Francesco Cavallini

Gerson esterno alto a destra. Era diventato una specie di tormentone, dopo la strana scelta di Luciano Spalletti di schierarlo in quella posizione nel match Scudetto di Torino. E quando anche Di Francesco contro il Chelsea aveva deciso di lanciare il brasiliano dal primo minuto, anche lui piazzandolo sulla fascia destra, i dubbi erano stati molti. E invece il ventenne ex Fluminense, che ha conquistato il tecnico con la costanza in allenamento e l’impegno in campo, è una delle sorprese più liete della gestione dell’allenatore abruzzese. E nel giorno in cui la Roma batte il record di vittorie esterne consecutive (dodici) della Serie A, Gerson si prende, giustamente, i riflettori.

Un Gerson formato Champions League

Una doppietta forse inaspettata, ma sicuramente meritata. Due reti con il sinistro, quel piede fatato che ha fatto innamorare prima Sabatini e poi Di Francesco. Non Spalletti, che sul brasiliano non ha mai contato. E sembrava che la sua avventura a Roma potesse terminare dopo neanche un anno. Poi l’incontro con il tecnico, che lo ha recuperato da un punto di vista psicologico e lo ha aiutato ad adattarsi alla Serie A (e alla Champions League), prima provandolo da mezzala e poi, con risultati migliori, come esterno alto da titolare. È un Gerson fisicamente pronto, molto più resistente alla fatica e ai contrasti. Merito del calciatore, che con il lavoro quotidiano ha convinto Di Francesco. E ora, con classe ed abnegazione, si sta prendendo la Roma.

Subiti i primi due gol fuori casa

Roma che vince e, dopo la sfilza di vittorie di misura interrotta dalla gran serata contro il Chelsea, torna a produrre molto in fase offensiva. Quattro reti, anche qualche occasione sprecata quando il risultato era già deciso, e che arrivano dagli esterni (Gerson e Perotti) e dalla difesa (Manolas). La Roma ottiene anche il record di vittorie esterne in un match che poteva rappresentare una trappola, con una Fiorentina che non ha rinunciato a giocare, concedendo spazi ai giallorossi, ma mettendo in difficoltà la difesa di Di Francesco. Arrivano le prime due reti subite fuori casa, che potrebbero anche essere di più, se Alisson non ci mettesse un paio di volte le mani, togliendo le castagne dal fuoco.

Il turnover funziona e i meccanismi migliorano

Il turnover del tecnico (tredici formazioni diverse in quindici partite disputate) continua a dare i suoi frutti. A parte la prestazione maiuscola di Gerson, la Roma assorbe con tranquillità la rinuncia iniziale a Juan Jesus, Strootman e De Rossi in favore del ritorno a pieno regime di Manolas, della dinamicità di Pellegrini e della regia di Gonalons. I meccanismi cominciano a funzionare a dovere, come dimostra il pressing alto della squadra, continuo ed efficace per tutti i novanta minuti e che ha permesso (spesso a Nainggolan, praticamente ovunque) di recuperare molti palloni e di attivare la transizione offensiva. E di prendersi un record storico, dodici vittorie esterne consecutive, cinque delle quali in questo campionato.

Campionato giallorosso che comincia a mostrare una certa fisionomia. Con un match da recuperare, la Roma è a cinque punti dalla vetta. Ora la sosta, in cui chi ha giocato di più (come Dzeko, stanco ma sempre determinante) potrà riposare e preparare al meglio il ritorno in campo. Arrivano il derby e l’Atletico. Ma la Roma è carica e convinta dei suoi mezzi. Come Gerson, ex oggetto misterioso ed ora solida realtà.