Redazione

Domenica 28 agosto inizierà ufficialmente l’avventura di Giampiero Ventura sulla panchina della Nazionale. Sabato 27 arriveranno le prime convocazioni. Da lunedì 29 si comincerà a sudare agli ordine del nuovo Ct. Intanto è stato ufficialmente definito dalla Federazione il programma per i primi due impegni della nuova Nazionale: a Bari il 1° settembre (ore 21.00) amichevole di lusso con i vicecampioni d’Europa della Francia. Al termine dell’incontro con i transalpini, gli Azzurri proseguiranno la preparazione a Bari in vista della sfida del 5 settembre con Israele, gara d’esordio per l’Italia nel gruppo G di qualificazione al campionato del Mondo di Russia 2018.

 

La filosofia di Giampiero Ventura

Non è un vincente, tanto meno un esordiente formato in Federazione. La sua esperienza non richiama quella di nessun altro commissario tecnico, ma nonostante questo avrà il compito di rifondare la squadra e trascinarla fino al Mondiale di Russia 2018. Conosciamo meglio il suo profilo di uomo e allenatore attraverso una serie di curiosità:

1. Nato a Genova il 14 gennaio 1948, diventa allenatore a soli 25 anni a causa di un grave infortunio alla schiena. Il suo cuore batte per i colori blucerchiati della Sampdoria, che ha allenato in due occasioni, a inizio carriera nelle giovanili, grazie al Presidente Paolo Mantovani, e poi nella stagione 1999-2000. Il suo miglior risultato come allenatore è il settimo posto con il Torino nella stagione 2013-2014.

2. Per Ventura un calciatore è un atleta completo che non eccelle in nessuna qualità fisica. L’equilibrio tra qualità fisiche come forza, velocità, resistenza e articolarità, è la sua caratteristica peculiare. Un aspetto che non considera limitante.  “Nei miei anni di lavoro – ha detto – ho notato che le qualità fisiche personali dei giocatori si standardizzano dopo i 22-23 anni poi variano mediamente del 5% durante il campionato per chi gioca con una certa continuità”.

3. Nella sua Tesi presentata al termine del Corso Master 1994/95 per l’abilitazione ad allenatore professionista di prima categoria dal titolo “Possesso Palla nel 4-3-3”, Ventura spiega: “II protrarsi dello scambio di palla tra i miei giocatori è visto come fase “preparatoria” all’azione concludente. Questa preparazione mira a far assumere gradualmente alla squadra avversaria una posizione in campo meno idonea alla difesa, liberando l’uomo “giusto” al posto ed al momento giusto, innescando con un margine di errore minore la combinazione collettiva predisposta”.

4. Ventura cura molto l’aspetto psicologico della sua squadra e  intende l’allenamento come un processo che tende ad aumentare le conoscenze dei calciatori. Per questo nel suo metodo – si legge sul suo sito ufficiale“trovano spazio situazioni che stimolano i calciatori a riflettere, a pensare e quindi far lavorare il cervello prima di agire. Cerca sempre di mettersi nei panni dei calciatori per poterli stimolare e rafforzarne la determinazione, aiutandoli a costruirsi una mentalità (vincente) con una costante applicazione sul lavoro”.

5. In una vecchia intervista alla Gazzetta dello Sport del 2015 dichiarò: “Copiare è sbagliato, bisogna però sempre studiare e poi trovare la propria ispirazione. Faccio due nomi: Sacchi ha tracciato un solco; e innovativo fu anche il meno celebrato Delneri ai tempi del Chievo”. Poi alla domanda sul suo futuro rispose: “Mi piacerebbe sedere sulla panchina di una Nazionale…”. Missione compiuta.

6. Uno dei motti da spogliatoio che lo hanno reso celebre tra gli addetti ai lavori e tra i giocatori è stato: “Se vogliamo, possiamo farcela”, ripetuto di solito nella conferenza pre-partita per caricare l’ambiente.

7. Nello schema in basso la tabella della sua settimana ideale di allenamento per una squadra di club. Come cambierà adesso il suo metodo? I più grandi tecnici del passato proprio su questo hanno avuto diverse difficoltà e tensioni con i club di Serie A, da Sacchi a Conte:

Giampiero Ventura