Elisa Ferro Luzzi

Qualcosa è cambiato. L’Hellas Verona, capolista in Serie B insieme al Frosinone, nonostante i 30 punti in classifica non funziona più. Nelle ultime due giornate ha subito ben 9 gol e ne ha segnato uno solo: una sorta di evento in un campionato professionistico, uno shock per chi fino ad ora ha visto Pazzini e compagni dominare la cadetteria e pensava ad un facile ritorno in Serie A.

Verona, dalle stelle alle stalle

La squadra spumeggiante d’inizio stagione non c’è più: dopo la partita perfetta di La Spezia si è creato una sorta di varco dimensionale, un buco nero in cui sono caduti tutti, incapaci improvvisamente di reagire nei momenti di difficoltà. Le disfatte con il Novara e il Cittadella fotografano un fatto nuovo ed inquietante: i giocatori partono con il piede giusto ma al primo colpo perdono la serenità, si smarriscono e cominciano ad incassare vagonate di gol. Come potrebbe succedere su un qualsiasi campetto di periferia: cinque reti in sequenza da palle inattive sono un record che probabilmente nella storia del calcio professionistico non detiene nessuno.

Eppure le prime tredici gare hanno raccontato di una squadra dominatrice, senza dubbio già pronta per tornare in A ancor prima della conclusione dell’anno di Purgatorio: 31 i gol segnati, ben 11 marcatori diversi. Poi, durante la quattordicesima e quindicesima giornata, gli eventi imbarazzanti. Certo, contro Novara e Cittadella Pecchia ha dovuto privarsi di mezza difesa e questo ha tolto certezze alla squadra, ma quello che è mancato è stato soprattutto il carattere dei cosiddetti big. Si salvano solo le prestazioni di Pazzini, autore del gol che aveva illuso tutti all’inizio della debacle col Cittadella e fino a questo momento uomo in più dell’Hellas.

E’ PSICODRAMMA, MA I TIFOSI CONTINUANO A CANTARE
Inizia ora un nuovo campionato di B in cui il Verona non è più imbattibile anzi è divenuto più che perforabile. C’è chi parla di tifoso che si sente smarrito, che dopo un inizio rassicurante ha dovuto subire ciò che non si aspettava e probabilmente non meritava. Quello stesso tifoso dell’Hellas che imperterrito ogni sabato riempie il Bentegodi: sono circa 14 mila gli spettatori presenti sugli spalti dello stadio scaligero partita dopo partita, secondi solo a quelli del Bari. E durante la gara persa contro il Novara, al quarto gol incassato, hanno intonato a gran voce la versione italiana di “You’ll never walk alone” tanto cara al Liverpool. Boato assordante in un momento in cui, in gran parte degli stadi italiani, succede che il tifoso risalga mestamente le scale dando le spalle ai propri beniamini.

“Chiedo scusa ai tifosi. Spiace soprattutto per loro – ha sottolineato Pecchia dopo il ko di Cittadella -. Ma non basta chiedere scusa a parole: ora ci vogliono i fatti. Mi sento responsabile, è giusto che le colpe maggiori me le prenda io. E’ un momento nel quale le sconfitte sono pesanti e i numeri sono pesanti. Sono scoppole dalle quali dobbiamo riprenderci con pazienza e umiltà, curando i particolari. Prendere cinque gol su calci piazzati è grave”.

RIPARTIRE ORA FA PAURA
La cosa che più destabilizza l’ambiente è  che, dopo aver preso quattro gol dal Novara e dopo le promesse fatte in settimana, i vari “siamo pronti a ripartire”, “non succederà più”, Pazzini e compagni ci siano immediatamente ricascati. Quello che è accaduto col Novara andava compreso e risolto, non è stato così. Bari, Perugia, Vicenza, Entella, Carpi e Cesena a questo punto mettono paura.