Francesco Cavallini

Dieci. Più che un numero una dichiarazione di intenti. La maglia che, anche dopo la liberalizzazione delle cifre, resta sempre la più amata, quella che scatena la fantasia e la curiosità dei tifosi. Roma e la Roma non possono fare eccezione, dato che nel corso degli anni l’iconico numero l’hanno indossato tra gli altri Agostino Di Bartolomei, Giuseppe Giannini e, ovviamente, Francesco Totti. Tutti e tre capitani e simboli della squadra e della città intera. Due di loro non hanno ricevuto il finale che meritavano per la loro carriera in giallorosso, Ago ceduto al Milan e Giannini che ha visto il suo match di addio rovinato da teppisti che hanno devastato l’Olimpico. L’ultima di Totti davanti alla sua gente dovrebbe avere un canovaccio molto più gioioso, coniugando l’eventuale secondo posto all’applauso infinito che il pubblico romanista vorrà tributare al suo numero dieci. Già, dieci, come gli eventi che hanno segnato indelebilmente la carriera del capitano della Roma. Venticinque anni di gioie e dolori, vittorie esaltanti e sconfitte cocenti. Sorrisi, lacrime, applausi e fischi. Un quarto di secolo che tutti, tifosi giallorossi e avversari, hanno condiviso con Francesco. E che ora è bello e malinconico rivivere.

28/3/1993 – L’esordio

Dai, scaldati, che devi entrare. Zio Vuja, con quell’italiano tutto suo, ce l’ha con il ragazzino di sedici anni aggregato dalla Primavera. Lui dal canto suo non ci crede. Ci vuole la conferma di Roberto Muzzi. Guarda che ce l’ha con te, eh. Quel ragazzino ci sa fare, che è un predestinato lo si capisce sin dal suo arrivo dalla Lodigiani. Il fatto che a quell’età Francesco Totti giochi già stabilmente con ragazzi più grandi di due anni la dice lunga. Sull’erba del Rigamonti di Brescia gli lascia il posto Ruggero Rizzitelli. Pochi minuti in un match già deciso, con la Roma destinata ad un campionato mediocre. Eppure in quei tre giri di orologio c’è la genesi di un mito destinato a durare venticinque lunghi anni. Nessuno può immaginarlo, ma quel giorno segna l’inizio di una leggenda.

4/9/1994 – La prima rete

Sulla panchina della Roma arriva Carletto Mazzone, che per Totti diventa un po’ padre burbero e un po’ nonno affettuoso. L’allenatore ne centellina l’utilizzo, proteggendolo dalle critiche ma soprattutto dai troppi elogi, ben più pericolosi. Ma gli dà sempre più fiducia, inserendolo gradualmente nell’undici titolare, nonostante la concorrenza di Balbo e Fonseca. Il giorno della prima del campionato 1994-95 contro il Foggia l’argentino non c’è, escluso dai tre stranieri schierabili a favore dell’uruguaiano, di Aldair e di Thern. E allora spazio dal primo minuto al ragazzo di via Vetulonia, che al trentesimo mette a segno la prima delle trecentosette marcature in maglia giallorossa. Sinistro in corsa dalla linea dell’area di rigore su respinta della difesa pugliese, tocca a Franco Mancini l’onere e l’onore di essere il primo portiere a raccogliere il pallone dal fondo della rete per colpa di Totti. Finirà 1-1, ma conta poco. Il vaso di Pandora è scoperchiato.

19/7/1997 – La maglia numero dieci

Siamo già a quota 11 reti quando nella capitale arriva Carlos Bianchi. Il feeling tra lui e Totti è inesistente, meno di zero. Il tecnico argentino suggerisce alla dirigenza di cedere il ventenne in prestito alla Sampdoria per fargli fare esperienza. Totti non gradisce, Sensi neanche. Proprio la gestione della nuova stella giallorossa, oltre ai pessimi risultati, è il punto di rottura. Bianchi torna in Sudamerica, Totti resta a Roma. Nell’estate 1997 la Maggica ingaggia Zeman. Il colpo di fulmine tra i due è reciproco e immediato. Il Boemo affida a Totti le chiavi della squadra e, quando durante il ritiro viene diramata la lista delle maglie, anche la mitica numero dieci, appena lasciata libera da Giannini. La indosserà per vent’anni, assieme alla fascia di capitano che Aldair gli cede nel marzo 1998, e inizia subito a onorarla con reti, giocate e prestigiosi riconoscimenti. Il Pupone sta crescendo. A neanche ventidue anni è già il Capitano. Ed è subito Totti-mania, dentro e fuori Roma.

Francesco Totti nel 1997, al primo anno con la maglia numero 10

29/6/2000 – Il cucchiaio

La convocazione per Euro 2000 arriva a furor di popolo. Ma, come nella migliore delle tradizioni, c’è una staffetta ingombrante e polarizzante. Nelle qualificazioni il titolare nello schieramento di Zoff è Alessandro Del Piero. Quindi in teoria Totti deve attendere in panchina. Dei due l’uno, non c’è modo di metterli in campo assieme. Eppure le prime due partite del girone Francesco le inizia dal primo minuto, segnando anche contro il Belgio. Anche nei quarti con la Romania maglia da titolare e rete, ma il momento clou arriva nella semifinale contro i padroni di casa dell’Olanda. Quando la partita, iniziata dalla panchina, arriva ai calci di rigore, Totti è il terzo azzurro della lista. Il resto è storia, vista e rivista in migliaia di clip. Il gesto a Di Biagio ed un labiale chiarissimo. Mo je faccio il cucchiaio. E cucchiaio è, con Van der Sar che può solo ammirare la sfera entrare in rete e Zoff che dal canto suo si chiede se il suo numero venti abbia perso il senno. Forte, coraggioso ed un po’ strafottente. Totti è ormai una stella di caratura europea.

17/6/2001 – Lo scudetto

Poche immagini riassumono alla perfezione il rapporto tra Totti e Roma, tra calciatore e tifoseria, come quella del Capitano che festeggia la rete dell’uno a zero contro il Parma. Nella maglia tolta, nel volto quasi in lacrime, nel festeggiamento sotto la Sud in delirio c’è tutto Francesco, il calciatore-tifoso che sente vicina la possibilità di regalare a se stesso e alla sua gente il sogno più grande. Trenta presenze e tredici reti in campionato nell’anno dello Scudetto, agli ordini di Capello e assieme a Batistuta e Montella. Arrivano anche la Supercoppa Italiana, il secondo riconoscimento consecutivo dell’Assocalciatori ed il quinto posto nella classifica del Pallone d’Oro. Ma il premio più importante per Totti è il milione di persone che una settimana dopo la partita con il Parma si riversa al Circo Massimo per dimostrare tutto il proprio amore alla squadra giallorossa. Ma nessuno è osannato più di Francesco. C’è solo un Capitano. E nel giugno 2001 ha la maglia numero dieci con lo Scudetto cucito sul petto.

19/2/2006 – L’infortunio

La Roma con Capello ottiene forse meno di quel che merita, ma non certo per colpa di Totti, che nel periodo post-Scudetto avvicina sempre più il proprio raggio d’azione alla porta, cominciando ad andare costantemente in doppia cifra. Nel 2003 ottiene l’ennesimo riconoscimento come miglior calciatore della Serie A, addirittura davanti al futuro Pallone d’Oro Nedved. In Nazionale le cose vanno un po’ peggio, con un’espulsione contro la Corea nel Mondiale 2002 e lo sputo a Poulsen a Euro 2004. Nel 2005 arriva nella capitale Luciano Spalletti, che trasforma definitivamente il Capitano nel centravanti perfetto del suo rivoluzionario 4-2-3-1. Ma quando tutto sembra andare a gonfie vele arriva un intervento sciagurato di Richard Vanigli, difensore dell’Empoli, a rovinare la festa. L’Olimpico si ammutolisce, Totti esce in barella tra lo sgomento generale. La diagnosi è pesante, frattura del perone. Il numero 10 è costretto a saltare il girone di ritorno. A rischio anche il Mondiale in Germania.

Francesco Totti con Richard Vanigli

9/7/2006 – Il Mondiale

E invece Francesco in Germania ci va. La forma non è quella dei momenti d’oro, ma il recupero, per quanto affrettato, è completamente riuscito. Anche se le gambe non girano al meglio, il piede funziona esattamente come nei giorni migliori. Nella rassegna iridata arrivano per Totti sette presenze, quattro assist e una rete. Sintomatico il fatto che la squadra gli affidi uno dei palloni più importanti dell’avventura tedesca. Con l’Italia in 10 per espulsione di Materazzi, il numero 10 entra per Del Piero al trentesimo della ripresa del match contro l’Australia. Quando Grosso viene atterrato in area in pieno recupero (dopo un chirurgico lancio da trenta metri del capitano della Roma), la responsabilità di calciare il rigore che può valere i quarti di finale se la prende il trentenne di Porta Metronia. La sfera pesa improvvisamente il triplo, Schwarzer sembra coprire tutta la porta con i suoi due metri. Rincorsa, palla sotto il sette e l’Italia va ai quarti. E a Berlino, con la testa coperta dal tricolore, Totti può alzare la Coppa del Mondo da protagonista.

18/6/2007 – Capocannoniere e scarpa d’oro

Divenuto una stella da trequartista, il numero 10 giallorosso pare trovarsi molto a suo agio nel nuovo ruolo cucitogli addosso da Spalletti. A dimostrarlo c’è la stagione 200607, segnata dalle sentenze di Calciopoli, in cui solo la Roma riesce a tenere testa all’Inter di Ibra e Mancini. Buona parte del merito è di Totti, che da centravanti realizza ventisei delle settantaquattro reti dei capitolini in campionato e porta la squadra alla conquista della sua ottava Coppa Italia nella doppia finale con l’Inter. Francesco è il primo capocannoniere in maglia giallorossa dai tempi di Roberto Pruzzo e si gioca fino all’ultimo la prestigiosa Scarpa d’Oro con Ruud Van Nistelrooy, spietato bomber del Real del grande ex Fabio Capello. Ma nell’ultimo match di Liga l’olandese si infortuna e resta a quota venticinque, permettendo a Totti di succedere a Luca Toni nell’albo d’oro dei migliori cannonieri dei campionati europei.

11/1/2015 – La doppietta nel derby

Gli anni, inesorabili, passano anche per il Pupone. La classe resta la stessa, immensa ed accecante, ma la condizione fisica va pian piano deteriorandosi. Nonostante ciò, Totti è protagonista indiscusso della Serie A e punto fermo di ogni Roma, da quella quasi scudettata di Claudio Ranieri a quella del record di punti di Rudi Garcia. Nel mezzo c’è qualche frizione di troppo con Luis Enrique e un breve ritorno di fiamma con Zeman. Nella stagione 2014-15, a trentotto anni compiuti, il Capitano giallorosso si prende il record di marcatore più anziano della Champions League con un cucchiaio ai danni di Joe Hart e soprattutto quello di reti nel derby capitolino, fino a quel momento in coabitazione con Marco Delvecchio con nove segnature. I giallorossi sono sotto di due reti a metà partita, ma due lampi di Totti, il secondo dei quali con una girata da antologia, rimettono il match in parità e spediscono Francesco ulteriormente nella storia. Anche per il festeggiamento della seconda rete, il selfie sotto la Sud diventato ormai leggenda. Proprio come lui.

Il famoso selfie di Totti

20/4/2016 – La resurrezione

Via Garcia, torna Spalletti. Il rapporto non è idilliaco, l’allenatore è chiamato a gestire il problematico tramonto di un campione che non ha intenzione di arrendersi allo scorrere del tempo. Il contratto, in scadenza a giugno 2016, diventa il motivo del contendere. Totti vorrebbe giocare ancora un anno, magari per puntare al record di Piola, forse l’unico davvero irraggiungibile per chiunque. La panchina fa male e scoppia la polemica con tecnico e società. L’ambiente, come prevedibile, si spacca in due, ma ci pensa il campo a rimettere d’accordo tutti. Quando il Capitano, richiesto a gran voce dalla tifoseria, entra in campo contro il Torino, la Roma è sotto di una rete a cinque minuti dalla fine. A Francesco bastano ventidue secondi per spedire in rete il primo pallone toccato, mandando in delirio l’Olimpico. Ma non è finita qui. Su cross di Perotti, Maksimovic tocca con il braccio. Sul dischetto, proprio come in Germania dieci anni prima, ci va Totti. Il match finisce 3-2. La pace con Spalletti è firmata. Anche se in realtà sarà solo un armistizio.

Totti Spalletti

Totti e Spalletti dopo Roma-Torino della scorsa stagione. Tra i due qualche scintilla di troppo.