Luigi Pellicone

Cosa succede a Higuain? La crisi di GonzalOne è passeggera? Di certo rischia di innescare una reazione a catena. Una serata decisamente negativa per il bomber argentino, ormai a secco da tre sfide tra Champions League. Quale è il vero problema del Pipita? Proviamo ad analizzarlo in 5 punti.

1) La chiamano estate

I problemi di ogni inizio stagione: a settembre Higuain fatica spesso. Problemi noti: fatica a ritrovare la condizione. Riesce a segnare, come accaduto sino a pochi mesi fa, ma i movimenti non sono ancora fluidi. La sensazione è che il Pipita soffra anche a livello mentale.

2) Soffre la competizione

Lo scorso anno Higuain era il padrone assoluto e incondizionato dell’attacco bianconero. Quest’anno più di qualcosa è cambiato. La stella è Dybala. Un altro argentino. Lui sì, convocato in nazionale albiceleste. La “Joya” lo scorso anno era meno consapevole dei propri mezzi. Cresciuto enormemente in consapevolezza e personalità. Dybala ha perso anche quella sorta di “riverenza” nei confronti di Gonzalo. E va a caccia e tenta da solo la soluzione personale.

3) Ha perso gli assist di Pjanic

Il nuovo modo di giocare della Juventus limita Higuain: il puntero argentino è senza dubbio uno straordinario finalizzatore di gioco, ma partecipa poco alla manovra. Il centrocampista bosniaco, con il nuovo modulo, è stato arretrato di quei venti metri che gli impediscono di sfornare assist a profusione come lo scorso anno. Meno palloni giocabili, meno gol per un attaccante che non è abituato a costruirsi palle gol da solo.

4) Effetto Cardiff

Inutile girarci intorno. Cardiff ha lasciato un segno profondo all’interno della Juventus e dei suoi uomini più rappresentativi. Higuain ha giocato e perso l’ennesima finale, senza incidere. Un peso che inizia ad accompagnarlo e che diventa sempre più difficile da sostenere. Nel momento di difficoltà, che può capitare, anche la testa è fondamentale. E quella di Higuain sembra particolarmente pesante

5)Effetto Sampaoli

Un ulteriore “aggravante” dipende dalla mancata convocazione in nazionale. É la conferma di una fragilità caratteriale di base? Evidentemente il centravanti argentino ha bisogno di sentire intorno a sé la massima fiducia per rendere al meglio. In questo contesto, l’idea di non giocare con l’albiceleste lo sta condizionando pesantemente. L’idea di perdere un mondiale che l’Argentina (se ci arriva) potrebbe anche vincere, probabilmente, lo terrorizza. Convivere con l’idea di non alzare un trofeo con la Nazionae, specialmente dopo l’errore nella finale del 2014 e il bis concesso in Copa America, non deve essere piacevole.