Matteo Muoio

La voce era nell’aria da mesi, ora sta per diventare realtà. Enrico Preziosi non sarà più il presidente del Genoa, lo ha annunciato due giorni fa all’emittente TeleNord“Ho ceduto la società. Le firme arriveranno entro questa settimana o all’inizio della prossima. Dalla prossima intervista non sarò più il presidente del Genoa”. Certo, manca il nome dell’acquirente e il freschissimo precedente Palermo invita alla cautela, ma l’imprenditore è sembrato irremovibile e risoluto. “Non mi va di parlare di operazioni non concluse, ho sempre detto che sono intenzionato a lasciare la presidenza appena possibile. Spero in questo fine settimana o entro la prossima. Si mettano il cuore in pace quelli che mi contestano. Non lo faccio perché lo vogliono loro ma è giusto così. E io ho la stessa fretta loro. Se ci sarà una nuova dirigenza, quando si metteranno le firme si potrà annunciare”. Da escludere l’ipotesi Cellino, di cui si parlava in primavera, come pure il suggestivo azionariato popolare. Indiscrezioni parlano di un nuovo interessamento di herr Mateschitz, patron della Red Bull e già proprietario di Lipsia e Salisburgo. Nei prossimi giorni ne sapremo di più. Comunque, dopo 14 anni si chiude l’era Preziosi: è stato il patron più longevo nella storia dell’antico club, a pari merito con Renzo Fossati che però ricoprì la carica in due mandati. Non c’è più la voglia di proseguire e lo strappo coi tifosi – accennato pure nell’intervista – è diventato irricucibile. Troppe stagioni sottotono, la mania di smantellare e ricostruire la squadra, scarsa ambizione. Questo gli viene imputato. La gestione Preziosi, però, non è stata solo questo: una promozione in A al secondo anno poi revocata per la combine col Venezia, l’onta della C e quindi il doppio salto in A. Alcune annate di buon livello, due qualificazioni per la Coppa Uefa/Europa League, la seconda saltata per via del mancato ottenimento della licenza Uefa. Soprattutto, tante intuizioni di mercato trasformate in plusvalenze da capogiro. Di queste vi proponiamo oggi la nostra top 5. Prima però una doverosa menzione ad elementi che, per motivi diversi, non trovano posto in graduatoria: Rafinha, ad esempio, arrivò al Genoa da giocatore conosciuto e sotto la Lanterna non impressionò, che poi sia andato a vincere tutto col Bayern Monaco – dove gioca tuttora – è un altro conto. Rimane fuori pure Laxalt, intuizione da attribuire più al genio tattico di Gasperini che lo ha impostato da tornante. Non trova spazio Vrsaljko: sicuramente un ottimo laterale di difesa, che il Genoa però nell’estate 2013 pagò 5 milioni per rivenderlo a 5,5 l’anno successivo. L’affare lo ha fatto il Sassuolo, che 12 mesi fa ne ha incassati 16 dall’Atletico. Criscito è stato uno dei migliori difensori della storia recente rossoblu ma era già passato dalle giovanili, mentre Borriello arrivò in comproprietà e il successivo riscatto del Milan non portò troppo nelle casse del Grifone. Il cholito Simeone, prossimo crack, paga invece la nazionalità: in top 5 ci sono già 3 attaccanti argentini.

El Principe

Il miglior colpo, in assoluto. Preziosi lo porta sotto la Lanterna nel gennaio 2004. Il Genoa era in B, l’argentino era la punta di diamante del Racing di Avellaneda; 12 gol nei primi 6 mesi, 21 la stagione seguente, la retrocessione in C lo porta ad emigrare in Spagna, al Real Saragozza dove gioca pure il fratello Gabriel: prestito biennale con diritto di riscatto fissato a 6 milioni e ovviamente esercitato. 53 gol in 3 stagioni, ma il grande calcio, inspiegabilmente, non si accorge di lui. Il 2007/2008 si chiude con la retrocessione degli aragonesi, el Principe è sul mercato. Su di lui c’è il Tottenham, ma ad agosto arriva la chiamata di Preziosi: rifiuta gli inglesi e il 31 agosto, dopo una trattativa estenuante, viene ufficializzato il suo ritorno al Genoa per 13 milioni. La seconda esperienza in Liguria è una meravigliosa anticamera per l’incoronazione a re certificata un anno dopo, in nerazzurro, nella cornice del Bernabeu: 24 gol in 31 presenze – che trascinano il Genoa in Coppa Uefa – convincono Moratti a staccare un assegno da 25 milioni. A detta del presidente, il suo migliore acquisto insieme a Ronaldo. Come dargli torto.

Thiago Motta, 26 presenze e 6 gol con la maglia del Genoa

THIAGO IL REDIVIVO
Insieme a Milito, nell’estate 2008 sbarca a Genoa pure Thiago Motta. Anzi, l’italo-brasiliano arriva praticamente in autunno, visto che viene tesserato, da svincolato, il 14 settembre. Una scommessa, quasi un azzardo. Ha un curriculum importante, visto che è cresciuto e ha giocato per 7 stagioni nel Barcellona, ma per molti a 26 anni è quasi un giocatore finito. Nel settembre 2004 si è rotto il legamento del ginocchio destro, l’ultima stagione all’Atletico l’ha saltata per la rottura del menisco, stavolta del ginocchio sinistro. Thiago fa ricredere tutti: un mesetto per riprendere la forma, poi si prende il centrocampo rossoblu. Dominante, reattivo, illuminato, faro e diga della mediana di Gasperini. Un campionato su livelli altissimi, poi a fine stagione prende insieme a Milito il treno per Milano. Una plusvalenza di 14 milioni.

Rodrigo Palacio, 90 presenze e 35 gol con la maglia del Genoa

EL TRENZA
Quando Rodrigo Palacio arriva al Genoa, nell’estate 2009, è già un giocatore affermato: ha vinto e segnato tanto nel campionato argentino, vanta una ventina di presenze con la Selecciòn. Preziosi però riesce a prenderlo a 5 milioni, un colpo assoluto in termini di qualità-prezzo. Tre stagioni importanti, splendida l’ultima, chiusa con 19 gol in campionato. Bussa alla porta la solita Inter, che non è più quella del Triplete ma conserva la buona abitudine di fare affari col Genoa; 11 i milioni sborsati dai nerazzurri nell’estate 2012 per portare el Trenza alla corte di Stramaccioni.

EL MONITO
Un po’ come Thiago Motta, anche Perotti quando sbarca in rossoblu è considerato un giocatore quasi finito o perlomeno in forte ed inarrestabile declino. A Siviglia, dopo i fasti giovanili, è diventato prima un ripiego poi un esubero. Le ultime 3 stagioni, tra infortuni vari ed incomprensioni coi tecnici, sono state un disastro. Dal gennaio al giugno 2014 è in prestito al Boca ma neppure l’aria di casa gli fa bene. Il Genoa tenta l’affare, l’esborso economico è minimo, una spesa simbolica di 300mila euro. Sotto la Lanterna rinasce e torna devastante. Tra i migliori esterni offensivi della Serie A 2014-2015, rimane senza troppa convinzione pure per l’anno seguente. Altri sei mesi su ottimi livelli, al netto di qualche cartellino di troppo, poi Preziosi lo accontenta e a gennaio va a rinforzare la Roma di Spalletti. Per portarlo in giallorosso sono serviti 9 milioni, altra plusvalenza piena.

Sokratis Papastathopoulos, al Genoa dal 2008 al 2010

IL GRECO
Con Papastathopoulos facciamo un po’ di folklore. Sokratis arriva al Genoa nell’agosto 2008, a vent’anni. E’ un giovanissimo difensore centrale greco che in patria si è messo in mostra con la maglia dell’AEK Atene. Nell’ultima stagione è stato eletto miglior giovane del campionato, è già stato convocato in nazionale maggiore e vanta una dozzina di presenze tra Champions e Coppa Uefa. Referenze che spingono Preziosi a investirci più di 3 milioni. In rossoblu fa subito bene, non soffre il salto in un campionato di spessore e dopo due ottime stagioni, nell’estate 2010, viene acquistato dal Milan nell’ambito di una maxi-operazione che porta sotto la Lanterna alcuni giovani – mai sbocciati – del vivaio rossonero. Nell’anno dell’ultimo scudetto trova pochissimo spazio: c’è ancora Nesta, c’è Thiago Silva e pure Yepes non è che sia poi scarso. Fa quindi ritorno al Genoa, tempo di fare le valigie e sbarcare in Bundesliga, dove si consacrerà. E’ al Werder Brema in prestito con diritto di riscatto per il 2011-2012. Sicurezza e rendimento elevato gli valgono il riscatto, fissato a 7 milioni, dopo un’altra stagione in bianco-verde viene acquistato dal Borussia Dortmund di Klopp per 12. Oggi è una colonna dei gialloneri e tra i migliori centrali d’Europa.