Luigi Pellicone

Contro l’Atalanta grande ritmo, ma poche occasioni. Il totale regala un’Inter piuttosto soffocata, nonché incapace di trovare il guizzo che permetta di risolvere il match. Serve, come sempre, un episodio. E quindi arriva, puntuale come le tasse, Icardi. Essenziale. Come l’Inter: una squadra ormai abituata ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Icardi, una partita da…testa dura

Icardi gioca una partita da centravanti vero. Di razza. Legittima il suo ruolo, anche se nei primi quarantacinque minuti non gioca esattamente una partita da raccontare ai nipotini. E si ritrova in una situazione perlomeno curiosa: la prima nitida palla gol nasce da ciò che storicamente gli riesce peggio: punta Palomino, scegliendo di muoversi lontano dai sedici metri e detta il passaggio in profondità, muovendosi intorno al difensore. Poi, però, sbaglia in ciò che gli riesce meglio: l’uno contro uno con Berisha, che successivamente gli nega il gol bloccando a terra la prima frustata di testa della serata. Lui però è testa dura: trasforma in oro i cross di Candreva prima e di D’Ambrosio poi. Due gol da ariete, che prima forza e poi sgretola il muro dell’Atalanta.

Tantissimi gol, ma distribuiti male

Si può discutere Icardi dopo una doppietta? Volendo, sì. Con l’Atalanta si conferma un cecchino straordinario, due gol cercati e voluti. Non certo casuali: Icardi mette quasi sempre la testa dove serve. Basta gettare due o tre palloni in area e qualcosa di buono succede. Non sempre, però. E questa è l’altra faccia della “testa dura”. Ovvero continuare a non “spalmare” in modo adeguato le reti in campionato. Pur essendo salito a quota tredici in classifica cannoniere, ha segnato solo in poco più della metà delle partite sin qui disputate. É vero che la media è di un gol a partita, ma è altrettanto innegabile che il puntero debba migliorare. Doppiette con Torino, Samp, Fiorentina e Atalanta, oltre a una tripletta con il Milan. È però rimasto secco in diverse (troppe) occasioni, in cui l’Inter si è comunque retta in piedi in altra maniera. Ma la sensazione è che se questa “testa dura” iniziasse a fare il suo con maggiore regolarità, Spalletti sarebbe molto più contento. E con lui, tutto il mondo nerazzurro.