Redazione

di Luca Covino

Tre giorni fa il tabloid britannico Sun ha pubblicato un articolo sui profitti ottenuti dal Manchester United con la vendita delle sole maglie del neo-acquisto Zlatan Ibrahimovic: 90 milioni di sterline in una settimana, cifra utile a coprire i costi del trasferimento di Paul Pogba. Subito, i maggiori quotidiani italiani hanno ripreso la notizie e pubblicato articoli sulla vicenda. In generale, i commenti erano di idolatria verso il sistema-Premier League e la sua tentacolare capacità di infiltrare il proprio merchandising nei mercati strategici come quello asiatico.

Cosa prevede davvero il contratto con Adidas – Eppure si trattava di una bufala: il Manchester United ha incassato solo una quota tra il 15 e il 20 percento di quella somma, che è entrata invece nelle tasche di Adidas. L’azienda tedesca è sponsor tecnico dei Red Devils dalla scorsa stagione con un contratto di dieci anni basato sui risultati ottenuti dalla squadra. Secondo gli accordi, entrati in vigore dal 1 agosto 2015, il “marchio delle tre strisce” verserà ai diavoli rossi ben 75 milioni di sterline ogni anno in cambio della commercializzazione dei prodotti tecnici e dell’abbigliamento col marchio Manchester United. Eccoli i soldi freschi: i Red Devils hanno ottenuto un milione in più rispetto alla cifra-standard prevista dal contratto con Adidas. Nello specifico, l’accordo è basato sui risultati ottenuti dalla squadra: in caso di vittoria in campionato, Champions League o FA Cup, Adidas sborserà premi fino a 4 milioni di sterline; in caso di mancata qualificazione in Champions per due stagioni consecutive l’accordo prevede una decurtazione del 30% e “solo” 52 milioni di sterline di incasso; mentre in caso di retrocessione Adidas ha la possibilità di rescindere il contratto con lo United senza andare incontro a penali. I dati sono disponibili presso la Securities and Exchange Commision, l’organo predisposto alla vigilanza delle società quotate negli Stati Uniti, qual è il Manchester United, quotato alla borsa di New York.

La seconda maglia dello United di Martial, Ibrahimovic e Rooney negli spogliatoi dello Ullevi Stadium di Gothenborg, in Svezia, prima dell'amichevole tra United e Galatasaray del 30 giugno scorso. Ph. Official Manchester United Facebook Page

La seconda maglia dei Red Devils coi numeri di Martial, Ibrahimovic e Rooney negli spogliatoi dello Ullevi Stadium di Gothenborg, in Svezia, prima dell’amichevole tra Manchester United e Galatasaray del 30 giugno scorso. Ph. Official Manchester United Facebook Page

Ibra-maglia, un binomio pericoloso – Una cosa è certa: Ibrahimovic fa parlare sempre di se con le sue uscite fuori dal coro e il binomio con le maglie dello United alimenta il fenomeno. Da quando è approdato a Manchester, l’ex Psg ha destato subito le attenzioni dei media britannici per il suo comprovato personaggio. In tema maglie lo svedese si è reso protagonista di lotte intestine al club dopo che ha strappato il numero 9 dalle spalle del compagno di squadra Anthony Martial. Il francese aveva lanciato in quel periodo la propria linea di abbigliamento, la AM 9, e la scelta del club di assegnare il suo ormai ex-numero a Ibrahimovic ha fatto saltare i piani imprenditoriali del giocatore causando non pochi mal di pancia. Sul suo profilo Twitter Martial ha smesso di seguire il Manchester United, pubblicando in copertina una sua immagine con la maglia del peccato ben in evidenza. Ma la questione legata a Ibrahimovic e alle maglie dello United supera i confini e arriva a toccare anche il simbolismo dietro al numero 7, per eccellenza la maglia delle leggende dei Red Devils. George Best, David Beckham, Cristiano Ronaldo, Bryan Robson ed Eric Cantona sono tra coloro che hanno indossato questa maglia e hanno contribuito a renderla emblema del giocatore più rappresentativo dello United. Proprio “King Eric”votato dai tifosi come “miglior giocatore dello United” nel 2001 in un sondaggio della rivista Inside United, è stato al centro di un battibecco – o siparietto? – con lo svedese . In una recente conferenza stampa,  Cantona aveva concesso a Ibrahimovic la storica maglia col 7, pur sottolineando che il neo-acquisto dello United fosse “un principe” e che fosse solo lui il re di Manchester. Anche in quel caso la risposta di Ibrahimovic non tardò ad arrivare: «L’ho sempre ammirato, ma deve sapere che io non voglio essere il re, ma il Dio di Manchester» disse, indossando di lì a poco la numero 9.