Redazione

Guardiola, dopo un anno di apprendistato, ha in mano il City. E forse anche la Premier. Il Liverpool di Klopp è spazzato via, travolto dal Manchester City 2.0. Una vera e propria rivoluzione copernicana da parte di un tecnico capace come pochi di adeguarsi ai tempi e ai sistemi di gioco in cui si gioca.

Un nuovo Guardiolismo

Addio tiki taka. Guardiola ha preso le misure al calcio inglese: ha capito che il possesso palla prolungato, in un calcio così fisico e senza interpreti (e piedi) adeguati alla sua idea di gioco non paga. E si è evoluto. Il calcio orizzontale, il giro palla ossessivo preludio a sovrapposizioni, tagli e imbucate centrali, ha lasciato lo spazio alla verticalizzazione. Un cambiamento che ha immediatamente pagato. Il Manchester City è una macchina da guerra.

Dal 4-3-3 al 3-2-5

Il City gioca sempre un calcio molto offensivo, ma diverso. Guardiola, nel Barcellona e nel Bayern Monaco aveva altri terzini. Chiedeva quindi molte più sovrapposizioni. In Inghilterra si gioca più velocemente e si sfruttano molto di più le ali. Ecco perché adesso la linea difensiva è molto più attenta a tenere la posizione. I due terzini diventano i centrali aggiunti, le mezzali avanzano e si crea in 3-2-5. Tutto ciò è reso possibile perché il City ha un centrocampista molto bravo in fase di copertura e due mezzali particolarmente abili negli inserimenti offensivi. Una soluzione che permette si giocare un calcio offensivo senza troppi rischi, garantendo al centravanti libertà totale e infinite soluzioni.

Un tecnico capace di mettersi sempre in discussione

Il maggior pregio di Guardiola è saperi modernizzare, adeguarsi ai tempi. In Spagna dove il ritmo è lento, la manovra articolata, ha giocato un calcio più compassato e organizzato. In Inghilterra dove i passaggi sono lunghi e c’è una maggiore fisicità ha scelto una maggiore libertà di gioco. Ovviamente “vigilata” da un tecnico che ha come segreto dell’impianto di gioco il valore dell’altruismo: tutti si mettono a disposizione della squadra. Se persino Aguero rinuncia a tirare in porta nell’uno contro uno significa che il concetto è stato assimilato. La manita al Liverpool non è casuale. Anzi. Figlia di una nuova concezione tattica. Un Guardiola cosi elastico mette paura. Sopratutto agli avversari. Anche perché se ha, come sembra, trovato gli “anticorpi” alla Premier, rischia di ammazzare il campionato.