Il prestito al Crotone, momento fondamentale

Ma poi è stato il momento di andare via, almeno per un po’. Di scoprire che c’è un altro mondo, lontano da Roma, lontano da Acilia e da Vitinia, dagli affetti e da chi lo ha sempre sostenuto. Un mondo duro e lontano, Crotone, in Serie B. Dove si capisce che il ragazzo si farà, anche senza le proverbiali scarpe strette o la maglia numero sette. Anzi, se fossimo ancora nel calcio di una volta, Florenzi tornerebbe da Crotone con sulle spalle la numero 2. Terzino destro, un ruolo disegnato sulle sue caratteristiche migliori. I polmoni ed il piede. Un piede raffinato, in grado di disegnare traiettorie perfette anche dopo aver corso per tutto il campo.

La Roma lo riporta a Trigoria

E soprattutto se ne accorge, ammesso che già non lo avesse fatto, la Roma, la sua Roma, che lo riporta a Trigoria e lo riscopre quasi uomo, nonostante il sorriso da eterno ragazzo. Zeman lo schiera mezzala, Garcia lo elegge esterno d’attacco, ma poi lo riporta sulla linea dei difensori così come fa Spalletti. E Di Francesco? Beh, lo mette dove gli fa più comodo. Perchè Florenzi è il jolly, il prototipo del giocatore 2.0, quello le cui caratteristiche si sposano perfettamente con quasi tutti i ruoli. Non ha mai fatto il difensore centrale, nella vita andrà in porta solo per gioco o per necessità, ma le altre posizioni se le è girate praticamente tutte. E sempre con ottimi risultati.

Gioie e dolori, due terribili infortuni

Ha conosciuto la gioia, la notorietà, ma anche il dolore. Non una, ma ben due volte. Lo stesso identico dolore, terribile, insopportabile. Quasi una sentenza. Rottura del legamento crociato. A quattro mesi di distanza l’una dall’altra. Roba che avrebbe distrutto psicologicamente chiunque, ma non Alessandro Florenzi. Che dopo quasi un anno di stop, ha ripreso a correre e non vuole davvero fermarsi più. Ha ricominciato da dove ha lasciato: dai gol, dal sacrificio, dall’impegno costante. E anche se forse Ventura non lo schiererà dall’inizio nello spareggio contro la Svezia, il vicecapitano della Roma ha già un posto prenotato, se i nostri partiranno per la Russia.

E ora per Florenzi è l’ora del rinnovo

E poi, quando sapremo se la nostra estate 2018 sarà da spettatori o da protagonisti, arriverà il rinnovo. Che nel caso di Florenzi sembra quasi una formalità, tanto è l’attaccamento del calciatore ai colori giallorossi e l’amore incondizionato della tifoseria (ma anche di chiunque metta piede a Trigoria) per il ventiseienne di Vitinia. Ma che nel calcio di oggi non è una cosa così scontata. Le logiche economiche e di carriera sembrano in grado di spezzare anche i legami più forti. Non è questo il caso. Quando il tuttocampista della Roma apporrà il proprio nome sul nuovo accordo, che naturalmente prevede anche un adeguamento dell’ingaggio, si legherà al club capitolino per altre cinque stagioni. Alla nuova scadenza Florenzi avrà trentun anni e con tutta probabilità sarà il nuovo capitano della sua squadra. Un altra bandiera, nel segno lasciato da Francesco Totti e proseguito da Daniele De Rossi. Basta una firma, come in ogni matrimonio che si rispetti. E c’è scritto 2022. Ma in fondo è facile leggerci un “per sempre”…