Luigi Pellicone

All’attacco. Gattuso ha recuperato i nuovi acquisti. Adesso non gli resta che chiudere il cerchio. Anzi, il rettangolo. I sedici metri che delimitano l’area di rigore. Lì, dove l’azione spesso si inceppa. Del resto i numeri non mentono: Cutrone non segna in campionato da un girone intero. Silva ancora non c’è riuscito. Kalinic è a secco dalla partita con il Benevento. Dunque? A conti fatti si stava meglio quando si stava peggio: il croato ha segnato quattro volte, Cutrone due e Andrè Silva è quasi in…dolce attesa. 7 mesi per partorire una rete in Serie A. Bacca, tanto per non fare nomi, lo scorso anno aveva segnato da solo quanto i tre nuovi acquisti.

Kalinic, Cutrone o Silva? Che rompicapo

Dunque? Chi deve giocare? La scelta è caduta ormai sul 4-3-3 quindi uno dei tre, li davanti, è di troppo. Resta da capire chi abbia le caratteristiche ideali per fungere da punto di riferimento del tridente. Un bel rompicapo. Perchè tecnicamente tutti e tre hanno le qualità per fungere da prima punta, ma nessuno sembra reggere, da solo, il peso dell’attacco. Gattuso è partito con Kalinic. Il croato ama partire lontano dalla porta per scambiare con i compagni e predilige anche l’assist oltre alla conclusione in porta. Tante sponde, nessun giovamento alla manovra d’attacco. Cutrone è un animale d’area di rigore: si muove e vive per il gol da attaccante consumato ma è più un rapace d’area. Non gli si può chiedere la costruzione del gioco né di partecipare alla manovra. Per certi versi ricorda molto il suo idolo, Pippo Inzaghi. Letale nell’anticipare il marcatore o a farsi trovare pronto rubando tempi e spazi. Silva è la via di mezzo: vuole ricevere il pallone sui piedi per poi puntare l’avversario e concludere immediatamente in porta. Probabilmente è il migliore nel costruirsi occasioni da gol. Il suo paradosso? Segna con il pallottoliere in Europa, stenta maledettamente in Italia.

E se non fossero loro il problema?

Dunque, qual è la scelta migliore? E se non fossero loro il problema? Se nessuno dei tre attaccanti rende, evidentemente va migliorata la fase offensiva, magari portando più palloni in area di rigore. Del resto basta osservare i movimenti degli altri componenti del tridente. Suso tende sì all’assist ma anche e soprattutto alla conclusione personale. Non a caso la specialità della casa è il dribbling a rientrare e la conclusione a giro sul palo più lontano. Dall’altra parte c’è Calhanoglu, un altro che “vede” la porta e calcia appena ne ha l’occasione. Dietro, altri due “tiratori” come Kessie e Bonaventura. Insomma, questi attaccanti chi li serve? A volte la soluzione è semplice. Forse è sufficiente scambiarsi di più il pallone. Non è un caso che il Milan sia fra le squadre che tiri più in porta, ma con il minor rendimento. Gattuso ha fatto della generosità il punto cardine della propria carriera. Se riuscisse a trasmetterla ai suoi giocatori offensivi, forse qualcosa potrebbe cambiare.