Redazione

I come Icardi. I come Inter. Una delle trasferte più insidiose superate a pieni voti. Le grandi squadre si vedono nei momenti difficili. L’Inter regge botta contro la Roma e si merita la fortuna. I giallorossi dominano 70 minuti e colpiscono tre pali. Hanno tante occasioni e non le concretizzano. Recriminano anche un rigore. Poi però, succede che c’è chi trasforma i palloni in oro. Il re mida è argentino e si chiama Icardi. Mezzo pallone, due gol. Un campione. Assoluto.

Icardi se il buongiorno si vede dal mattino

Due partite, quattro gol. Buongiorno Maurito. Il ragazzo è indiscutibilmente incisivo nel gioco di Spalletti. Non era difficile prevederlo. Il gioco del tecnico toscano ha da sempre premiato il cannoniere. Di Michele, sotto la sua guida, è andato in doppia cifra. Dzeko è diventato capocannoniere. Con tutto il rispetto, Icardi può puntare serenamente ai 30 gol: quanto basta per portare l’Inter dove è nei progetti di Spalletti. Più in alto possibile per vedere l’effetto che fa.

Spalletti indovina i cambi

Roma è la vittoria di Luciano Spalletti, anche se il merito è di Maurito Icardi: il tecnico ridisegna un’Inter apparsa in balia degli avversari, la tranquillizza e la rende consapevole. Nerazzurri consapevoli della loro forza. La squadra non si è mai disunita e, senza neanche strafare segna tre gol. Forse troppo lentamente. E allora ecco il colpo del grande allenatore: fuori Gagliardini, dentro Joao Mario. Inter rivoltata come un calzino. Esce fuori  anche atleticamente alla distanza.  Sarebbe stato troppo? Il risultato punisce i giallorossi oltre i propri demeriti ma non è bugiardo. Ingenerosi, invece, i fischi di una città intera verso un allenatore che ha lasciato una squadra seconda davanti al Napoli. Dall’Olimpico  un uomo esce da vincitore, dopo aver dimostrato proprio tutto, e, sebbene a molti romanisti dispiaccia, non è Totti.