Adriano Stabile

«Io sono andato via perché mi hanno lasciato libero di andarmene, lui invece ha chiesto di andare via. Sono contento perché Higuain mi sostituirà presto: sarà lui core ‘ngrato, non io», così José Altafini, un paio di giorni fa, ha commentato tra il serio e lo scherzoso il passaggio di Gonzalo Higuain dal Napoli alla Juventus. Altafini, nel 1972, passò ai bianconeri dopo 7 campionati nel capoluogo partenopeo: aveva 34 anni e il presidente Ferlaino pensava che ormai fosse bollito. Il centravanti italobrasiliano invece visse altre quattro stagioni ricche di soddisfazioni e il 6 aprile 1975, in un Juve-Napoli che valeva lo scudetto, entrò in campo al 30’ della ripresa al posto di Oscar Damiani realizzando il gol vittoria bianconero a due minuti dal fischio finale. Addio sogni scudetto per il Napoli e da allora Altafini divenne “core ’ngrato” anche se poi, effettivamente, aveva fatto semplicemente il proprio dovere, regalando il titolo alla Juve.

Juve Napoli

Altafini e Zoff, passati alla Juve nel 1972

Dal Napoli alla Juve: Zoff e Ferrara

Con Altafini, nell’estate del 1972, era passato in bianconero anche Dino Zoff, 30 anni, portiere della nazionale italiana. «Sapete con quanto dispiacere me ne sono andato – disse Super Dino al momento di partire per Torino, il 3 agosto 1972 – saluto la folla napoletana che mi è stata sempre vicina e la città che mi rimarrà sempre cara». Zoff, nella Juventus, divenne un mito del nostro calcio vincendo 6 scudetti, 2 Coppe Italia e una Coppa Uefa oltre al Mondiale del 1982 con la maglia azzurra.

Juve Napoli

La Stampa del 4 agosto 1972

Aveva 27 anni Ciro Ferrara, capitano del Napoli, quando nel maggio 1994 si trasferì alla Juve di Moggi, seguendo il suo allenatore Marcello Lippi. Ferrara, incredibilmente, era arrivato a scadenza di contratto a causa dei guai finanziari del club azzurro. La  Juve, che superò la concorrenza di mercato della Roma e del Parma, fu comunque costretta a pagare oltre 9 miliardi di lire a causa della “tabella dei parametri” allora in vigore per i calciatori svincolati. I tifosi partenopei non ebbero neanche la forza di reagire all’addio inevitabile del proprio capitano. Soltanto in occasione di un’amichevole tra Napoli e Werder Brema venne esposto per pochi istanti uno striscione polemico: “macché napoletano, solo mercenario”.

Il paradosso Quagliarella, contestato da tutti

Chi ha dovuto sopportare un pesante fardello è stato Fabio Quagliarella, napoletano di Castellammare di Stabia, che, dopo una brillante stagione nel Napoli, passò alla Juventus a fine mercato, il 27 agosto 2010. A Torino i suoi nuovi tifosi lo accolsero con diffidenza non ritenendolo il top player che aspettavano, a Napoli invece gli diedero del traditore. «Era il nostro idolo, ho chiamato addirittura mio figlio Fabio come lui, ma ora ci ha traditi», raccontò all’epoca all’Ansa Eugenio, tifoso napoletano accanito. «Non è colpa sua, è stato De Laurentiis a mandarlo via», la replica di Giuseppe, altro tifoso partenopeo. Quagliarella, nel gennaio scorso, ha dato una nuova chiave di lettura a quella cessione, nel corso di una deposizione in tribunale in un processo contro uno stalker dei vip: «Sono convinto – ha detto l’attaccante – che la mia cessione alla Juventus sia dovuta a quelle accuse assurde di essere camorrista e pedofilo contenute in una serie di lettere anonime giunte in qualche modo anche al presidente Aurelio De Laurentiis». Allora non mancarono critiche feroci anche per il patron napoletano. Ma si sa: gli esseri umani hanno memoria breve, i tifosi ancor di più.