Elisa Ferro Luzzi

E’ Tornato. Carlo Tavecchio è decisamente tornato: qualche giorno fa, il discusso presidente della Figc ha fatto una sparata delle sue per quanto riguarda gli stadi italiani. “Non sono più ambienti in cui si deve giocare solo al calcio – ha sottolineato davanti alla Commissione parlamentare Antimafia – : ci va la farmacia, il supermercato, la lap dance, si fa attività sociale”. Una dichiarazione, questa, anche condivisibile perché gli stadi devono diventare luoghi di aggregazione e allora ben vengano spazi di comune utilizzo. Ma perché la lap dance? Cosa c’entra? E’ uno spazio comune così indispensabile? Si tratta di una gaffe del presidente federale, non nuovo ad uscite a dir poco fantasiose.

Tavecchio re delle gaffes

La prima, epocale, è datata 2014: Tavecchio, appena diventato presidente della Figc al posto di Giancarlo Abete, durante un discorso all’assemblea della Lega Dilettanti, affrontò il tema dei troppi stranieri presenti nei campionati italiani, rivelando ad un certo punto rivelò un lato della sua personalità fino a quel momento noto a pochi: “Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare; noi invece diciamo che Opti Pobà (nome di fantasia) è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”. Tradotto: facciamo entrare gli stranieri e in quanto tali li mandiamo a giocare subito in A.

LE POLEMICHE E LA SQUALIFICA
Furiose le polemiche, soprattutto sul fatto di mangiare le banane. Pronte le scuse: “Mi riferivo al calcio inglese che sugli extracomunitari ha regole precise: prima di giocare devono mostrare un curriculum di professionalità prestata nel loro paese altrimenti non vengono accettati. Se qualcuno ha interpretato il mio intervento come offensivo, me ne scuso”. Ma ormai le polemiche, le discussioni e richieste di dimissioni da più parti erano già state inoltrate. Tavecchio in quel caso provò a dare altre interpretazioni all’infelice uscita ma senza mai riuscirci. Restando comunque saldamente al suo posto. Rimediò solo, dalla Uefa, una sospensione di 6 mesi dalla partecipazioni alle commissioni europee per frasi razziste.

L’ironia del web sull’infelice uscita di Tavecchio

DONNE, EBREI E OMOSESSUALI
Qualche mese dopo, nel corso di un’intervista alla trasmissione Report, altra bomba di Tavecchio. Che parlando delle donne disse candidamente: “Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sull’espressione atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili”. Anche in quel caso ci tenne a chiarire meglio il suo pensiero e ad attaccare chi strumentalizzava le sue frasi, ma la nuova polemica era già partita. Altre sue frasi non proprio politically correct, nel tempo, sono state: “La sede della Lega Nazionale Dilettanti? Comprata da quell’ebreaccio di Anticoli”; “Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada”. E ancora: “Tenete lontano da me gli omosessuali”. Un personaggio di ampie vedute, non c’è che dire.

Esiste una app in cui Tavecchio mangia le banane

LA REDENZIONE
Ma c’è stato un momento in cui anche uno come Tavecchio, che non passerà alla storia per la sua tolleranza, ha provato una sorta di disgusto. Maggio 2015: Felice Belolli, presidente della Lega nazionale dilettanti, durante un incontro federale si lascia scappare un imbarazzante “Basta, non possiamo più dare soldi a queste quattro lesbiche” in riferimento ai finanziamenti destinati al movimento calcistico femminile. La frase scalda subito gli animi nel mondo del pallone. Uno dei primi personaggi di spicco a puntare il dito contro Belolli, inaspettatamente, è proprio Tavecchio. “Se Belloli avesse detto quelle parole, sarebbe un fatto grave. Quella è una frase odiosa e inaccettabile”. Il bue che dice cornuto all’asino, praticamente. Ma un cuore, alla fine, ce l’ha anche lui.

Felice Belolli e la battuta poco… felice sulle lesbiche