Redazione

Il Buono, il brutto e il cattivo. Spalletti ha sempre giocato così. Un centrocampista dai piedi buoni in regia. Un mediano “cattivo” accanto a lui. E un “brutto ceffo” da piazzare alle spalle della punta per sfruttarne la capacità di inserimento. La rivoluzione copernicana dell’Inter passa attraverso la metà campo nerazzurra. Ritrovatosi senza “cattivi” (Medel, Kondogbia) il tecnico toscano ha ridisegnato la squadra. Una scelta pressoché inedita per un allenatore che, in Italia, non ha mai rinunciato al mediano (Muntari nell’Udinese, De Rossi nella Roma). Nell’Inter ha scelto la strada del palleggio.

Una scelta coraggiosa

Giocare senza mediani non è facile. Allenare l’Inter neanche. In un mercato rimasto monco, si fa di necessità virtù. Arte in cui il tecnico toscano ha pochi eguali. Senza incontristi? No problem. Si crea…in campo. Stringendo e accorciando gli spazi, grazie alla grande qualità di palleggio dei centrocampisti a disposizione. L’Inter non rompe il gioco, piuttosto lo comanda per evitare di essere attaccata. Spalletti ha individuato due interpreti dello spartito in Joao Mario e Brozovic. Anche se, in realtà, il “brutto” ci sarebbe. Ma è chiamato a un deciso salto di qualità.

Gagliardini, dove sei?

L’ex centrocampista dell’Atalanta sta pagando uno scotto altissimo alle prime giornate di campionato. E probabilmente anche alla fatica. Ha giocato sino al 27 giugno e poi si è presentato in ritiro senza praticamente riposare mai. Ha steccato, anche male, la prima da titolare, anche se a parziale discolpa aveva di fronte Nainggolan. Il ragazzo non ha le caratteristiche del regista. E neanche del mediano. É pero molto abile ad affondare verticalmente sfruttando anche il tiro dalla distanza. Un centrocampista box to box. Proprio ciò che serve.

Alla Nainggolan? E perchè no?

La prova dell’Olimpico ha sentenziato che Vecino, nel ruolo di “brutto” è meno funzionale di Joao Mario e quindi sarà retrocesso a “cattivo” accanto a Borja Valero, molto più efficace in cabina di regia che sulla trequarti. A questo punto gli spazi si restringono: Gagliardini però ha le qualità necessarie per riciclarsi come incursore. Del resto, a Bergamo era chiamato il Pogba bianco, per le sue capacità di andare a caccia di palloni, recuperarli, ribaltare l’azione e viaggiare in verticale in transizione offensiva. Se ritrova forma e condizione, il posto con ogni probabilità sarà suo. E l’Inter avrà nuovamente il centrocampo “spallettiano” per eccellenza.