Matteo Muoio

Probabilmente non è mai stato al livello di Messi o Ronaldo, ma mai nella storia del calcio si era visto un 35enne esprimersi su certi livelli. Per Zlatan Ibrahimovic il tempo sembra non passare mai. Ai pensionamenti dorati lui non ci pensa, continua a collezionare trofei: con la vittoria della Coppa di Lega Inglese è arrivato a 32. Trentadue sul campo in realtà – per usare una formula nota nei nostri confini – visto che lo svedese conta pure i due scudetti con la Juve. Nessuno, fra i giocatori in attività, ha vinto tanto; Messi, ad esempio, è fermo a 31. Meglio di lui hanno fatto solo Ryan Giggs, che nei 24 anni allo United ne ha collezionati 36, e l’ex portiere del Porto Vitor Baia, fermo a 34. Certo gli manca ancora la Champions, ma con lo svedese mai dire mai. La cosa più interessante, però, sta nel rilevare come l’attaccante di Malmö sia stato decisivo in quasi tutti i trofei conquistati.

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Stella ad Amsterdam, solo “utile” alla Juve

Una volta lasciata la madre Svezia, Ibra ha iniziato a vincere subito. In Olanda, il primo scudetto con l’Ajax è arrivato al primo anno, nel 2001-2002. In quella stagione, a dire il vero, il ventenne Ibra non fu tra i maggiori artefici, fece di più il collega Mido, poi caduto in disgrazia. Nel 2002, però, arrivò pure la Coppa d’Olanda, conquistata grazie ad un suo gol decisivo contro l’Utrecht. Il secondo titolo nazionale coi lancieri è datato 2003-2004: il 22enne Ibrahimovic è già leader e a fine stagione risulta il miglior marcatore della squadra. L’estate seguente Moggi lo porta alla Juve per 16 milioni. Davanti la concorrenza porta i nomi di Del Piero e Trezeguet: lo svedese ci mette poco ad imporsi e a farne le spese è Pinturicchio, spesso relegato in panchina da Capello. Alla Juve vincerà i due titoli poi revocati da Calciopoli: ottimo il primo anno, con 16 gol in 35 presenze – record personale fino a quel momento – non entusiasmante il secondo, che chiude con soli 7 sigilli in 35 apparizioni.

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Un giovanissimo Ibra con la maglia dell’Ajax, stagione 2002-2003

IL PARADISO A MILANO, IN PURGATORIO A BARCELLONA
Nell’estate 2006, con la barca bianconera che affonda in B, Ibrahimovic si trasferisce all’Inter per 25 milioni. E’ proprio a Milano, sponda nerazzurra, che si percepisce il passaggio dello svedese da gran giocatore a fuoriclasse. Appena arrivato vince la Supercoppa Italiana e in campionato si impone come miglior marcatore della banda di Mancini, che vince lo scudetto con 5 giornate d’anticipo. La stagione seguente migliora il proprio score personale arrivando a 17 reti in campionato e trovando i primi, attesissimi, gol in Champions. I due gol al Parma all’ultima giornata sono decisivi per la conquista del secondo scudetto consecutivo in nerazzurro. L’anno dopo, con Mourinho, è quello della definitiva consacrazione: 29 gol tra campionato e coppe e un altro titolo nazionale. Vuole vincere la Champions e per farlo va al Barcellona: ironia della sorte sarà proprio l’Inter a far fuori i catalani in semifinale e ad alzare il trofeo. Quella in blaugrana si rivela un’esperienza negativa per i cattivi rapporti con Guardiola e la difficile convivenza con Messi. Dal punto di vista personale, comunque, i numeri non sono così negativi, visto che lo svedese chiude con 21 gol tra Liga e coppe. I dodici mesi in Spagna gli permettono di mettere in bacheca una Liga e due Supercoppe iberiche. Raiola lavora per riportarlo in Italia e Ibra torna a Milano, sull’altra sponda del Naviglio. Nel Milan di Allegri torna ad essere protagonista assoluto e, al primo anno, vince il sesto scudetto personale, cui contribuisce con 14 reti. In estate, grazie ad una sua rete, arriva pure la Supercoppa Italiana. L’anno dopo i rossoneri vengono beffati dalla Juve di Conte, ma Ibra gioca una stagione super, chiusa con 35 gol totali.

Ibrahimovic-Robinho, coppia d’attacco dell’ultimo scudetto rossonero

PRINCIPE A PARIGI, CONQUISTATORE IN INGHILTERRA
Nel 2012 al Milan parte l’opera di ridimensionamento e Ibra viene venduto al Psg insieme al compagno Thiago Silva. In Francia lo svedese dimostra come si possa migliorare anche dopo i 30 anni. A livello statistico, infatti, quella al Psg è la parentesi più fortunata per Ibra: miglior marcatore dei parigini per tutti e 4 gli anni di militanza, capocannoniere della Ligue 1 in 3 stagioni, strepitosa l’ultima con 38 centri in 31 apparizioni. In bacheca si è messo 4 campionati francesi, 3 Supercoppe di Francia, 3 Coppe di Lega e 2 Coppe di Francia. La scorsa estate, a 35 anni, ha lasciato Parigi da miglior marcatore nella storia del club – 158 gol in 180 presenze – per andare a giocare e vincere in Inghilterra. In terra d’Albione lo svedese ci è arrivato come i suoi avi vichinghi nell’VIII secolo, da conquistatore. E se il Community Shield dello scorso agosto non è totalmente riconosciuto dalla federazione inglese come trofeo ufficiale, sulla Coppa di Lega conquistata domenica scorsa dubbi non ce ne sono. Manco a dirlo, l’ha vinta lui, con la sua doppietta.

Con il Psg Ibrahimovic ha tenuto la media di un gol ogni 102′