Riccardo Gentile

Non era ancora nato Gerson il 12 settembre del 1995, quel giorno Francesco Totti giocò i suoi primi minuti in Europa con la maglia della Roma. L’allenatore era Carlo Mazzone, di fronte gli svizzeri del Neuchatel Xamax. Più di 21 anni dopo Totti è ancora lì, con la stessa maglia a giocare la sua centesima partita nelle coppe. Due assist da artista contro l’Austria Vienna, il primo per El Shaarawy, il secondo per Florenzi. Giusto per non essere da meno. E già, perché il primo a confezionare un passaggio illuminante era stato proprio il brasiliano classe 1997, nato nello stato di Rio de Janeiro e pagato, più di un anno fa dalla Roma, circa 16 milioni di euro. La sua seconda da titolare in maglia giallorossa era cominciata nel migliore dei modi, lontano anni luce dal primo tempo opaco di Plzen. Spalletti ha scelto per lui una posizione da regista al fianco di un altro sudamericano dai piedi buoni come Paredes. Una Roma tutta tecnica e colpi di classe, ma inevitabilmente sbilanciata in avanti. Forse anche per questo, nel finale, i giallorossi hanno gettato al vento una vittoria che sembrava ormai in pugno.

Una prova positiva ma a velocità da rivedere

La prova di Gerson resta tutto sommato positiva, considerati gli ampi margini di miglioramento e la qualità delle sue giocate. Ad agevolarlo ci ha pensato il suo allenatore che, saggiamente, lo preferisce in regia piuttosto che da interno o da trequartista. In Europa si gioca a un’altra velocità e il passo di Gerson, per ora, non può essere compatibile con quello di Serie A ed Europa League. Giocare più basso, davanti alla difesa, significa avere più spazio per esprimere il proprio talento e tentare la giocata. Così è stato in occasione del primo gol giallorosso, scaturito da un passaggio filtrante del brasiliano per El Shaarawy. A maggior ragione se accanto a te gioca un altro regista come Paredes. Per gli avversari non c’è una sola fonte di gioco da tamponare. Gli austriaci dovevano preoccuparsi di Totti, di Paredes e di Gerson. Per questo il giovane ex Fluminense ha avuto più spazio per mettersi in mostra , con la possibilità di farlo alla sua velocità. E’ presto per esprimere giudizi definitivi e di sicuro il processo di ambientamento in un calcio completamente nuovo richiede ancora tantissimo tempo. Un allenatore come Luciano Spalletti può, però, rappresentare una garanzia nel percorso di crescita di questo ragazzo. Va protetto, guidato, senza fargli sentire il peso di una responsabilità che, in questo momento, non può essere la sua.