Riccardo Stefani

Gran tradizione culturale, politica, musicale, comica e, non ultima, calcistica. La città di Genova regala da secoli perle in vari ambiti, ma da qualche anno dal punto di vista calcistico sembra brillare sempre meno. Durante l’estate scorsa le due squadre del capoluogo ligure hanno cercato di recuperare la situazione attraverso mirate operazioni di mercato. L’unico jolly del mazzo sembra essere stato pescato dai blucerchiati: la Samp pare rinata mentre il Genoa non ha migliorato la situazione. Ivan Juric fatica a conferire alla squadra quello che era il suo punto di forza da giocatore: il carisma. Se infatti andassimo a dare un’occhiata alla rosa del Genoa nella prima stagione successiva al ritorno in Serie A (quella 2007/08) troveremmo la chiave del successo di quella squadra proprio nei giocatori di carattere. Come lo stesso Juric, Milanetto, Alessando Lucarelli, Di Vaio e Borriello, tanto per citarne alcuni.

Troppe metamorfosi?

No, non parliamo né di Ovidio, né di Kafka, ma le metamorfosi rossoblù preoccupano, e non poco. Lo strapotere delle prime della classe sul mercato ha portato il Genoa a privarsi spesso di giocatori divenuti fondamentali nelle manovre rossoblù: si pensi appunto ai vari Lucarelli, Criscito, Di Vaio, Borriello, Perotti e Iago Falque. Una lista che comprende anche due bomber ora “romani”, El Shaarawy e Immobile. Tanti cambiamenti, forse troppi, quelli che hanno privato il Genoa di quella magia causata dal ritorno nella massima serie. Oltre alle cessioni, ci sono da considerare i ritorni non riusciti. Bertolacci sembra lontano parente di quel centrocampista che aveva scatenato un’asta di mercato qualche anno fa.

Cosa succede al Genoa?

Nelle ultime stagioni i tifosi rossoblù, oltre alle varie disavventure delle finestre di calciomercato, hanno assistito un costante declino della loro squadra nella classifica finale. Nel 2014/15 i grifoni erano sesti a quattro punti dal Napoli, nel 2015/16 decimi e l’anno scorso, forse per solidarietà ad altri rossoblù (quelli del Crotone) sono stati tanto, troppo vicini alla zona retrocessione, chiudendo a 36 punti, a sole quattro lunghezze dalla prima delle retrocesse, l’Empoli.

Tutto da rifare?

E anche quest’anno non sembra promettere benissimo. La sconfitta rimediata dall’Udinese alla prima di campionato è un chiaro segnale che non basta mettercela tutta. Che non basta fare mercato (12 acquisti) e probabilmente non basta nemmeno il carisma di Juric, anche se il tecnico sembrava in grado spostare le montagne. Servono i goal, serve una costruzione di gioco più accurata e meno prevedibile. Tanto lavoro, insomma. E come testimonia la sconfitta contro la SPAL, bisogna mantenere la concentrazione in tutte le fasi della partita. Perché non basta essere belli a vedersi e giocare anche abbastanza bene, se poi alla prima occasione avversaria si china la testa. Cosa che a questo Genoa succede un po’ troppo spesso.