Francesco Cavallini

Tra le indubbie problematiche del nostro movimento calcistico, va probabilmente inclusa anche la formula del campionato di Serie A. Un torneo che, soprattutto negli ultimi anni, ha perso in interesse (mediatico e da parte dei tifosi) e di qualità. Assistiamo sempre più spesso a stagioni scontate, in cui quasi tutti i verdetti vengono espressi con largo anticipo e con ultime giornate in preda alla noia più totale, infarcite di partite che non hanno più nulla da dire a livello di classifica. Non è certo un caso che anche le televisioni abbiano rivisto al ribasso le proprie offerte nell’asta per i diritti delle prossime stagioni.

La Serie A rischia di continuare in questo rapido declino, a meno che non si decida di mettere mano al format. È necessaria una riforma del campionato che tenga conto dei tre interessi principali riguardo al torneo, tentando il più possibile di farli convergere. Ma esiste una formula in grado di migliorare la qualità complessiva della Serie A, preservare e aumentare il valore economico (e di conseguenza l’appetibilità mediatica) del campionato e far tornare i tifosi allo stadio? Beh, forse sì e arriva dalla Polonia.

Il modello Ekstraklasa

Adottato per la prima volta nella stagione 2013-14, il format attuale della Prima Divisione Polacca prevede un campionato a 16 squadre che si svolge in due fasi. La prima è il più classico dei gironi andata e ritorno che si svolge chiaramente sulla distanza di 30 giornate. Successivamente, le squadre vengono suddivise in due gironi. Le prime otto competono per lo scudetto e per i piazzamenti nelle coppe europee, le altre per non retrocedere e questi mini-gironi da sette partite (solo andata) prevedono che i punti ottenuti nella prima fase vengano dimezzati, con arrotondamento per eccesso. La graduatoria definitiva è dunque quella delineata dall’unione dei punti delle due fasi.

I benefici

Perchè un format del genere può essere in grado di far convergere tutti gli interessi che gravitano intorno alla Serie A?

Aumenta la competitività del campionato

Innanzitutto, da un punto di vista strettamente tecnico, può rappresentare una rinascita del nostro campionato in quanto a competitività e, di conseguenza, di valori messi in campo. La seconda fase, con tanto di dimezzamento del punteggio, è volta a rendere i due gironi molto più equilibrati e a garantire a tutte le squadre partecipanti la possibilità di lottare (più o meno) fino all’ultima giornata per i propri obiettivi. Niente più partite pressochè inutili o a senso unico, come accade spesso nel nostro campionato, ma una serie di incontri tirati. Non ultimo, la riduzione stessa a 16 squadre dalle 20 attuali significherebbe un valore medio più alto dei club partecipanti. Al contrario del campionato polacco, da noi resterebbero le tre retrocessioni, per permettere un costante ricambio dalla Serie B, che al contrario della A è attualmente molto competitiva e difficilmente pronosticabile.

Serie A 2016-17 record

Allegri con la coppa dello scudetto 2016-17

Maggior valore per i diritti televisivi

Televisivamente parlando, un torneo così strutturato permetterebbe una valorizzazione immediata del prodotto, se non altro solamente per l’interesse che la modifica di una formula quasi centenaria scatenerebbe. Ma c’è, ovviamente, di più. Il modello Ekstraklasa sembra quasi fatto apposta per aumentare il valore potenziale del campionato italiano. La suddivisione in due fasi, con la seconda a sua volta divisa in due, può essere una manna per i diritti TV. In primis non verrebbe pressochè toccato il numero complessivo delle partite, dato che in totale si giocherebbero 37 giornate, solamente una in meno delle attuali 38.

Questa leggera differenza verrebbe comunque ampiamente colmata dall’importanza delle partite giocate, soprattutto nella seconda fase. Questa formula offre infatti non più due, ma tre big match annuali tra le grandi squadre, oltre a partite che difficilmente non hanno nulla da raccontare al torneo. E i detentori dei diritti di questa nuova Serie A potrebbero tranquillamente decidere di scorporare le due fasi, creando un pacchetto unico per la prima fase e differenziando l’offerta (ed i prezzi degli abbonamenti) per i due gironi della seconda.

Aumento delle presenze allo stadio

Per ciò che riguarda la partecipazione allo stadio, il concetto è molto semplice. Per quanto disincantato e anche un po’ allontanatosi dalla squadra, il tifoso continua comunque ad essere propenso ad acquistare il biglietto per i match di cartello, siano essi derby, scontri al vertice o veri e propri spareggi-retrocessione. Esattamente ciò che la nuova Serie A offrirebbe in maniera sensibilmente maggiore, soprattutto per ciò che riguarda la seconda fase. Non è complicato immaginare di nuovo stadi stracolmi e un interesse nei confronti del campionato molto più alto. A dimostrarlo c’è la media dell’affluenza dell’Ekstraklasa, salita dagli ottomila paganti della prima stagione con la nuova formula ai circa diecimila della stagione in corso.

Dubbi e soluzioni

Una rivoluzione simile non può, ovviamente, essere immediata e non provocare più di qualche perplessità. Ma analizzando bene il format, ogni problematica trova una soluzione logica e pressochè immediata.

La diminuzione delle squadre

Come passare dalle attuali 20 squadre alle 16 necessarie per attuare l’implementazione del format? Attraverso due stagioni di transizione con due retrocessioni in più per la A e per la B (5 per la massima serie e 6 per il campionato cadetto). La non necessarietà dell’effetto cascata sulle altre categorie rischia, purtroppo, di essere garantita dall’alto numero di società di Serie C che anno dopo anno non riescono ad iscriversi al campionato, lasciando spazio alle ripescate delle serie minori. In questi due anni, quindi, ancora campionato di Serie A a girone unico, prima a 20 e poi a 18 squadre. Poi, teoricamente già dalla stagione 2020-21, via alla nuova formula.

L’importanza della prima fase

Un formula del genere rischia di scatenare polemiche soprattutto per il punto che prevede il dimezzamento dei punti di quella che potremmo definire la regular season. Ma si tratta di una soluzione di compromesso tra un format stile playoff, che andrebbe a delegittimare del tutto i risultati ottenuti nella prima fase (come avviene in NBA, con la conseguenza di una stagione regolare molto fiacca) e quello attuale, che rende il campionato troppo prevedibile e regala verdetti con troppo anticipo.

Ekstraklasa 2016/17: regular season…

Il dimezzamento dei punteggi permette a chi si è distinto nelle prime 30 giornate di raccoglierne i benefici (seppur a metà), ma anche a chi ha avuto qualche momento di flessione di poter ancora sperare di portare a casa il titolo o di salvarsi. Dalle ultime stagioni di Ekstraklasa si deduce che spesso e volentieri i valori emersi nella prima fase vengono confermati dalla classifica finale, mentre in altri casi c’è stata qualche sorpresa, come il titolo dello scorso anno vinto dal Legia Varsavia giunto secondo in regular season.

…Poule Scudetto…

L’altro elemento che rende fondamentale un buon piazzamento nella prima fase (trasformando così ogni partita in qualcosa di importante) è la suddivisione dei match nei gironi della seconda. Trattandosi di sette partite di sola andata, diventa importante sapere quante ne verranno giocate in casa e quante in trasferta. Semplice, le prime quattro classificate dei due gironi affrontano quattro partite su sette in casa, mentre alla altre la fortuna di giocare tra le mura amiche tocca solo tre volte.

…e Poule retrocessione

Una rivoluzione necessaria

Come in tutte le rotture con la tradizione, è facile pensare che possano esserci parecchie posizioni opposte ad una riforma del genere. Ma visto lo stato del calcio italiano, confermato anche dalla mancata partecipazione al Mondiale degli azzurri, è probabilmente ora di un cambiamento epocale. Dopo la Corea nel 1966 si chiusero le frontiere. Ora è chiaramente impossibile, ma forse ci vorrebbe uno strappo altrettanto profondo per riavviare il pallone tricolore. Del resto, la Polonia in Russia ci è andata da prima del suo girone. Qualcosa vorrà pur dire.