Matteo Muoio

Ha trovato la sua Itaca, dopo anni di travagliato viaggio. Una strada lunga, fertile in avventure e in esperienze quella percorsa da Marco Giampaolo fino all’approdo felice di Genova, sponda Samp. Possibile che sia porto di passaggio verso altri lidi, ma non nell’immediato. Ora il rinnovo con i doriani, per mettersi al timone di un progetto tra i più interessanti del nostro campionato. Stabilità, finalmente, per uno dei tecnici più bravi e controversi del panorama italiano. Da enfant prodige a dimenticato, quasi rinnegato, il passo fu veramente breve per Giampaolo, capace di passare dagli ammiccamenti delle big alla B fino alla Lega Pro nel giro di pochi anni.

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Giampaolo e i suoi prima di Samp-Juve

 

 

Giampaolo, gli esordi: da Ascoli a Siena, il treno Juve e l’investitura di Capello

La Serie A conosce un giovanissimo Giampaolo – 37 anni –  nel 2005. Tecnicamente è il secondo di Silva all’Ascoli, di fatto è il vero allenatore di quella squadra; deve essere affiancato perché sprovvisto del patentino di prima categoria. I marchigiani si ritrovano catapultati in A, assieme al Treviso, per via del fallimento del Torino e lo scandalo-scommesse che coinvolge il Genoa di Preziosi. Il mercato è fatto in fretta e furia e con pochi mezzi, ai nastri di partenza i bianconeri sembrano spacciati. Invece quell’Ascoli gioca bene, diverte e chiude addirittura al decimo posto. Si mettono in evidenza giovani come Foggia e Guana, ma sotto i riflettori c’è soprattutto quell’allenatore senza patentino. Al Del Duca le prospettive sono scarse – l’anno successivo l’Ascoli torna in B – e nell’estate 2006 Giampaolo si lega al Cagliari di Cellino. Un rapporto travagliato quello tra il tecnico e l’ex patron sardo; Giampaolo propone un calcio interessante ma il Cagliari raccoglie poco, a dicembre viene esonerato per poi essere richiamato a febbraio su richiesta di squadra e tifoseria. Arriva la salvezza, ma lo strappo con Cellino non si ricuce e nel novembre 2007 porta ad un nuovo esonero. Nemmeno un mese dopo il patron vorrebbe richiamarlo per la seconda volta, Giampaolo non ci sta e rescinde il contratto in scadenza 2010. Nel 2009 è a Siena e conduce i bianconeri ad una salvezza tranquilla, centrando pure il record di punti in massima serie per i toscani, 44. Interessante in questa esperienza è l’impostazione manageriale di Giampaolo, che, pienamente appoggiato dal patron Mezzaroma fa il mercato, sceglie i giocatori da comprare e quelli da seguire. Sembra il trampolino per una grande carriera: la Juve allaccia i contatti, Capello, all’epoca ct dell’Inghilterra, lo definisce “il miglior tecnico italiano”. Invece no. I bianconeri decidono di confermare Ferrara dopo il buon finale di stagione da subentrato e Giampaolo rimane a Siena con una squadra smantellata, venendo esonerato dopo 10 giornate.

Giampaolo ai tempi del Siena, stagione 2009/2010

IL DECLINO: CATANIA, LA B E “CHI L’HA VISTO?”
E’ l’inizio di un periodo lungo e complicato. Nel 2010 si lega al Catania ma pure lì viene sollevato, a metà campionato. L’estate dopo è a Cesena; i romagnoli presentato il tridente Mutu-Giaccherini-Eder, le aspettative sono alte. Tre punti in nove giornate gli costano l’ennesimo esonero. Si ferma un anno e mezzo e decide di ripartire dal basso, dalla B. E da Brescia. La situazione è complicata; c’è una piazza – forte ed ingerente – che preme per il ritorno del predecessore Calori, la squadra non lo segue e la dirigenza non gli permette di lavorare come vorrebbe. Il 23 settembre non si presenta all’allenamento e stacca il telefono per un giorno. I dirigenti delle rondinelle non riescono a contattarlo e la sera stessa viene fatto il suo nome a “Chi l’ha visto?”, celebre format di Rai Tre. Il 25 settembre rassegna le dimissioni. Un altro anno in naftalina e un nuovo salto all’indietro di categoria. Nell’ottobre 2014 accetta l’offerta della Cremonese in Lega Pro e chiude all’ottavo posto una stagione senza infamia e senza lode.

Giampaolo a Cesena

LA RINASCITA AD EMPOLI, LA CONSACRAZIONE ALLA SAMP
Il grande calcio sembrava essersi dimenticato di lui. C’è voluto il coraggio dello stato maggiore dell’Empoli per riportarlo sui palcoscenici che gli competono: il presidente Corsi e il ds Carli pensano sia il profilo ideale per sostituire Sarri. Un compito difficilissimo, col rischio di bruciarsi definitivamente. Giampaolo se la cava alla grande: ha l’intelligenza di non snaturare l’impianto perfetto messo in piedi dal tecnico napoletano e si concentra sui singoli. Convince Paredes a fare il regista e lo trasforma in un giocatore da grande squadra, così come Zielinski, spostato definitivamente dalla trequarti alla mediana per diventare una delle migliori mezzali del nostro campionato. Il risultato è un incredibile decimo posto e 4 punti in più rispetto a Sarri nel 2014-2015; tra l’altro i toscani a metà stagione erano a ridosso della zona Europa League, hanno tirato i remi in barca prestissimo. Giampaolo torna alla ribalta dopo 7 anni e si profila nuovamente l’occasione in una big; il Milan prende informazioni, valuta, ma alla fine sceglie Montella. Meglio così, alla luce del caos closing. E soprattutto perché arriva la Samp, step intermedio, logico. Osti fa un ottimo mercato e regala al tecnico abruzzese una squadra giovane e piena di talento in mediana e davanti. Giampaolo non ha paura e cerca di metterne in campo il più possibile: Torreira, 20 anni, è il titolare in regia e manda in panchina Cigarini, Linetty viene sganciato subito nonostante arrivi dal campionato polacco, Bruno Fernandes è il suo trequartista ideale. Un suo collega, Praet, tra gli investimenti più onerosi della storia doriana e capitano dell’u.21 belga, viene trasformato mezzala con ottimi risultati. Muriel è finalmente esploso e Quagliarella vive una seconda giovinezza. Dietro di loro il crack Shick, gestito meravigliosamente. Devastante a partita in corso, il prossimo anno sarà titolare inamovibile. La Samp è nona, il campionato rispecchia fondamentalmente i valori della rosa, ma gioca benissimo e affronta a viso aperto anche le grandi. Lo dimostra il recente trionfo a San Siro, dove i blucerchiati hanno battuto pure il Milan, senza dimenticare la clamorosa vittoria interna contro la Roma. Soprattutto, ha vinto tutti e due i derby della Lanterna, non gli riusciva dal 1960. Imprese sparse che impreziosiscono l’ottimo lavoro di Giampaolo, premiato con un meritato rinnovo. Un altro anno almeno per consacrarsi definitivamente. Poi magari una big, per salire su quel treno perso nel 2009.

Luis Muriel, 10 gol in questo campionato