Matteo Muoio

Via Juric, dentro Mandorlini. Si è aperta così la settimana del Genoa, i 5 gol presi all’inaugurazione di Zemanlandia a Pescara sono costati la panchina al figliol prodigo croato, a rischio da diverse settimane. Il punto più basso di una stagione iniziata bene, impreziosita dalla clamorosa vittoria interna contro la Juve, e compromessa dalle scarse motivazioni come pure dal solito, turbolento, mercato di gennaio, con Preziosi che ancora una volta s’è divertito a smontare e rimontare il suo giocattolo a metà stagione. La vittoria manca da dicembre, nel recupero della terza giornata contro la Fiorentina, il presidente qualche giorno fa ha dichiarato che con l’attuale ripartizione dei diritti tv una squadra come il Genoa può puntare esclusivamente alla salvezza; l’esempio Atalanta, invece, dimostra che con una gestione più oculata anche in provincia ci si possono togliere belle soddisfazioni.

Genoa-Juric

Juric era tornato al Genoa da allenatore dopo 4 anni da calciatore e uno alla guida della Primavera.

Partenza col botto e tris alla Juve

A giugno Gasperini abdicava in favore del discepolo Juric, suo giocatore a Crotone e nella prima esperienza in rossoblu, poi assistente all’Inter e a Palermo. Il credo tattico è lo stesso, l’intenzione è quella di dare continuità ad un progetto tecnico interessante; in estate poi, con grande sorpresa, rimangono pure tutti i big ad eccezione di Ansaldi. Sembrano i presupposti per una stagione positiva e, difatti, il Genoa inizia alla grande. Due vittorie nelle prime due uscite con Cagliari e Crotone, un pareggio importante col Napoli. Juric indovina ottime soluzioni tattiche, come Lazovic schierato da tornante, e non soffre neppure i continui infortuni di Pavoletti grazie all’esplosione del cholito Simeone. Arriva qualche scivolone – sconfitta nel derby e 3-0 contro l’Atalanta dell’ex Gasperini – ma il Genoa si esprime con qualità ed un’intensità di gioco pazzesca. Grazie a questa arrivano due prestigiosissime vittorie al Ferraris; a ottobre una lezione di calcio al lanciatissimo Milan di Montella, piegato per 3-0, poi, a fine novembre, l’impresa contro la Juve, sconfitta per 3-1, con i genoani capaci di segnare 3 gol in 30’. I tifosi sognano il piazzamento europeo, la classifica vede il Grifone appena fuori dalle posizioni utili.

Simeone sigla il suo secondo gol in Genoa-Juve

FIATO CORTO, LA SOLITA RIVOLUZIONE DI GENNAIO
Non fosse che il Genoa smette di correre. A dicembre una sola vittoria, nel recupero contro la Fiorentina e la clamorosa sconfitta interna col Palermo. Il colpo di grazia arriva col mercato di riparazione: non si può arrivare in Europa e non c’è rischio retrocessione, così Preziosi pensa bene di smantellare la sua creatura per l’ennesima volta. Via i due pezzi pregiati, Rincon e Pavoletti, poi l’incomprensibile cessione di Ocampos al Milan, dentro qualche buon innesto – Cataldi, Hiljemark, Morosini –, i cavalli di ritorno Pinilla e Palladino e la scommessa Taarabt. Con la partenza di Gakpe, Juric si ritrova senza esterni d’attacco e deve cambiare modo di giocare, proponendo il doppio trequartista dietro Simeone. Peccato che Hiljemark non è un trequartista, Taarabt deve smaltire 5-6 chili e Pandev, rispolverato titolare per necessità, passeggia da tempo sul viale del tramonto. In più, il nuovo infortunio di Perin. L’inizio dell’incubo. Gennaio parte con le tre sconfitte consecutive con Roma, Torino e quella pesantissima di Cagliari per 4-1. Poi il deludente – e fortunato – pareggio interno col Crotone; quello al Franchi contro la Fiorentina sembra dare nuova forza ai ragazzi di Juric ma rimane un’effimera illusione. I genoani cadono pure contro Sassuolo e Napoli, crollando ieri sotto i colpi del Pescara di Zeman. Cinque gol, un’umiliazione tremenda contro una squadra praticamente già retrocessa. Scontri e proteste dei tifosi al ritorno a Genova, Juric sollevato dall’incarico e squadra agli ordini di Mandorlini da stamattina. Avventura, quella dell’ex Verona, che non inizia sotto i migliori auspici: nel 2003 rifiutò il Grifone appena retrocesso in C1, nel 2015 parlò di Verona-Genoa “come un derby” ricordando il gemellaggio tra scaligeri e Sampdoria. Inoltre, il suo vice storico Enrico Nicolini ha deciso di non seguirlo per non tradire la sua fede blucerchiata.

Andrea Mandorlini, torna in panchina dopo l’esonero da Verona del novembre 2015.