Matteo Muoio

Ibrahimovic si è preso scena e trofeo, Manolo Gabbiadini ha conquistato l’Inghilterra. Con la doppietta realizzata ieri nella finale di EFL persa 3-2 contro lo United fanno 5 gol in 3 presenze in maglia Saints per l’ex Napoli. Un gol ogni 42’ per la precisione; ieri due sigilli da bomber puro (splendido il secondo ), come quelli segnati al Sunderland, col West Ham aveva dato un assaggio del suo meraviglioso sinistro. Mai in Inghilterra uno straniero aveva avuto un impatto così devastante.  Eppure, in Italia s’era detto non fosse una prima punta, o comunque un cannoniere. Si può discutere sul ruolo – e lo faremo – ma i gol Gabbiadini li ha sempre fatti, che giocasse esterno d’attacco, seconda o prima punta. Di sicuro è un patrimonio del calcio italiano e gli è bastato meno di un mese in Inghilterra per ricordarcelo. Ventura ci pensi. Per quelli che “le difese inglesi non sono quelle italiane” basta riportare il recentissimo esempio di Zaza, che con la maglia del West Ham non è mai riuscito a buttarla dentro. Quella di Gabbiadini è una maturazione ed evoluzione tattica che doveva trovare compimento a Napoli; non c’è riuscito, per concorrenza e questioni di modulo. Bene nei primi 6 mesi ( gennaio-giugno 2015), lo scorso anno gli è toccato l’ingrato compito di vice Higuain; fare da riserva ad uno dei 3 attaccanti più forti del mondo ci può stare e non è affatto semplice, lui comunque si è sempre fatto trovare pronto nelle poche occasioni a disposizione. Quest’anno, con la cessione dell’argentino, pensava di vivere finalmente una stagione da titolare; non aveva fatto i conti però con l’esplosione di Milik ( più adatto al gioco di Sarri ) e non si è giocato bene le sue chances dopo l’infortunio del polacco, portando Sarri a virare sulla fortunata formula Mertens falso nueve. Timido, introverso, con poco “carattere”. Così lo dipingevano nei nostri confini. “Che sono timido e riservato lo dite voi” ha dichiarato ieri ai microfoni di Fox Sports, concetto ribadito pure in occasione della presentazione col Southampton. A dargli ragione è stato il campo.

Da Cittadella a Napoli, l’equivoco Gabbiadini

Prodotto del vivaio dell’Atalanta, Gabbiadini inizia a mettersi in mostra in B nel 2010-2011, con la maglia del Cittadella, dove arriva in comproprietà. La stagione precedente aveva collezionato due spezzoni di partita in maglia orobica. Con i veneti gioca seconda punta nel 4-4-2, realizzando 5 gol in 24 presenze ed imponendosi come uno dei migliori giovani della B. L’Atalanta decide quindi di richiamarlo alla base per fargli respirare l’aria della serie maggiore: la prima, vera, stagione in A è da comprimario, con 23 presenze ed un solo gol, giocando sempre da seconda punta nel 4-4-2 di Colantuono. Il talento comunque c’è, e si vede. La Juve, che ha iniziato l’opera di reclutamento dei migliori giovani italiani, ne rileva la comproprietà per 5,5 milioni, girandolo in prestito al Bologna per il 2011/2012. In Emilia Manolo riesce ad imporsi, risultando tra i maggiori protagonisti della splendida stagione della banda di Pioli che sfiora l’Europa League. Sei reti in 31 presenze, questo il bottino finale, giocando da seconda punta al fianco di Gilardino con Diamanti a supporto. Soprattutto, mette in mostra le incredibili capacità balistiche che lo rendono uno degli attaccanti più interessanti del panorama italiano. Lo stesso Pioli affermava che Gabbiadini andava lasciato libero di muoversi, di trovare la posizione più congeniale per far male col suo straordinario sinistro. A fine stagione arriva pure la prima convocazione in Nazionale.

Gabbiadini-Southampton-United

Gabbiadini ai tempi del Bologna

La Juve preleva l’altra metà del cartellino e la cede per la stessa cifra alla Samp, dove Manolo fa vedere le cose migliori. Nei due mesi con Delio Rossi continua a muoversi da seconda punta, con l’arrivo di Mihajilovic ( artefice della svolta blucerchiata) viene spostato largo a destra nel 4-2-3-1 per sfruttarne al meglio il tiro dalla distanza. Gabbiadini, però, vuole stare più vicino alla porta e il compromesso si trova nelle partite (poche a dire il vero) giocate da punta centrale. I primi 6 mesi del 2014-2015 sono devastanti: 9 gol in 15 presenze tra campionato e Coppa Italia. Il Napoli studia il colpo e, a gennaio, De Laurentis lo porta alla corte di Benitez per 12,5 milioni di euro. Nel 4-2-3-1 dello spagnolo, come alla Samp, gioca da esterno nella batteria dei trequartisti come pure da vice-Higuain. Molto bene nei primi 6 mesi in azzurro: 8 gol in campionato, 2 in Europa League, 1 in Coppa Italia. Con Sarri doveva essere una risorsa nel 4-3-1-2 inizialmente pensato dal tecnico, il passaggio al 4-3-3 lo ha penalizzato.

Gabbiadini con la maglia della Samp

 

BOOM IN INGHILTERRA

Gli ultimi 6 mesi a Napoli avevano riacceso la querelle sul ruolo di Gabbiadini. Non una prima punta, secondo molti. Probabilmente è vero, perché nonostante il fisico importante (186 cm di altezza) in carriera il ragazzo non si è mai mosso, per scelta o indicazione tecnica, da uomo d’area. E allora perché al Southampton, in quel ruolo e con lo stesso modulo utilizzato da Sarri ( 4-3-3) sta facendo così bene? Innanzitutto, perché si tratta di un giocatore fortissimo. Gli ultimi 6 mesi a Napoli non possono essere presi in considerazione per dare un giudizio sul giocatore: ha subito il colpo Milik dopo un anno alle spalle di Higuain e non ha saputo reagire, probabilmente aveva la testa altrove da un po’. Tornando ai Saints, si tratta di una delle realtà più interessanti di Inghilterra: hanno uno dei migliori vivai del paese, investono (molto bene) sui giovani e vendono benissimo. L’ambiente è caldo (lo stesso Gabbiadini lo ha ribadito più volte) ma ti lascia lavorare in serenità. Soprattutto, giocano un bel calcio, veloce e offensivo. Da Pochettino a Koeman fino a Puel, cambiano i tecnici ma i biancorossi si esprimono sempre alla grande. Nella formula di Puel Gabbiadini rende alla grande perché gioca da attaccante di manovra, che spesso si abbassa per favorire gli inserimenti degli esterni Redmond e Tadic, devastanti in campo aperto. In questo senso, le qualità tecniche giocano a suo favore, ecco perché è stato da subito preferito ai colleghi Long e Jay Rodriguez, numeri 9 più classici. I gol, poi, hanno fatto il resto. Ora, che sia una prima o una seconda punta rimane difficile stabilirlo, che sia un grandissimo attaccante possiamo dirlo con certezza.

Gabbiadini realizza il rigore contro la Fiorentina, il suo ultimo gol col Napoli