Redazione

Vi sono tre tipi di allenatore. Quello di “campo” che lavora in modo quasi ossessivo su moduli e schemi, in modo che la squadra li ripeta in partita esattamente come provato in settimana. Poi c’è il gestore. Il tecnico che lavora con il bilancino, ruotando uomini e metodi di gioco, modellando la squadra sulle caratteristiche dei calciatori. E poi c’è il motivatore. Allenare con la testa, lavorando sul cervello dei calciatori prima che sul fisico e sugli schemi. E la squadra ne assimila e ne ricalca il carattere. Come nel caso di Gennaro Gattuso.

Più forte delle critiche

Questo Milan brutto, sporco e cattivo non piace a nessuno dei critici. Invece i tifosi se ne stanno innamorando: una squadra operaia e combattiva, capace di tirare fuori gli attributi, difficilmente dispiace. Al netto del modulo e dei gusti più o meno discutibili, contano i risultati. Il Milan non centrava due vittorie consecutive da settembre. Adesso è chiamato al compito più difficile: confermare il trend contro le più forti. Sinora non è mai riuscito a vincere contro chi gli stava davanti. La sfida di domenica con la Lazio è la…prova del nove. Qualora il Milan centrasse la terza vittoria, e battesse (finalmente) una squadra che le è davanti in classifica si potrà parlare di svolta. Gattuso ci sta lavorando, e non solo sul campo: la strenua difesa del gruppo, le parole spese su Kalinic, il messaggio di sentirsi di passaggio ma più di un traghettatore, tradiscono il profondo legame che unisce Ringhio all’universo rossonero.

Un solo credo: il gruppo

Gattuso, anche se ancora non ne ha l’esperienza e la maturità, ricorda moltissimo Marcello Lippi. Uno che mette sempre il concetto di gruppo, squadra e “fame” al primo posto e, in funzione di ciò, modella l’undici da mandare in campo, sicuro che non lo tradirà. È un po’ quanto sta accadendo al Milan delle ultime settimane. Non è bello a vedersi, probabilmente non lo sarà mai, ma è maledettamente ostinato nella ricerca del risultato. Non era semplice ribaltare una partita tutta in salita. Nè difendere giocatori ormai invisi alla tifoseria. Eppure Gattuso, come quando era in campo, è in prima fila, in trincea. Non molla di un centimetro. E i risultati si vedono. Dove arriverà? Intanto ha rimesso i piedi in zona Europa…