Redazione

In inglese Hazard significa ostacolo, rischio, persino pericolo. Guardiola è spagnolo, ma ha certamente imparato un termine nuovo. L’ostacolo che si è frapposto tra il suo City ed un risultato positivo a Stamford Bridge è proprio Eden Hazard, che con una doppietta firma la vittoria del Chelsea e forse ipoteca il suo secondo titolo di Player of the Season. E pensare che neanche un anno fa il ragazzo ex Lille stava affrontando quello che probabilmente è stato il momento peggiore della sua carriera.

Nove mesi senza segnare, una media gol da centrale difensivo con due ferri da stiro al posto dei piedi. Non è esattamente l’Hazard che conoscono i tifosi del Chelsea, non è di certo quello che si aspetta Mourinho. E cominciano così le frizioni, che esplodono nell’ultimo match con il portoghese sulla panchina londinese. Il dodici dicembre al King Power Stadium il Leicester di Ranieri strapazza i Blues. Ad un certo punto della partita Hazard chiede il cambio e Mou lo accontenta, facendo però intendere che il belga si è volontariamente tirato fuori dalla lotta . Sarebbe rottura totale, se non fosse che l’allenatore viene esonerato il giorno successivo. Eppure Eden continua a non carburare. Dovrà aspettare la trentacinquesima giornata per assaporare di nuovo la gioia del gol. Un’eternità.

Ma a Londra sta per passare un tornado dal forte accento leccese, che nel talento di Hazard rivede magari un suo ex compagno francese ai tempi della Juventus. Nel 3-4-2-1 di Conte il numero dieci viene schierato nel suo ruolo naturale, dietro le punte, e la differenza si nota. Tredici reti e cinque assist, più innumerevoli giocate illuminate da un talento abbagliante. Quando è in giornata, Hazard è in grado di fare qualsiasi cosa e il malcapitato marcatore che ha di fronte rischia seriamente di tornare a casa con un gran mal di testa. Ma, sarà l’influsso dell’allenatore italiano, Eden è oggi un calciatore più concreto, che non rinuncia al numero ad effetto, ma lo mette al servizio della squadra.

Il match contro il City non fa eccezione. Il posizionamento tra le linee sul primo gol è perfetto, permette ad Azpilicueta di appoggiare comodamente verso di lui e non dà il tempo alla difesa di chiudere. Certo, la conclusione non è memorabile, ma ci pensa Caballero a intervenire maldestramente e a far carambolare il rasoterra del belga in rete. Dopo il pareggio di Aguero (con la cortese assistenza di Courtois) arriva l’occasione da far tremare le gambe. Fernandinho atterra Pedrito e ad incaricarsi del calcio di rigore è proprio Hazard. Due degli ultimi cinque penalty sbagliati, tra cui quello tragicomico contro il Maccabi nella Champions’ della scorsa stagione. Niente male per uno che era arrivato al Chelsea con l’etichetta di cecchino infallibile dagli undici metri. Eppure eccoloEden, che sfida Caballero. E non importa che la statistica venga aggiornata a tre errori negli ultimi sei rigori, perché sulla ribattuta Hazard c’è e porta di nuovo avanti i suoi.

Il resto del match è una partita di sostanza, terminata con l’applauso di Stamford Bridge al momento della sostituzione. Il sodalizio tra il belga e Conte è uno dei segreti di questo Chelsea, che mantiene immutati i sette punti di vantaggio sul Tottenham. Gli Spurs vanno sotto a Swansea e spaventano i loro tifosi fino a cinque minuti dalla fine, prima di rimontare e dilagare per l’1-3 finale. La squadra di Pochettino continua il suo ottimo campionato, ma rischia seriamente di rimanere a bocca asciutta data l’ottima forma dei Blues. Con otto partite da giocare nulla è ancora deciso, ma sulla strada del Tottenham c’è di certo un bel segnale firmato da Conte. Un segnale di pericolo. CAUTION, HAZARD.